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Dolomiti Energia

Trento, perché il Pd si divide sulla quotazione di Dolomiti Energia

Il progetto di sbarco in Borsa della utility trentina spacca il Partito Democratico: i sindaci di Trento e Rovereto sostengono il piano industriale, ma la segreteria provinciale frena

I sindaci di Trento e Rovereto Franco Ianeselli e Giulia Robol aprono alla quotazione in Borsa di Dolomiti Energia, tra le aziende italiane più virtuose e produttive nel settore dell’idroelettrico, nonché prima tra le società pubbliche trentine. Ma il segretario provinciale Alessio Manica non è per niente d’accordo, come ricostruisce l’edizione odierna de Il Foglio. Ecco costa sta succedendo

COS’È DOLOMITI ENERGIA E PERCHÉ VUOLE QUOTARSI

Dolomiti Energia rappresenta oggi il quarto produttore nazionale idroelettrico e opera quasi interamente attraverso fonti rinnovabili, gestendo i servizi di fornitura di energia elettrica e acqua.

Per finanziare lo sviluppo, l’amministratore delegato della società Stefano Granella ha presentato un ambizioso piano che prevede investimenti per 2,1 miliardi di euro. L’obiettivo è modernizzare le reti, potenziare i sistemi digitali e rafforzare gli impianti di energia pulita.

Per sostenere questi impegni senza gravare eccessivamente sull’indebitamento, Granella ha proposto la quotazione in Borsa attraverso la vendita di circa il 22% delle azioni. Lo schema prevede che i soci pubblici, ovvero la Provincia di Trento e i Comuni di Trento e Rovereto, mantengano comunque la maggioranza assoluta delle quote, al fianco degli altri investitori privati (nell compagine societaria, infatti, figurano già Caritro, Isa e La Finanziaria Trentina). Per mitigare le critiche, il piano include forme di azionariato popolare e per i dipendenti, con incentivi legati a sconti in bolletta e premi di produttività.

CHI VUOLE LA QUOTAZIONE IN BORSA

I principali sostenitori dell’operazione sono i vertici delle due amministrazioni comunali più importanti del territorio, ossia il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, amministratore indipendente d’area recentemente iscrittosi al Pd dopo una carriera nel sindacato, e la sindaca di Rovereto, Giulia Robol, esponente di lungo corso del partito.

Secondo i due primi cittadini, la quotazione consentirebbe a Dolomiti Energia di trasformarsi in un campione nazionale, capace di competere sul mercato e di reperire le risorse necessarie alla crescita senza pesare sui bilanci degli enti locali.

L’AUT AUT DEL SEGRETARIO PROVINCIALE MANICA

La posizione dei sindaci trova però la resistenza del segretario provinciale del Pd, Alessio Manica, il quale avrebbe richiamato i due sindaci all’ordine, ricordando che i dem hanno la maggioranza in entrambi i comuni e  sostenendo che decisioni di tale portata strategica spettino alla linea politica del partito e non alle singole amministrazioni.

Il segretario provinciale teme che la quotazione comporti una perdita di sovranità territoriale e che la necessità di garantire dividendi agli investitori privati possa tradursi in un aumento delle bollette per l’utenza. Una posizione che cerca di riflettere i timori dei comitati civici e della formazione Onda, con ricadute sulle future scelte elettorali, dal momento che, in caso di braccio di ferro a oltranza, Ianeselli potrebbe vedere sfumare la propria candidatura alla presidenza della Provincia nel 2028.

In teoria, anche il centrodestra sarebbe contrario all’ingresso in Borsa, sebbene il presidente leghista della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti abbia assunto una posizione attendista, dichiarando che nessuna decisione verrà presa nel 2026 senza una totale condivisione in Consiglio provinciale. C’è da capire, inoltre, se le concessioni idroelettriche rimarranno in mano a Dolomiti Energia oltre la scadenza del 2029.

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