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Boeri

Triennale Milano, proroga in vista per Boeri. Il totonomi e i motivi dello stallo

La trattativa per nominare il nuovo CdA e il presidente dopo Boeri resta in stallo, con le istituzioni ancora lontane da un accordo sui nomi. La scadenza per la designazione delle candidature da parte del Comune, fissata a domani, verrà rinviata al 13 aprile

L’era di Stefano Boeri alla guida della Triennale di Milano non si concluderà, come previsto, nella giornata di domani. Nonostante la scadenza ufficiale del mandato fissata per il 28 marzo, il celebre architetto e urbanista è destinato a rimanere in carica almeno fino al 13 aprile per garantire la continuità operativa dell’istituzione di viale Alemagna.

Lo stallo nelle trattative tra i soci fondatori — Ministero della Cultura, Comune di Milano, Regione Lombardia e Camera di Commercio — impedisce infatti la formazione del nuovo consiglio di amministrazione, bloccando di fatto la designazione del successore.

L’INCROCIO DEI VETI E IL RINVIO TECNICO

Sebbene lo statuto della Fondazione assegni al Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, il compito di indicare il presidente, il sindaco di Milano, Beppe Sala, detiene un sostanziale potere di veto che sta esercitando per orientare la scelta verso un profilo più tecnico.

Come ricostruisce oggi il Corriere, la situazione è ulteriormente complicata dalle procedure burocratiche di Palazzo Marino, che è stato costretto a far slittare per la seconda volta i termini del bando per la raccolta delle candidature, ora prorogato fino al 13 aprile. In questo scenario, il governo si trova a dover gestire dossier urgenti che hanno rallentato la definizione dei tre membri di competenza ministeriale, rendendo la permanenza di Stefano Boeri l’unica soluzione percorribile per evitare il vuoto di potere in una delle istituzioni culturali più prestigiose d’Italia.

IL TOTONOMI TRA ARCHITETTURA E CULTURA

Il ministro Alessandro Giuli ha inizialmente puntato con decisione su Andrée Ruth Shammah, storica direttrice del Teatro Parenti e figura di spicco della scena culturale milanese, trovando tuttavia la fredda opposizione del sindaco Beppe Sala e del governatore lombardo Attilio Fontana.

Il primo cittadino preferirebbe infatti una figura maggiormente legata ai temi dell’urbanistica e del design, come l’accademico del MIT di Boston e curatore della Biennale Architettura Carlo Ratti, proposta però che non è passata, come quelle dell’architetto Michele De Lucchi, del critico dell’architettura e professore Fulvio Irace, del designer Fabio Novembre e del presidente presidente di Museimpresa e della Fondazione Assolombarda Antonio Calabrò.

Secondo il Corriere, sarebbero ancora in corsa gli architetti Piero Lissoni e Mario Cucinella, insieme allo storico dell’arte e accademico della Iulm Vincenzo Trione, il saggista Enrico Morteo e l’ex direttore artistico della stessa Triennale Davide Rampello.

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