Chi sfiderà Matteo Lepore a Bologna? I candidati contro il sindaco uscente sono già diversi, ma la carta decisiva può essere Elisabetta Gualmini. Ecco perché
Bologna è contendibile? La città in cui Elly Schlein s’è formata politicamente non avrà forse il peso di Milano, Roma e Torino, ma tra i grandi centri al voto nel 2027 è quella con il più alto valore simbolico, anche in chiave nazionale.
Perché qui, come già accaduto a Venezia, Azione potrebbe giocare contro il Pd, stavolta calando un proprio asso in grado di sparigliare le carte al ballottaggio: Elisabetta Gualmini.
LEPORE INDEBOLITO
Il sospetto s’insinua tanto a destra quanto nel campo largo, mentre la lista di candidati alla corsa per Palazzo D’Accursio si allunga di settimana in settimana. Complice la posizione del sindaco uscente Matteo Lepore, uscito ridimensionato dai giorni di fuoco successivi alla morte di Abderrahim Fakir durante un intervento della polizia.
LA PAZZA IDEA GUALMINI
Tra i primi a lanciare la pazza idea Gualmini è stato Il Foglio. In realtà, non è ancora chiaro se l’europarlamentare intenda davvero candidarsi, men che mai con l’appoggio di Fratelli d’Italia o del centrodestra in toto.
È un fatto invece la rottura tra il Pd locale, che si schiera a difesa di Lepore, e la truppa bolognese di Azione, che ha persino avanzato una richiesta di dimissioni per bocca del leader Carlo Calenda.
Tra questi, in prima linea con Gualmini, c’è un altro ex Pd, Marco Lombardo, assessore comunale durante la sindacatura di Virginio Merola e oggi senatore di Azione, che non conferma e non smentisce l’ipotesi di una corsa della sua compagna di partito, limitandosi al “né con il centrosinistra né con il centrodestra” di rito. Che però a a Bologna suona molto come un assist agli oppositori di Lepore.
LO SPETTRO DEL BALLOTTAGGIO
Infatti, assodato che una corsa di Gualmini con la destra è “fantapolitica” (cit. Zanni, candidato civico) e “irreale” (cit. Di Stasi, segretario provinciale Pd), cosa accadrebbe se l’europarlamentare si presentasse come indipendente insieme a una pletora di altri candidati, rigorosamente civici, vagamente centristi, in grado di rosicchiare consensi al Pd? Si andrebbe al ballottaggio, con tutte le incognite del caso.
CHI SONO I CANDIDATI FIN QUI
Gli ingredienti ci sono quasi tutti. Innanzitutto, diversi nomi di estrazione civica che puntano all’elettorato moderato: Giovanni Favia, ex M5S, oggi ristoratore, alleatosi con un altro imprenditore, Alberto Forchielli, guida, insieme a Michele Boldrin del movimento Ora!. E Alberto Zanni, presidente di Confabitare, che punta molto sui temi della sicurezza.
A destra, ci ha provato Forza Italia ad avanzare una candidata – la consigliera regionale Valentina Castaldini – ma è arrivato il muro della Lega, più incline all’idea di Fratelli d’Italia di sostenere un civico.
GUALMINI L’ANTI-LEPORE?
Insomma, il nome dell’anti-Lepore sembra ancora da trovare. Perché non Gualmini, allora? Magari senza il sostegno ufficiale del centrodestra, che in quel caso presenterebbe un candidato di facciata, per poi convergere sull’ex Pd al ballottaggio.
Come scrive Letterà43, infatti, “in alcune stanze del centrodestra bolognese” circola l’idea di “marciare divisi, ognuno per sé, con candidature autonome, per favorirne l’ascesa al ballottaggio (…) Al secondo turno, il voto di centrodestra confluirebbe su di lei in modo naturale, senza bisogno di accordi formali, senza simboli sul palco, senza la foto di rito con Meloni o con altri leader “compromettenti”.
Sarebbe una brutta gatta da pelare per Schlein, sfidata in casa propria da una sua ex dissidente riformista e con Calenda ancora nel ruolo di assistman della destra.

