Il deputato indipendente e leader di Centro Democratico Bruno Tabacci formalizza l’addio al gruppo parlamentare del Partito Democratico. Ecco perché e a cosa punta
Nuove manovre politiche modificano l’assetto delle opposizioni alla Camera dei Deputati. Bruno Tabacci, storico esponente dell’area centrista e attuale presidente di Centro Democratico, ha lasciato ieri il gruppo parlamentare del Partito Democratico – Italia Democratica e Progressista per aderire al Gruppo Misto.
La scelta, notificata attraverso una lettera ufficiale ai vertici del gruppo dem e di Montecitorio, s’inserisce nel percorso di riorganizzazione delle forze moderate in alternativa all’attuale maggioranza di governo.
I MOTIVI DELLA ROTTURA
Nella missiva il deputato scrive: “Ho condiviso, e continuerò a condividere, molte battaglie del Pd del cui gruppo parlamentare mi onoro di aver fatto parte. Ma oggi considero indispensabile contribuire alla costruzione di uno spazio politico diverso, capace di parlare anche a chi si riconosce nell’alternativa alla destra senza sentirsi rappresentato dal Partito Democratico”.
Il presidente di Centro Democratico evidenzia l’esigenza di una strategia inclusiva per contrastare la maggioranza e conclude: “Nel solco di tale convinzione con la presente rassegno le mie dimissioni dal Gruppo Pd – Idp e formalizzo la mia adesione al Gruppo Misto. È una scelta politica, meditata e necessaria. La destra non si batte restringendo il campo. Si batte allargandolo”.
CHI È BRUNO TABACCI
Nato a Quistello, in provincia di Mantova, nel 1946, Bruno Tabacci si è laureato in economia e commercio presso l’Università di Parma prima di diventare consulente economico-finanziario. Negli anni Settanta entra in politica e debutta da consigliere comunale per la Democrazia Cristiana nel territorio mantovano. Nella prima metà degli anni Ottanta approda all’ufficio studi del Ministero dell’Industria, che guiderà, sotto la direzione del ministro Giovanni Marcora, per poi assumere la guida della segreteria tecnica del ministro del Tesoro Giovanni Goria.
Nel 1985 viene eletto consigliere della Regione Lombardia. diventerà poi presidente dello stesso Consiglio lombardo tra il 1987 e il 1989 su impulso del segretario dello scudo crociato Ciriaco De Mita, coordinando la macchina regionale durante la complessa gestione dell’alluvione in Valtellina.
L’APPRODO IN PARLAMENTO
L’ingresso nel parlamento nazionale avviene nel 1992 con Democrazia Cristiana. Successivamente aderirà al Partito Popolare Italiano. Dopo una fase di attività come dirigente societario nei consigli di amministrazione di grandi aziende di Stato quali Eni, Snam ed Efibanca, rientra nella politica attiva nel 1998 come vicesegretario dell’Unione Democratica, per poi confluire nel Centro Cristiano Democratico di Pier Ferdinando Casini.
GLI ANNI NELL’AREA CENTRISTA
Rieletto nel 2001 e il 2006, assumendo la presidenza della Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera. Viene confermato a Montecitorio nella XV legislatura nelle liste dell’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, ma nel 2008 si dissocia dalla linea impressa dal segretario Lorenzo Cesa per fondare il movimento Rosa per l’Italia.
Eletto nella XVI legislatura all’interno della medesima alleanza centrista, lascia il gruppo nel 2009 per dare vita ad Alleanza per l’Italia insieme all’esponente politico Francesco Rutelli e al parlamentare Gianni Vernetti. Nel medesimo periodo, dal 2011 al 2013, assume l’incarico di assessore al bilancio del Comune di Milano nella giunta del sindaco Giuliano Pisapia.
LA NASCITA DI CENTRO DEMOCRATICO
Alla fine del 2012 fonda il partito Centro Democratico e riottiene l’elezione nella XVII legislatura all’interno della coalizione di centrosinistra. Nel 2018, cede l’utilizzo del proprio simbolo elettorale per permettere la presentazione della lista +Europa guidata dalla leader radicale Emma Bonino e da Benedetto Della Vedova, formazione di cui assume la presidenza fino alla rottura avvenuta per sostenere il secondo esecutivo guidato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Durante la stessa legislatura viene nominato sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega al coordinamento della politica economica nel governo presieduto dall’ex governatore della Banca centrale europea Mario Draghi.
L’ACCORDO CON DI MAIO E L’ADDIO AL PD
Infine, nel 2022, stringe un accordo strategico con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio per il lancio di Impegno Civico, risultando l’unico eletto della lista a livello nazionale e confluendo provvisoriamente come indipendente nel gruppo parlamentare del Partito Democratico, siglando l’esperienza da cui si è appena congedato.

