Italia

Trivelle, dopo il caos l’accordo nella maggioranza nel Dl Semplificazioni

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Arriva l’accordo tra Lega e 5 Stelle sul nodo trivelle. Intanto il 9 febbraio si terrà una manifestazione a Roma dei lavoratori del comparto oil&gas contro l’emendamento del Dl Semplificazioni. Le conseguenze economico sociali del provvedimento a 5 Stelle ricadrebbero sui lavoratori di tutti comparti della filiera

Dopo la bagarre di ieri, M5S e Lega hanno raggiunto nella notte l’accordo sul nodo trivelle all’interno del Dl Semplificazioni. Nel frattempo, i caschi gialli si preparano alla contestazione di piazza contro l’emendamento 5 Stelle.

I LAVORATORI DEL COMPARTO OIL&GAS SI MOBILITANO

I sindacati confederali di Cgil, Cisl e Uil hanno fissato il prossimo 9 febbraio una manifestazione a Roma per contestare le politiche adottate dal Governo gialloverde sul settore upstream. In particolare, si contesterà l’emendamento “blocca-trivelle” contenuto nel Dl Semplificazioni.

LA MEDIAZIONE GIALLOVERDE SULLE TRIVELLE

Sul controverso provvedimento, di cui ancora non si era raggiunto l’accordo ieri sera, le due maggioranze di governo hanno raggiunto un compromesso. Una fonte autorevole della Lega ha confermato a Policy Maker l’accordo sull’emendamento “blocca-trivelle” che prevede: un incremento dei canoni di concessione di 25 volte l’attuale valore anziché 35 volte, mantenendo la clausola di salvaguardia per ulteriori maggiorazioni del canone. Per quanto riguardo la moratoria, inserita l’esclusione della sospensione dei procedimenti amministrativi relativi al conferimento di nuove concessioni di coltivazione.

DALLA RGS I COSTI DELL’EMENDAMENTO

L’aumento dei canoni per le concessioni di trivellazione potrebbe portare nelle casse dello Stato maggiori entrate pari 38,5 milioni a partire dal 2020 (per l’anno in corso invece si stima un gettito aggiuntivo di 22 milioni). Mentre le richieste di risarcimento o indennizzo per gli operatori colpiti dagli effetti della moratoria potrebbero arrivare a 470,7 milioni di euro. Sono queste le stime contenute nella relazione illustrativa che accompagna l’emendamento al Dl Semplificazioni, ‘bollinato’ dalla Ragioneria generale dello Stato. L’attuazione del piano, avverte la Ragioneria, potrebbe ”generare possibili richieste di risarcimento o indennizzo che gli operatori colpiti dagli effetti della moratoria potrebbero eventualmente chiedere”.

LE CONSEGUENZE DEL BLOCCA-TRIVELLE

Ma l’arresto delle attività di coltivazione dei giacimenti – già in esaurimento e in forte declino produttivo – equivarrebbe alla chiusura certa e definitiva del polo Eni ravennate e di tante altre realtà produttive italiane.

“Non si possono infatti sottovalutare – dichiarano le segreterie provinciali delle sigle sindacali – le conseguenze economico sociali che ricadrebbero sui lavoratori di tutti comparti della filiera, nessuno escluso, dal comparto dell’energia a quello metalmeccanico, alla logistica trasporti e ai servizi vari di mense, pulizie e forniture fino ad arrivare alle attività commerciali”.

E RAVENNA SI MOBILITA

La manifestazione è la risposta concreta al documento formale inviato al Governo lo scorso 17 gennaio da sindaco e presidente della provincia di Ravenna, sindacati e associazioni datoriali con la specifica richiesta di fermare l’emendamento. “L’Emilia-Romagna rappresenta un riferimento con le sue quasi mille aziende riconducibili all’industria upstream che occupano più di diecimila addetti e generano indotto per oltre centomila lavoratori (dati 2016 Unioncamere Emilia-Romagna)” si legge nel documento. Proprio nella città di Ravenna, tra l’altro, è concentrato il 13% delle aziende e il 29% dell’occupazione regionale del settore.

