Italia

Tutti i nuovi Vaffa di Beppe Grillo

Beppe Grillo torna all’attacco, non solo al Presidente della Repubblica, dal palco al Circo Massimo di Roma. I Graffi di Damato

È curioso che dello spettacolo – più che del comizio – di Beppe Grillo al Circo Massimo di Roma, a chiusura del raduno nazionale di Italia 5 Stelle, abbia fatto notizia solo o soprattutto l’attacco – è stato detto – al presidente della Repubblica. Che poi non è stato neppure un attacco, perché in quanto tale avrebbe dovuto riguardare il presidente in carica Sergio Mattarella. Che invece Grillo non ha neppure nominato. E in difesa del quale nella primavera scorsa egli intervenne con una furiosa telefonata a Luigi Di Maio, contestandogli l’opportunità del cosiddetto impeachment appena minacciato dal non ancora vice presidente del Consiglio per la mancata nomina di Paolo Savona a ministro dell’Economia. E per la conseguente rinuncia di Giuseppe Conte alla rinuncia all’incarico di formare il primo governo di questa diciottesima legislatura: un Conte, peraltro, destinato a sorprendere per primo proprio Grillo. Che ha confessato al suo pubblico di avere avuto allora l’impressione che fosse “un professorino”, niente di più.

In soli 143 giorni, quanti lo stesso Conte ne aveva contati poco prima sul medesimo palco di Grillo, il presidente del Consiglio è invece politicamente cresciuto tanto da permettersi il proposito di cambiare “il mondo”, e non solo l’Italia, disponendo come vice di “una macchina da guerra come Luigi”. Che aveva appena dato la parola a Grillo chiamandolo “il padre di tutti noi”, ricambiato però con ironia minacciosa: “Solo io – ha avvertito il comico impugnando una mano allusiva di plastica – posso criticarlo perché so tutto della sua vita”.

TROPPI POTERI AL CAPO DELLO STATO

Del presidente della Repubblica, per tornare all”’attacco” che ha maggiormente colpito commenti e reazioni, Grillo ha solo lamentato i “troppi” poteri che gli conferisce la Costituzione: dal comando delle forze armate alla presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura e alla nomina di cinque senatori a vita. Che male c’è a parlarne prescindendo dal presidente in carica?

La riforma dell’istituto presidenziale, da cui il governo si è precipitato a prendere le distanze ricordandone l’assenza dal contratto stipulato fra i partiti che lo compongono, è niente rispetto a tutto il resto che ha detto Grillo al suo pubblico col proposito infine dichiarato di farlo “sorridere”, cioè divertire. Come ogni comico, d’altronde, anzi come ogni “buffone”, quale si è autoproclamato Grillo, deve fare col suo spettacolo, alternando concetti e parolacce, o viceversa, data l’abbondanza delle seconde nel nostro caso.

Nell’incitare filosoficamente e simpaticamente i suoi a “non prendersi sul serio”, neppure con i gradi che si sono guadagnati al governo del Paese, e a “godere questo momento magico” della loro vita, Grillo ha esortato meno spiritosamente, e più rovinosamente, a non prendere sul serio neppure gli altri: per esempio, “i malati di mente” delle agenzie di rating, i commissari europei che hanno fatto le pulci ai conti della manovra finanziaria e suonato l’allarme per il debito pubblico. A proposito del quale il comico ha detto che di debiti ve ne sono anche di “immorali”, come quelli -par di capire- ereditati da questo governo; debiti pertanto che sarebbe anche lecito non pagare, come hanno fatto nella storia piccoli e grandi Paesi.

Anche sulle difficoltà dei rapporti con i leghisti Grillo ha lanciato secchiate di benevola ironia, mostrando di non condividere le preoccupazioni e i moniti che un giorno sì e l’altro pure esprimono in materia il presidente della Camera Roberto Fico e, da oltre Oceano, dove è ancora in minacciosa vacanza, Alessandro Di Battista.

ANEDDOTI LEGHISTI

“Con Salvini non c’è niente di strano”, ha testualmente detto Grillo elogiandone poi l’abitudine che ha dimostrato di “mantenere la parola”, e condividendo la propensione che ha pure lui di farsi condizionare, presumibilmente nella gestione della sicurezza e dell’immigrazione, più che dalla testa, dalla “pancia”. Da cui in fondo l’organismo umano è biologicamente condizionato.

Esilarante, poi, è stato il racconto di come Grillo abbia conosciuto Salvini, incontrandolo in un aeroporto mentre il leader leghista era al telefonino con la mamma, per cui gli chiese di parlarle, a testimonianza e dimostrazione dell’evento. E lui, Grillo, la salutò allegramente chiedendole perché mai “quella volta”, quando concepì Matteo, “non avesse preso la pillola”. E tutti naturalmente a ridere, come nei passaggi contro “i corvi schifosi dei giornalisti”, a favore dell’”effetto Serra”, che gli aveva consentito di fare il bagno a mare il giorno prima senza temere la temperatura dell’acqua, e di comprensione per la plastica che ci assedia e sommerge. Prima o dopo arriveranno “i batteri” utili a distruggerla, cari ambientalisti che vi state forse montando la testa dopo il successo elettorale in Baviera, aggiungo io.

UN PENSIERO A RENZI

Persino nei riguardi dell’”ebetino” Matteo Renzi, che dalla Leopolda aveva poche ore prima rinnovato un’offensiva politica, culturale e morale contro il governo gialloverde, Grillo ha trovato qualcosa di sorprendente e in fondo simpatico da dire, riconoscendogli per esempio il merito di essere migliore del “maggiordomo” che ora guida il Pd: un partito, ma più in generale una “sinistra morta perché barbosa”. Le manca evidentemente un comico all’altezza di quello che ha fondato il movimento delle 5 Stelle, lo ha portato così rapidamente al governo e ora si gode lo spettacolo dei “ragazzi” al potere con quel “diminutivo” che gli piace da morire: “grillini”.

Qualche volta il pedale dell’ironia è stato spinto davvero troppo dal leader dell’Italia a 5 Stelle, anche se il pubblico ha mostrato di gradire ridendo al volo al nome di Macron da lui pronunciato in volata, come tra parentesi, mentre parlava dell’unica piaga che è sembrato impensierirlo: quella dei “bambini violentati da anziani”.

 

TUTTI I GRAFFI DI DAMATO

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