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“Una Legge di Bilancio che prova a salvare il Paese”. Parla il prof. Giulio Sapelli

Giulio Sapelli

Il Governo Meloni licenzia la sua prima Legge di Bilancio: 35 miliardi di euro di cui 21 contro il caro energia, poi pensioni, imprese, flat tax, reddito di cittadinanza e taglio al cuneo fiscale. Ne abbiamo parlato con il prof. Giulio Sapelli

Una Legge di Bilancio che vale 35 miliardi di euro, “coraggiosa”, come l’ha definita la Premier Giorgia Meloni che l’ha presentata nel corso di una conferenza stampa. Una manovra che, com’è nella sua natura, tocca tantissimi temi: le misure contro il caro energia (che ammontano a oltre 21 miliardi di euro), il reddito di cittadinanza, le tasse sugli extra profitti, l’introduzione di quota 103, il taglio del cuneo fiscale, le tre “tasse piatte” (sui redditi incrementali con soglia massima 40 mila euro, sui redditi fino a 85mila euro e l’introduzione di una tassa piatta al 5% sui premi di produttività fino a 3mila euro). A queste si aggiungono le misure relative alle politiche per la famiglia: viene arricchito l’assegno familiare, con un occhio di riguardo alle famiglie con figli disabili, e aggiunto un mese di congedo parentale pagato all’80% (ora è al 30%). “Abbiamo scritto una legge di Bilancio che non si limita a una lavoro ragionieristico ma fa delle scelte politiche”, ha detto Giorgia Meloni.

Della Legge di Bilancio (e delle riforme che abbozza solamente) ne abbiamo parlato con il prof. Giulio Sapelli, economista, accademico, e, tra le altre cose, consigliere di Amministrazione della Fondazione Eni Enrico Mattei.

La Premier ha iniziato la sua conferenza stampa sulla Legge di Bilancio illustrando una norma sugli extra profitti. Lei come la valuta?

Io sono contrario per ragioni di principio. Gli extra profitti sono una categoria sia giuridica che economica inconsistente. Questa misura è rivolta soprattutto alle compagnie energetiche che hanno avuto un aumento di prezzi relativi alle vendite delle materie prime fossili. Ma questo non deriva da un rincaro deciso da loro ma da una contingenza internazionale. Quindi colpire delle compagnie che esercitano un ruolo così fondamentale per l’approvvigionamento energetico mi sembra in primo luogo controproducente, e poi mi ricorda troppo le misure che venivano prese in paesi prossimi al collasso come l’Argentina, in cui io ho insegnato e vissuto parecchi anni. È una concezione che insegue un atteggiamento populista, anticapitalista che mi sembra sia molto pericoloso. Un atteggiamento che non è di questo Governo, per carità, basta vedere l’azione positivissima che sta facendo il ministro Urso. Queste imprese avrebbero pagato le tasse sui loro profitti come pagano ogni anno le tasse sugli utili, non c’era bisogno di una tassa sugli extra profitti. Mi sembra solo di vedere un odio verso l’attività imprenditoriale che mi pare molto negativo, culturalmente molto degradante.

Invece le tre “tasse piatte” previste dalla Legge di Bilancio, chi aiutano?

Questi provvedimenti possono essere giustificati da una congiuntura eccezionale, purché si inseriscano poi in un quadro di riforma dei codici fiscali di cui noi abbiamo assoluto bisogno. Bisogna riformare tutto il sistema di estrazione dell’imposta. Queste sono misure che possono essere intese alla luce di una condizione eccezionale purché preludano a una sistemazione complessiva della esazione erariale.

Lo stesso commento può essere fatto sul taglio del cuneo fiscale?

No, quella è una misura richiesta ormai da molti anni. Mi sembra molto giusta l’ottica con cui il Governo l’ha pensata, cioè che deve essere sopportata per i due terzi dagli imprenditori e solo per un terzo dai lavoratori, per far sì che non vengano danneggiati i coefficienti pensionistici. Quella mi sembra una manovra giusta soprattutto nella proporzionalità tra datori e prestatori d’opera.

Per il Reddito di cittadinanza e per le pensioni la Legge di Bilancio interviene con due provvedimenti “tampone”. Il Governo, al momento, non ha preparato riforme strutturali.  

La riforma di questi istituti è una questione molto complessa. Mi pare che per il reddito di cittadinanza si vada verso la direzione giusta. Il Reddito di cittadinanza va riformato ma non va abolito. Va separato l’assistenzialismo dall’assistenza, quest’ultima va mantenuta ma, allo stesso tempo, vanno rafforzate le misure per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Mi pare che il provvedimento vada in questo senso, è positivo ed è da appoggiare. Poi certo bisogna leggerlo, però, di primo acchito è molto positivo. È una misura attesa da tutti coloro che non vogliono che succeda ancora che, dato che abbiamo un regime di bassi salari in Italia, le persone si licenzino, lavorino in nero e prendano il Reddito di cittadinanza. Il provvedimento del Reddito di Cittadinanza, per come era stato pensato, non aveva né arte né parte: bisogna dividere le politiche per il lavoro dalle politiche di assistenza, che vanno mantenute. L’assistenza è un’opera di misericordia, l’assistenzialismo è un’altra cosa.

Anche in materia di pensioni la manovra introduce “Quota 103”, una misura per evitare il ritorno alla Legge Fornero.

La cosa essenziale è non tornare alla Legge Fornero. Qualsiasi cosa si faccia per superare quella legge, che è stata disastrosa, pensata da un gruppo di persone incompetenti, che ha creato il fenomeno degli esodati, è ben accetto.

Perché è così critico nei confronti della Legge Fornero?

Prima di tutto non si fa una riforma di lacrime e sangue in quel modo. Ho scritto un libro che si intitola “L’inverno di Monti”(ed Guerini e Associati), un po’ tecnico, dedicato anche a questo. Non basta essere professori per fare le riforme delle pensioni. Un buon sindacalista non l’avrebbe mai pensata così. È stata una riforma scritta senza consultare le parti sociali, le riforme pensionistiche vanno fatte con la consultazione dei sindacati e delle parti sociali. Quella fu una riforma elaborata da una banda di incompetenti guidati dal senatore Monti, che ha rovinato il Paese.

Una Legge di Bilancio di questo tipo, secondo lei, può aiutare il rilancio economico del Paese?

Il Paese prima di essere rilanciato dal punto di vista economico va messo in salvo. Per avere un’opinione compiuta della manovra bisogna leggerla per bene però diciamo che mi sembra che sia una manovra motivata da buone intenzioni, certo va letta tutta per capire.

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