L’INCOERENZA SUL GAS

Contro il blocca-trivelle arriva la tesi sostenuta anche dall’opposizione Pd circa l’incoerenza che la maggioranza di governo sta dimostrando sul gas. Da una parte si approvano i lavori per il gasdotto Tap per importare gas dall’ estero ma dall’altra ci si oppone al gas a chilometro zero dell’Adriatico. “Il gas naturale è la fonte fossile meno inquinante e proprio per questo è essenziale per accompagnarci nell’urgente transizione verso le energie rinnovabili” rimarca anche il sindaco e presidente della provincia di Ravenna Michele De Pascale sulla sua pagina Facebook. “L’emendamento proposto non va in questa direzione ma comporterà la perdita di migliaia di posti di lavoro, mettendo in difficoltà altrettante famiglie, aumenterà i costi dell’energia e costringerà l’Italia a dipendere esclusivamente da fonti importate per l’approvvigionamento di energia e all’asservimento alle multinazionali”.

NON SENTE RAGIONI IL MINISTRO NO-TRIV

Sempre ieri c’è stato anche il botta e risposta tra il ministro dell’Ambiente Sergio Costa e il sottosegretario al Mef della Lega, Massimo Garavaglia. “Io sono per il no alle trivelle e le trivelle passano per la Via (Valutazione di impatto ambientale) che arriva sul tavolo del ministero dell’Ambiente: io non le firmo. Mi sfiduceranno per questo come ministro? Vabbè, tornerò a fare il generale dei Carabinieri”, ha minacciato Costa. A stretto giro la replica di Garavaglia, il quale ha spiegato che sulle trivellazioni “Costa deve fare il ministro, non quello che vuole lui” visto che ci sono “atti obbligatori e c’è un iter in corso”. Il punto è che, secondo il Gr1 di Radio 1, il ministro Costa ha detto che vorrebbe non firmare neanche le concessioni di coltivazioni, ovvero la parte finale di iter iniziati anni fa.

LA RISPOSTA DEI CASCHI GIALLI

Nel pomeriggio il Dl Semplificazioni dovrebbe arrivare in aula e domani dovrebbe arrivare il via libera. Il provvedimento passerà poi alla Camera per la seconda lettura. Nel frattempo, le segreterie provinciali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil di Ravenna e i lavoratori del comparto Oil &Gas hanno già comunicato che parteciperanno numerosi alla manifestazione del 9 febbraio.

D’altronde, “Il momento è arrivato!”, come hanno annunciato sulla loro pagina Facebook i lavoratori invisibili del settore Oil&Gas che “vogliono far sentire la propria voce, perché oltre a non essere invisibili non hanno paura di difendere i propri valori. Cultura, lavoro come strumento di emancipazione sociale, una nazione libera e indipendente, il riconoscimento dei lavoratori non come merce da sfruttare, ma uomini e donne liberi, che sostengono un paese”.

Una vera e propria discesa in campo, come aveva auspicato Gianni Bessi, autore del libro “Gas naturale – l’energia di domani” nel suo appello lanciato una settimana fa dal sito Start Magazine: Vorrei che i ‘caschi gialli’, insomma le migliaia di laureati, tecnici, maestranze, ecc., si mobilitassero per andare sotto i palazzi del potere e chiedere ai propri rappresentanti, a chi governa la cosa pubblica, di fare il proprio lavoro allo stesso modo in cui loro ogni giorno fanno il proprio.

Oltre ai caschi gialli anche il sindaco di Ravenna e rappresentanti della regione Emilia Romagna e della società civile prenderanno parte alla manifestazione del 9 febbraio per sostenere i lavoratori e politiche energetiche razionali, condivise e lungimiranti.

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