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Scuola Superiore della Magistratura

Via Sciarra, Palladini presidente: cosa succede alla Scuola Superiore della Magistratura

Scuola Superiore della Magistratura, Silvana Sciarra non ottiene il rinnovo del mandato e lascia il direttivo, Paladini eletto nuovo presidente. Il suo profilo e le accuse di lottizzazione politica

Cambio della guardia al vertice della Scuola Superiore della Magistratura: il docente di Diritto privato Mauro Paladini succede a Silvana Sciarra. Ma è polemica: ecco perché

CHI È MAURO PALADINI

Mauro Paladini, 59 anni, originario di Lecce, è professore ordinario di Diritto privato presso l’Università Milano-Bicocca. Già numero 2 della SSM e legato ad ambienti di studio e approfondimento giuridico di area conservatrice, è membro del Centro Studi Rosario Livatino, fondato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, con il quale condivide la città natale e una collaborazione culturale di lunga data. Sul piano dell’impegno civile e delle riforme è un esponente attivo del comitato “SìSepara” e del comitato “Sì riforma”, sostenendo apertamente le proposte di revisione dell’ordinamento giudiziario promosse dal ministro Carlo Nordio.

IL DOPPIO STRAPPO DI PALADINI

L’elezione di Palladini alla presidenza della SSM è un unicum per almeno due motivi: per la prima volta dalla sua fondazione nel 2012, infatti, la Scuola di Castepulci non sarà guidata da un ex presidente della Corte Costituzionale.

Inoltre, prassi vuole che il direttivo, giunto a metà del proprio quadriennio, rinnovi il mandato del presidente uscente per altri due anni, cosa che non si è verificata nel caso di Sciarra.

COME HANNO VOTATO I COMPONENTI DEL DIRETTIVO

Una rottura che si riflette plasticamente anche nell’esito della votazione all’interno del direttivo della Scuola Superiore della Magistratura, che ha visto prevalere Paladini con 6 voti contro i 4 di Sciarra.

A sostegno del docente leccese, i 5 membri scelti due anni fa dal Guardasigilli Carlo Nordio e il magistrato di Cassazione Loredana Nazzicone, legata alla corrente di Magistratura Indipendente, mentre alla presidente uscente sono andati i voti degli altri togati scelti dal Csm, con la stessa Sciarra che ha scelto di non ritirare la scheda e in serata ha anche annunciato le sue dimissioni dal direttivo.

L’ASSENZA DI PALAZZI DECISIVA

Come ricostruisce Il Dubbio, sul voto avrebbe inciso” il “caso” Mario Palazzi: “Il procuratore di Viterbo – si legge sul giornale fondato da Sansonetti –  dopo un lungo contenzioso amministrativo, era stato nominato nel direttivo della Scuola, ma la sua indisponibilità a rinunciare all’attuale ruolo direttivo lo ha fatto decadere nuovamente, essendo i due incarichi, secondo il Csm, incompatibili”. Un’assenza non di poco conto in sede di votazione, dal momento che Palazzi, di area progressista, si sarebbe espresso a favore di Sciarra e che il voto della presidente uscente, in caso di parità, sarebbe valso doppio.

PERCHÉ SCIARRA NON È STATA RINNOVATA: MANCANZA DI COLLEGIALITÀ O LOTTIZZAZIONE POLITICA?

A Sciarra, eletta per acclamazione solo due anni fa, viene rimproverata una mancanza di collegialità, specie in merito alle decisioni prese per il caso Palazzi. Ma l’inedito avvicendamento a metà del quadriennio, conseguito grazie all’assenza di Palazzi, e il profilo di Paladini – mai presidente della Consulta, vicino a Mantovano e schierato apertamente con le ragioni del sì al referendum – accendono la polemica: secondo la stampa schierata con il “no”, l’operazione rappresenta una forzatura di natura politica e una forma di lottizzazione della Scuola Superiore della Magistratura.

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