Si fa sempre più serrato il braccio di ferro tra Ministero e Fondazione della Biennale a pochi giorni dall’inaugurazione . Le ispezioni disposte da Giuli sono il preludio a un commissariamento? Ecco cosa stanno cercando gli ispettori
L’invio degli ispettori ministeriali a Ca’ Giustinian sancisce ufficialmente la crisi istituzionale tra il MiC e la Fondazione Biennale di Venezia. Come noto, al centro della contesa tra il Collegio Romano e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco c’è la riapertura del Padiglione russo, giudicata politicamente incompatibile con la linea del governo e dell’Unione europea. Le ispezioni disposte ieri dal ministro della Cultura Alessandro Giuli puntano a ricostruire l’intero iter decisionale dell’edizione 2026 e a trovare il cavillo che permetta al MiC di procedere al commissariamento.
SECONDO GIORNO DI ISPEZIONI
L’operazione è scattata nel primo pomeriggio di ieri, quando quattro funzionari del ministero della Cultura, guidati da Angelo Piero Cappello, direttore della Creatività contemporanea del Mic, hanno fatto ingresso nella sede storica della Biennale. Le verifiche, proseguite fino a tarda sera e riprese nella giornata odierna, si concentrano sui bilanci, sugli inviti internazionali e sui rapporti logistici con i Paesi partecipanti.
NEL MIRINO I DOSSIER RUSSIA, IRAN, ISRAELE. MA SOPRATTUTTO I BILANCI
Ufficialmente, sotto la lente degli ispettori sono finiti i fascicoli relativi a Russia, Iran e Israele, considerati particolarmente sensibili. In particolare, il ministero intende chiarire le procedure che hanno portato alla riapertura per tre giorni del padiglione di proprietà della Federazione russa e la decisione della giuria internazionale di escludere preventivamente dai premi gli artisti russi e israeliani. Ma la vera chiave di volta potrebbero essere i libri contabili.
LE BASI GIURIDICHE PER IL COMMISSARIAMENTO
L’unica via per forzare il commissariamento è infatti la verifica su eventuali spese allegre della Fondazione. Come rammenta il Sole 24 Ore, l’ipotesi di uno scioglimento del consiglio di amministrazione poggia sulle disposizioni del Dlgs 29 gennaio 1998. La normativa prevede il commissariamento in presenza di gravi irregolarità amministrative, violazioni statutarie o perdite economiche superiori al 30 per cento del patrimonio per due esercizi consecutivi.
Nello specifico, il testo del decreto recita: “risultano gravi irregolarità nell’amministrazione, ovvero gravi violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie che regolano l’attività della società di cultura; quando il conto economico chiude con una perdita superiore al 30 per cento del patrimonio per due esercizi consecutivi, ovvero sono previste perdite del patrimonio di analoga entità. Per i primi due esercizi successivi alla trasformazione la percentuale è elevata al 50 per cento; quando non viene ricostituito il patrimonio, ai sensi dell’articolo 6, comma 2 e quando vi è impossibilità di funzionamento degli organi”.


