Il programma di Futuro Nazionale mette insieme “patriarcato mediterraneo”, remigrazione e una ricetta fiscale perfamiglie e imprese. Il punto, per chi guarda alle politiche pubbliche, è capire cosa potrebbe davvero diventare legge
Roberto Vannacci mette nero su bianco una piattaforma nella quale il “patriarcato mediterraneo” convive con taglio delle tasse, quoziente familiare, piena occupazione, tutela del Made in Italy, revisione del rapporto con l’euro e una politica energetica alternativa al Green Deal. La prima parte (le altre due saranno pubblicate nelle prossime settimane) della Base ideologica e programmatica per l’Italia del futuro 2027-2037 indica quattro pilastri: economia, immigrazione, sicurezza ed energia.
CHE COSA E’ IL PATRIARCATO MEDITERRANEO
La parte più vistosa del programma, coordinato da Lorenzo Gasperini, è anche quella più difficile da trasformare in politica pubblica. Il programma sostiene la difesa del “patriarcato mediterraneo”, presentato come alternativa al modello culturale della sinistra, e lega la protezione delle donne alla formazione di “maschi forti, capaci di dominare le emozioni e le passioni”, uomini in grado di difendere la donna e la società. Contemporaneamente propone di eliminare la fattispecie autonoma di femminicidio e di intervenire sul Codice Rosso, puntando su protezione immediata, braccialetti elettronici e formazione degli operatori. Non è chiaro però quale norma concreta dovrebbe tradurre il “patriarcato mediterraneo” e come si concilia una concezione della protezione fondata sul ruolo del pater familias con un ordinamento che parte dall’uguaglianza giuridica tra uomini e donne.
QUANTE PROMESSE POSSONO DIVENTARE LEGGI?
Revisione del reato di tortura, imputabilità a 12 anni, abolizione del femminicidio e della legge Mancino, criteri selettivi per l’accoglienza dei migranti e apertura all’ipotesi di uscita dall’euro: qui il programma comincia a presentare un problema di scala. Abbassare da 14 a 12 anni la soglia di imputabilità assoluta richiede una modifica legislativa; riscrivere il reato di tortura richiede un’altra legge; abolire la legge Mancino un’altra ancora. Il programma arriva a ipotizzare persino una modifica costituzionale per escludere i non cittadini da determinati benefici sociali.
E poi c’è l’immigrazione: divieto di sbarco, stop ai decreti flussi e ai ricongiungimenti, vent’anni di residenza per la cittadinanza, limitazioni nell’accesso ai benefici sociali. Misure che non dipendono soltanto dalla volontà di una maggioranza parlamentare. Entrano in gioco Costituzione, diritto dell’Unione europea, obblighi internazionali e, per i cittadini europei, libertà di circolazione. Il programma propone una priorità per gli italiani e richiama anche la possibilità di privilegiare i cristiani nell’accesso alle politiche migratorie. Quanta parte di questo impianto potrebbe sopravvivere intatta al passaggio attraverso Parlamento, Corte costituzionale e vincoli europei?
L’uscita dalla moneta unica, forse. L’assunto che “si deciderà in seguito, secondo la convenienza” è un’ambiguità che pesa parecchio. L’Italia è dentro un ordinamento europeo al quale la Costituzione consente limitazioni di sovranità, e un’eventuale uscita richiederebbe quindi di affrontare un problema che va ben oltre una scelta politica nazionale. Quale sarebbe il percorso giuridico, quale il rapporto con i trattati e quali gli effetti su debito, banche e contratti denominati in euro? Il programma, insomma, mette sul tavolo una quantità di modifiche che toccano contemporaneamente diritto penale, immigrazione, libertà religiosa e ordinamento europeo.
DALL’IDEA ALLA REALTA’: TASSE, FAMIGLIA E IMPRESE
È sul terreno economico che il programma deve passare dalle parole ai conti: meno tasse, quoziente familiare, sostegno alla natalità e al lavoro, insieme a una politica industriale che punta sulla protezione delle filiere nazionali. L’impostazione è chiara: ridurre il peso del fisco e del lavoro e usare la leva familiare per redistribuire il carico tributario. Ma ogni voce apre immediatamente il capitolo delle coperture: quanto costa il quoziente familiare? Quanto valgono gli sgravi? E quanto delle risorse dovrebbe arrivare dai risparmi attribuiti alla remigrazione?
Il quoziente familiare può ridurre il carico fiscale per determinati nuclei, ma senza una quantificazione della platea e della perdita di gettito non si può capire quanto spazio rimanga per altre riduzioni fiscali. Lo stesso vale per gli sgravi destinati alle assunzioni di lavoratori italiani. Futuro Nazionale sostiene di poter utilizzare per ridurre il cuneo fiscale una parte delle risorse risparmiate grazie alla remigrazione, includendo costi sociali, carcerari, dell’accoglienza e quelli attribuiti alla criminalità.
La piena occupazione attraverso un database unico di collocamento e l’introduzione del principio di San Paolo — il vincolo dei sussidi all’accettazione di un lavoro compatibile con le condizioni mediche, anagrafiche e logistiche — pongono anche una questione etica: come si evita che l’obbligo di accettazione si trasformi in una pressione verso occupazioni troppo povere o instabili?
ENERGIA E GOLDEN POWER: QUI SERVONO I NUMERI
Sul piano energetico il programma sceglie una rotta molto netta: no al Green Deal, no alla transizione verso i motori elettrici prevista per il 2035, apertura al gas russo e sostegno al nucleare di nuova generazione. È una linea politica comprensibile, ma ancora una volta il problema è la transizione tra lo slogan e il bilancio pubblico. Il nucleare richiede tempi lunghi e investimenti elevati; cambiare la traiettoria della mobilità europea non dipende da Roma soltanto; aumentare gli acquisti di gas russo dipende dal quadro geopolitico e dalle sanzioni. La promessa di energia più conveniente avrebbe bisogno quindi di un modello di costi e tempi, non soltanto di un cambio di indirizzo.
Lo stesso vale per il Golden Power. Rafforzare la protezione degli asset strategici può essere una scelta di politica industriale, ma comporta una domanda sul confine tra tutela dell’interesse nazionale e attrattività per gli investimenti. Il programma vuole contemporaneamente meno tasse, meno burocrazia, sostegno alle famiglie, incentivi al lavoro italiano, protezione delle imprese, maggiore spesa o investimento in sicurezza, nuove politiche energetiche e una politica demografica di lungo periodo. La parte che manca, per ora, è quella che un ministero dell’Economia chiederebbe subito: quanto costa ogni misura, quali sono le coperture e quali priorità vengono sacrificate per finanziarla?

