Italia

Taglio dei parlamentari, da riforma a tema di campagna elettorale?

taglio dei parlamentari

È stato calendarizzato per il 9 settembre l’inizio dell’ultimo — e quarto — atto della riforma costituzionale. Ma il provvedimento sul taglio dei parlamentari, a questo punto, rischia di diventare addirittura un punto della probabile prossima campagna elettorale

Al rientro dalle vacanze ci sarebbe un appuntamento importante per i nostri deputati: la riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari. È stata calendarizzata per il 9 settembre nell’Aula della Camera la discussione generale del provvedimento per arrivare poi il giorno dopo alla votazione, la quarta, come previsto per le norme che modificano la Carta.

Ma la riforma — divenuta bandiera del Movimento Cinque Stelle sin dalla campagna elettorale delle ultime consultazioni politiche — rischia di diventare invece un punto della probabile prossima campagna.

Aperta la crisi di governo ufficialmente ieri — dopo le ore convulse seguite al voto sulla mozione Pd sulla Tav che di fatto ha spaccato in due l’esecutivo — il leader della Lega, Matteo Salvini, punta dritto alle elezioni ad ottobre. E mentre il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con un j’accuse indiretto ma molto chiaro lo invita ad andare in Parlamento per spiegare i motivi della rottura, l’ex – a questo punto – alleato di governo Luigi Di Maio chiede di tornare alle urne solo dopo aver votato la riforma.

“Mettiamo una parola fine a questo governo con un grande marchio di qualità che può essere la dimostrazione di senatori e deputati che votano per tagliare se stessi e facciamo risparmiare 500 milioni agli italiani e poi ognuno per sé” ha detto il numero uno del Movimento Cinque Stelle cui ha risposto senza mezzi termini Salvini: “Se passa questa legge non si va più a votare, tanta gente che ha paura di non essere rieletta userà nei prossimi giorni qualsiasi mezzo per mantenersi la poltrona ancora a ungo. Tempo scaduto”.

E forse non è un caso che Di Maio, subito dopo la calendarizzazione dell’arrivo del provvedimento nell’Aula di Montecitorio, aveva scritto su Facebook: “Risparmieremo mezzo miliardo di euro, investiremo quei soldi in infrastrutture, scuole, strade, ospedali. Chi tifa per la caduta del governo è perché ha paura di non essere rieletto. Ha pura di trovarsi un lavoro come tutte le persone normali. Noi questa paura non ce l’abbiamo. A noi della poltrona non ce ne frega nulla. Il Movimento 5 Stelle lavora per fare cose giuste, non per il consenso”. Quasi una profezia di quello che poi è accaduto perché queste parole da subito son sembrate indirizzate non solo all’opposizione – Partito democratico e Forza Italia in primis – ma anche alla Lega che sulla questione non ha mai avuto una posizione netta come i grillini e che – qualora la riforma fosse passata – avrebbe visto allontanarsi la possibilità di un ritorno alle urne a breve. In sostanza, la paura di non essere rieletti – tanto più che si eliminerebbero 345 poltrone – avrebbe spinto molti deputati e senatori a non appoggiare il voto anticipato. Ragionamento paventato e corretto tanto da essere poi esplicitato dal leader del Carroccio. Ma vediamo come funziona la riforma costituzionale e quale Parlamento uscirebbe da una sua – a questo punto fortemente ipotetica – approvazione.

COSA PREVEDE IL DDL SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI

In totale, come si diceva, con il via libera alla riforma sarebbero 345 i parlamentari in meno e si arriverebbe a un totale di 600: a Montecitorio si passerebbe da 630 a 400 eletti e a Palazzo Madama da 315 a 200. Dunque, si ridurrebbe la rappresentanza lasciando intatto il meccanismo del bicameralismo paritario, con la fiducia e le leggi votate in entrambe le Camere.

In sostanza il disegno di legge dispone una riduzione pari al 36,5% degli attuali componenti elettivi. Per Montecitorio – secondo quanto indica il centro studi di Camera e Senato – il rapporto aumenterebbe da 96.006 abitanti per ciascun deputato eletto a 151.210 e per Palazzo Madama da 188.424 per ciascun senatore eletto a 302.420. Con le nuove norme ogni Regione o Provincia autonoma fornirà tre senatori (Molise e Valle d’Aosta già ne indicano di meno, rispettivamente due e uno).

Cambio anche per gli eletti nella circoscrizione estero che dovrebbero scendere da 12 a 8 alla Camera e da 6 a 4 al Senato.

Il ddl fa poi chiarezza sulla questione del numero dei senatori a vita, tema dibattuto dai costituzionalisti (articolo 59 della Carta): devono essere al massimo cinque contemporaneamente in carica oppure cinque è il numero massimo di senatori a vita che può nominare ciascun presidente della Repubblica? Ecco, la riforma stabilisce che la Costituzione vada interpretata nel primo modo.

Per quanto riguarda infine l’entrata in vigore, il provvedimento prevede che il taglio venga applicato dal primo scioglimento “naturale” o dalla prima cessazione delle Camere successiva all’entrata in vigore della legge costituzionale. Al momento, inoltre, il Parlamento stava esaminando un disegno di legge a parte per modificare l’assetto dei collegi elettorali con un meccanismo che cambierà a seconda del numero degli eletti.

L’ITER DELLA RIFORMA

Il processo per arrivare all’approvazione del ddl sul taglio dei parlamentari è stato piuttosto lungo perché sono previste due letture del provvedimento per ciascuna delle due Camere. Peraltro, per quello di settembre, così come avvenuto per il secondo voto a Palazzo Madama, servirebbe un “sì” o un “no” secco, senza emendamenti e senza voto segreto. In seguito, bisognerebbe aspettare i tre mesi che sono previsti in caso di approvazione con meno dei due terzi perché si possa richiedere il referendum consultivo da parte di un quinto dei membri di una Camera o di 500mila elettori o di cinque consigli regionali.

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