Giorgia Meloni rilancia la proposta di un rappresentate europeo con un mandato ufficiale dei Ventisette. António Costa in pole per l’incarico.
L’Unione europea deve trovare una posizione comune sulla guerra in Ucraina e sul futuro dei negoziati con la Russia. È questa, in sostanza, la posizione di Giorgia Meloni nel messaggio lanciato al Senato in vista del Consiglio europeo, iniziato ieri. La premier è tornata sul tema di nominare un inviato speciale europeo per Kiev con l’obiettivo di garantire all’Ue una rappresentanza riconosciuta da tutti gli Stati membri, evitando che le iniziative diplomatiche restino in capo a gruppi ristretti di Paesi. Tra i nomi circolati per l’incarico, c’è quello dell’attuale presidente del Consiglio europeo António Costa.
COSA HA DETTO MELONI AL SENATO
«I Ventisette individuino una figura autorevole, con il mandato di tutti, capace di portare al tavolo la voce dell’Europa», ha dichiarato Giorgia Meloni al Senato. La premier – si legge su Ansa, ha aggiunto che in assenza di una convergenza su un nome, il governo è pronto a valutare soluzioni diverse. La proposta non è nuova: già a settembre Meloni aveva sostenuto che la presenza di un inviato europeo avrebbe rafforzato la posizione dell’Ue. Il tema ora torna al centro del confronto in vista del Consiglio europeo, mentre Bruxelles cerca di ritagliarsi un ruolo nei contatti diplomatici sull’Ucraina.
Un altro passaggio fondamentale ha riguardato il sostegno a Kiev: «Nessuno mi convincerà che la resa di chi difende la propria libertà possa definirsi pace: solo una pace giusta può durare e mette al sicuro l’Europa e i nostri interessi. La posizione del governo non cambia: sostegno a Kiev, con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica rimangono i pilastri della nostra azione»
CHI POTREBBE ESSERE L’INVIATO SPECIALE UE
Secondo La Repubblica, António Costa sarebbe in pole position per il ruolo di inviato speciale. L’attuale presidente del Consiglio europeo è già al centro del coordinamento politico tra i governi dell’Ue e potrebbe rappresentare una figura istituzionale in grado di raccogliere il consenso dei Ventisette. La sua eventuale designazione non è ancora una decisione ufficiale però. La partita riguarda soprattutto il mandato da affidare al rappresentante europeo: non soltanto partecipare ai contatti diplomatici, ma portare una posizione condivisa degli Stati membri.
LA CRITICA DI MELONI AL FORMATO E3
Dietro la proposta c’è anche una critica implicita al formato E3, il coordinamento tra Francia, Germania e Regno Unito sulla sicurezza europea e sull’Ucraina. «Se Francia, Germania e Gran Bretagna, nel famoso formato E3, ritengono di poter fare da sole meglio di quanto potremmo fare tutti insieme, e finora è questa la scelta che hanno fatto, allora almeno lo facciano a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti», ha affermato Meloni.
Il messaggio è rivolto soprattutto alle tre capitali: il loro peso politico e diplomatico non basta a legittimarle come rappresentanti dell’intera Unione. Per Meloni, se l’E3 intende agire anche per conto degli altri Paesi europei, deve ricevere un mandato esplicito. In alternativa, un inviato speciale scelto dai Ventisette potrebbe diventare lo strumento per dare maggiore coerenza e peso alla posizione europea nei negoziati.

