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Le tre priorità della presidenza italiana G20

G20

Dal 1° dicembre 2020 al 30 novembre 2021 l’Italia guiderà il G20. Ecco le tre priorità per il nostro Paese, spiegate dall’ambasciatore Pietro Benassi. L’articolo di Giuseppe Mancini

Persone, Pianeta, Prosperità; People, Planet, Prosperity. Queste “tre P” sono le priorità della presidenza italiana del G20: che è formalmente iniziata il 1° dicembre, dopo quella saudita, e si protrarrà fino al 30 novembre del 2021.

L’approccio di fondo del governo è stato sintetizzato dall’ambasciatore Pietro Benassi, sherpa del G20, intervenuto a un webinar introduttivo promosso dallo Iai: l’Italia “guarderà al di là della crisi, promuovendo una serie di iniziative in vari ambiti, incluse le conseguenze sociali della digitalizzazione, i cambiamenti climatici, le fonti energetiche sostenibili e il commercio internazionale, in vista di una ripresa sostenibile, giusta e resiliente”.

Sul sito web della presidenza, ancora in versione provvisoria, viene offerta una descrizione sommaria di questi tre “pilastri”: non documenti di lavoro già articolati, ma dichiarazioni d’intenti. E così, la prima priorità è quella di “rimettere la persona al centro delle azioni politiche, multilaterali e nazionali. Ciò significa affrontare con determinazione la povertà, la cui eradicazione costituisce il primo tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite”. E ancora: “tutelare i più vulnerabili, tra cui giovani e lavoratori precari, favorire l’empowerment femminile, assicurare l’accesso universale all’istruzione, ridistribuire le opportunità all’interno dei singoli paesi e diminuire le disparità tra aree geografiche”.

Riguardo la seconda priorità, “il Pianeta”, l’obiettivo è “avviare una transizione concreta verso economie verdi, sfruttando le energie rinnovabili e muovendoci verso città moderne e intelligenti”; una transizione che sarà resa possibile da “nuovi strumenti a sostegno dell’urbanizzazione sostenibile, dell’efficienza energetica, della mobilità urbana del futuro”.

La chiave per la Prosperità – che si vuole diffusa – è invece individuata nella rivoluzione digitale: “per sfruttarne davvero il potenziale, dobbiamo farla divenire un’opportunità per tutti. Questo significa anzitutto ridurre il divario digitale, sia sotto il profilo infrastrutturale, garantendo l’accesso a internet per tutti, sia a livello di competenze, favorendo un’adeguata e diffusa alfabetizzazione e formazione digitale”.

Al di là dei proclami, lo stesso Benassi ha fornito qualche elemento concreto in più: spiegando che, ad esempio, l’orientamento del governo italiano è quello di sostenere l’iniziativa internazionale contro “ogni tipo di restrizione alle esportazioni di forniture mediche e prodotti sanitari”; oppure quella di un “passaporto internazionale per facilitare l’accesso delle micro, piccole e medie Imprese alla finanza per il commercio internazionale”.

La riflessione di fondo è che i problemi individuati, dall’impatto del Covid alle disuguaglianze socio-economiche strutturali, richiedono soluzioni globali, multilaterali. Dopo il quadriennio Trump, l’elezione alla Casa Bianca di Joe Bidenpiù sensibile a questo approccio di politica internazionale del predecessore – rappresenta una occasione per rilanciare il lavoro comune. Sarà lui l’ospite più atteso del vertice dei capi di Stato e di governo, previsto a Roma il 30 e 31 ottobre 2021.

La presidenza italiana ha però anche altro, in calendario. Innanzitutto, gli incontri settoriali a livello ministeriale, distribuiti nella penisola: il 3-4 maggio a Roma, su cultura e turismo; il 22-23 giugno a Catania, su lavoro e istruzione; il 28-30 giugno tra Matera e Brindisi, su esteri e sviluppo; il 9-10 luglio a Venezia, su economia e finanze; il 22-23 luglio a Napoli, su ambiente ed energia; il 5-6 agosto a Trieste, su innovazione e ricerca; il 5-6 settembre di nuovo a Roma, sulla salute; il 19-20 settembre a Firenze, sull’agricoltura; per finire il 5 ottobre a Sorrento, sul commercio internazionale.

A questi eventi – con un corollario di discussioni preparatorie, previste online – si affianca poi il lavoro di tutta una serie di gruppi tematici che coinvolgono direttamente la società civile: dalle donne ai giovani, dai think tank ai sindacati, dall’urbanismo delle grandi città alle accademie delle scienze. Ognuno di questi “engagement groups” organizzerà un proprio meeting e produrrà documenti di lavoro con raccomandazioni da sottoporre ai vertici politici per l’eventuale adozione.

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