Italia

Tutte le sparate di Carlo Ciccioli, capogruppo FdI nelle Marche

Carlo Ciccioli

“La madre deve accudire, il padre dà le regole”. Sembra una frase di un’altra epoca e invece l’ha detta un paio di giorni fa il capogruppo di Fratelli d’Italia nelle Marche. Ma Carlo Ciccioli non è nuovo a queste uscite retrograde. Qui una raccolta delle “migliori”

“I genitori di una famiglia naturale hanno compiti espliciti: il padre deve dare le regole, la madre accudire. Senza una di queste due figure i bambini rischiano di zoppicare andando avanti nella vita. Queste cose si studiano in psicoanalisi”. A dare una lezione di psicoanalisi è stato Carlo Ciccioli, capogruppo di Fratelli d’Italia nelle Marche, in cui il partito ha presentato una proposta di legge regionale per “dare un quadro di riferimento normativo unitario sui temi della famiglia, della genitorialità e della natalità”.

CHI È CARLO CICCIOLI

Carlo Ciccioli, 68 anni, nato ad Ancona, è un medico specializzato in psichiatria, neurologia e criminologia. In politica ha iniziato a muoversi negli anni ’70 quando ha aderito al Movimento sociale italiano (Msi) e al Fronte della gioventù. È stato poi eletto più volte consigliere comunale di Ancona con Alleanza nazionale fino a diventarne capogruppo al Consiglio regionale delle Marche. Nelle elezioni regionali del 2015 si è candidato con Fratelli d’Italia e ne è uscito sconfitto, ma quando ci ha riprovato nel 2020 ha vinto ed è diventato capogruppo nelle Marche per il partito di Giorgia Meloni.

QUELLA VOLTA CHE CICCIOLI SPARÒ

Le Cronache maceratesi a gennaio hanno ricordato di quando Ciccioli il 25 dicembre 1974, mentre faceva parte del Fronte della Gioventù, ha sparato a Paolo Tomassoni, all’epoca esponente della sinistra extraparlamentare. “Ha fatto fuoco nel mucchio e un colpo mi ha raggiunto alla gamba. Mi ha centrato con dei grossi pallini – ha detto Tomassoni -. All’epoca era una figura del neofascismo anconetano, andava davanti alle scuole e all’università a fare proseliti, a spaventare i più piccoli”. Il reato venne successivamente amnistiato.

CICCIOLI, L’ABORTO E LA SOSTITUZIONE ETNICA

Ma Tomassoni ha riportato alla luce questo evento in relazione a un’altra sparata retrograda di Ciccioli avvenuta qualche tempo fa. A gennaio, infatti, il centrodestra aveva chiuso alla possibilità di somministrare la pillola Ru486 anche al di fuori degli ospedali – come indicato dalle linee guida del ministero della Salute – per l’aborto farmacologico.

Ciccioli, in quella occasione, aveva sostenuto che favorire l’aborto significa favorire una presunta “sostituzione etnica”. “In questo momento di grande denatalità della società occidentale, sostenere con grande enfasi questa battaglia, che aveva un suo senso negli anni ‘60 e ‘70 è fuori posto – aveva detto Ciccioli – La battaglia da fare oggi è quella per la natalità, non c’è ricambio e non riesco a condividere il tema della sostituzione cioè che siccome la nostra società non fa figli allora possiamo essere sostituiti dall’arrivo di persone che provengono da altre storie, continenti, etnie, da altre vicende”.

Chissà cosa starà pensando la leader del partito di Ciccioli, che si reputa una convinta femminista, alla quale nel marzo 2016 l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, disse di farsi da parte nella corsa al Campidoglio perché doveva “pensare a fare la mamma”.

È il 2021 eppure nelle Marche sembra che stia calando il buio, che i progressi fatti possano essere spazzati via per un ritorno al passato, ad altre epoche in cui le disuguaglianze e la disparità di genere erano non solo ammesse ma anche difese.

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