Italia

Amazon e Google tremano. Arriva la web tax anche in Italia

Dopo la Francia anche il nostro paese è pronto a varare la sua imposta contro i giganti digitali. Anticipando l’Europa che non ha mai dato seguito agli annunci

La web tax entra nella legge di Bilancio come annunciato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte in Senato. Le imprese che si occupano di commercio ma anche quelle che vendono dati e fanno pubblicità online “esercenti attività d’impresa che singolarmente o a livello di gruppo, nel corso di un anno solare realizzano” un ammontare complessivo di ricavi ovunque realizzati non inferiore a 750 milioni e un ammontare di ricavi derivanti da servizi digitali realizzati nel territorio dello Stato non inferiore a 5,5 milioni, dovranno all’erario il 3% dei profitti. I soggetti non residenti che realizzano queste condizioni ma che sono privi di stabile organizzazione in Italia e che non versano l’Iva dovranno fare richiesta all’Agenzia delle entrate di un numero identificativo Previsto un incasso di 150 milioni il prossimo anno, a cui si aggiungono 600 milioni nel 2020 e altri 200 milioni nel 2021. (Qui il testo)

A QUALI SERVIZI SI APPLICA

L’imposta si applica ai ricavi derivanti dalla fornitura dei seguenti servizi: “Veicolazione su un’interfaccia digitale di pubblicità mirata agli utenti della medesima interfaccia; messa a disposizione di un’interfaccia digitale multilaterale che consente agli utenti di essere in contatto e di interagire tra loro, anche al fine di facilitare la fornitura diretta di beni o servizi; trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale”.

UN DECRETO DEL MEF STABILITÀ LE MODALITÀ DI ATTUAZIONE

I ricavi tassabili sono assunti al lordo dei costi e al netto dell’imposta sul valore aggiunto e di altre imposte indirette. Un decreto del Mef da emanare entro 4 mesi stabilirà le disposizioni di attuazione dell’imposta. Uno o più provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle entrate servirà a definire invece le modalità applicative delle nuove norme. Prevista, infine, una relazione annuale del ministro dell’Economia sull’attuazione della nuova imposta.

L’ITALIA SEGUE LA FRANCIA MENTRE L’EUROPA NICCHIA

Anche la Francia ha deciso di introdurre la sua web tax dal 1 gennaio: una tassa finalizzata a colpire i giganti del Web, quei grandi gruppi che, pur agendo sul mercato europeo, hanno la capacità di eluderne le maglie fiscali. Secondo il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire dovrebbe portare nelle casse dello stato qualcosa come 500 milioni di euro. Ancora nulla invece da Bruxelles che pure aveva annunciato il varo di una web tax al 3% da marzo.

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