Conte prova a tenere insieme il Movimento 5 Stelle e il campo largo ma crescono le tensioni sui temi della difesa. Sullo sfondo si muovono Di Battista, i delusi intercettati da Vannacci e una rete di pontieri che lavora al rapporto con il Pd.
Il Movimento 5 Stelle si muove su più tavoli e con più anime. Giuseppe Conte (che proprio ieri, in Commissione Covid, ha orgogliosamente difeso il suo operato durante gli anni della pandemia) prova a consolidare il rapporto con il Pd e a tenere in piedi il progetto del campo largo, mentre dentro e fuori il Movimento crescono le tensioni sulle spese per la difesa. Nel frattempo, Alessandro Di Battista torna a occupare spazio politico e a crescere nei consensi, mentre Roberto Vannacci guarda ai delusi grillini. Una partita che rischia di aprire una nuova competizione per l’eredità del Movimento delle origini.
LA GALASSIA A CINQUE STELLE
Dentro e attorno al Movimento 5 Stelle si muovono più correnti di quante la leadership di Giuseppe Conte riesca, almeno in questa fase, a ricondurre sotto un’unica linea. Da una parte c’è il progetto del campo largo con il Pd, costruito attraverso una rete di mediatori e pontieri. Dall’altra rimane un’anima movimentista, pacifista e fortemente critica verso il sistema dei partiti che guarda con interesse al possibile ritorno di Alessandro Di Battista. E, sul versante opposto, Roberto Vannacci prova a pescare proprio tra gli elettori delusi dal Movimento delle origini.
LA SQUADRA DI CONTE: CHI TRATTA CON IL PD PER IL CAMPO LARGO
Gli sherpa del M5S passano da Riccardo Ricciardi, capogruppo alla Camera e incaricato di mantenere aperto il dialogo con il Pd, Michele Gubitosa, considerato tra i profili più dialoganti con i dem, e Francesco Silvestri, che segue soprattutto i rapporti politici nella Capitale, compresa una possibile intesa tra Pd e M5S. Dietro le quinte opera Paola Taverna, che ha la delega ai rapporti con gli alleati in vista delle prossime elezioni.
Tra i principali pontieri ci sono anche gli ex ministri del governo Conte II. Stefano Patuanelli, in particolare, sostiene il progetto del campo largo e mantiene rapporti con gli ambienti del Pd, rappresentando una delle componenti pentastellate più favorevoli alla costruzione di un’intesa stabile con i democratici.
MANFREDI E FICO, LA DIPLOMAZIA TERRITORIALE
Il raccordo con il Pd non passa solo dal Parlamento. Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, è ascoltato sia nel M5S sia tra i dem e mantiene contatti con diversi esponenti politici, nonostante l’impegno sull’emergenza dei Campi Flegrei.
In Campania si muove anche Roberto Fico, che può contribuire al dialogo con il Pd attraverso il rapporto con Marco Sarracino, vicino a Schlein. Un altro tassello è Alessandra Todde, presidente della Sardegna e prima governatrice eletta attraverso un’alleanza organica tra Pd e M5S.
LA DIFESA È IL NERVO SCOPERTO
È sulla difesa che il Campo largo rischia di bloccarsi. Il M5S di Conte è contrario all’aumento della spesa militare e al programma europeo SAFE. Alla Camera Riccardo Ricciardi ha contestato le risorse destinate alla difesa, contrapponendole a investimenti in sanità, scuola e welfare.
Una linea che si scontra con l’area riformista del Pd e rischia di diventare una vera frattura programmatica. Per Conte, però, la posizione sul riarmo serve anche a rafforzare l’identità del Movimento e a intercettare l’elettorato contrario all’aumento della spesa militare.
LO SPETTRO DI BATTISTA TORNA A FARE PAURA
Intanto Alessandro Di Battista torna a occupare spazio politico senza aver ancora formalizzato un nuovo movimento. Tra spettacoli, reportage e il nuovo libro sulla Russia, mantiene alta l’esposizione pubblica. A far discutere sono soprattutto i sondaggi: secondo una rilevazione Mannheimer per La7, un suo eventuale movimento sarebbe già al 3,5%.
Il dato apre un interrogativo: Di Battista può diventare per il campo largo ciò che Vannacci rappresenta per il centrodestra, un polo esterno capace di sottrarre consensi allo schieramento di riferimento? In questo senso, può essere definito il “Vannacci presentabile” del campo largo: un volto anti-establishment e riconoscibile, in grado di intercettare il voto di protesta e mettere pressione al M5S di Conte.
I DELUSI DEL M5S NEL MIRINO DI VANNACCI
La diaspora del vecchio M5S può finire anche nel bacino di Roberto Vannacci. Il centro studi “Rinascimento nazionale”, guidato da Luca Sforzini, ha scritto a Beppe Grillo proponendo un confronto e sottolineando alcune affinità con il grillismo delle origini, dalla critica ai partiti tradizionali alla posizione sulla guerra in Ucraina. L’obiettivo è intercettare gli elettori delusi dal Movimento e dall’alleanza progressista. Così, mentre Di Battista può recuperare l’anima più radicale del grillismo, Vannacci prova a portarne una parte verso destra. Per Conte, il rischio è perdere pezzi proprio del bacino elettorale delle origini.

