Tutto quel che sappiamo sul progetto espositivo della Federazione Russa alla Biennale di Venezia: il padiglione, la proposta artistica, chi la cura e chi parteciperà
A meno di colpi di scena dell’ultim’ora, gli artisti russi parteciperanno alla 61a edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte in programma a Venezia dal 9 maggio al 23 novembre. Non sembra infatti destinato a sortire effetti sul piano pratico il polverone mediatico montato nelle ultime settimane e sospinto dalle polemiche tra il ministro Alessandro Giuli e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e dalla lettera inviata da 22 ministri Ue alla Fondazione.
Ma la presenza degli artisti russi continuerà comunque a far discutere. Da un lato, i critici contestano alla Fondazione di dare spazio ad artisti di regime: i Padiglioni sono infatti diretta espressione dei rispettivi governi e l’Esposizione diverrebbe a loro avviso un’occasione di propaganda culturale. Dall’altro, i difensori della scelta del presidente Buttafuoco fanno appello ai principi di autonomia culturale e libertà artistica, schierandosi contro quella che ritengono una censura ideologica contraria ai valori della Biennale e, in potenza, alla necessaria ricerca di un dialogo diplomatico con Mosca.
In ogni caso, è interessante gettare uno sguardo alla proposta culturale che la Federazione Russa vorrà portare a Venezia. Anche perché, malgrado la generale scarsità di informazioni online su molti degli artisti che saranno presenti, qualche indizio sul progetto allestito si può ricavare.
IL PADIGLIONE RUSSO
Iniziamo dal Padiglione, situato nei Giardini. La sede storica che ospiterà l’esposizione è il padiglione costruito nel 1914 dall’architetto Aleksej Ščusevm celebre per aver successivamente progettato il mausoleo di Lenin. La struttura ha vissuto una storia recente travagliata: dopo un lungo restauro terminato nel 2021, è rimasta chiusa nel 2022 a causa della protesta degli artisti Kirill Savchenkov e Aleksandra Sukhareva contro l’invasione dell’Ucraina. Nel 2024 lo spazio è stato affittato alla Bolivia e nel 2025 ha ospitato un progetto dell’architetto Thomas Heatherwick.
COSA C’È NEL PROGETTO ESPOSITIVO “THE TREE IS ROOTED IN THE SKY”
Per l’edizione 2026, la Russia riprende il controllo diretto della sede con una proposta centrata su una serie di performance sonore e collaborazioni multidisciplinari coordinate dall’Accademia Russa di Musica Gnessin. Il progetto espositivo s’intitola “The Tree is Rooted in the Sky”, (“L’albero radicato nel cielo”).
In un’intervista ad ARTNews, il rappresentante speciale di Putin per la cooperazione culturale internazionale Mikhail Shvydkoy ha descritto così la proposta russa alla Biennale: “Abbiamo deciso di creare un progetto in cui si possa ascoltare una polifonia multilingue di culture, culture che non si considerano periferiche rispetto all’Occidente. (…) Nel nostro nuovo progetto, l’eternità prevale sulle preoccupazioni momentanee, la cultura sulla politica… purtroppo, non tutti sono in grado di comprenderlo”.
Secondo il profilo Instagram ufficiale del Padiglione russo, “Il progetto The Tree Is Rooted in the Sky è concepito come un’iniziativa culturale di ampio respiro: all’interno del padiglione prenderà vita un vero e proprio festival musicale, con musicisti provenienti da diverse regioni della Russia e da paesi come Argentina, Brasile, Mali e Messico. L’evento metterà in luce il potenziale creativo delle aree e delle pratiche periferiche, mostrando tradizioni, linguaggi musicali e approcci sperimentali che emergono lontano dai principali centri culturali e che, proprio per questo motivo, conservano una forza espressiva autentica e innovativa. Attraverso l’incontro di culture differenti, il progetto mira a creare uno spazio di dialogo e scambio, dove le radici locali possano intrecciarsi con visioni globali, generando nuove prospettive artistiche e rafforzando il senso di comunità internazionale”.
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CHI È LA CURATRICE ANASTASIA KARNEEVA
La gestione del padiglione e l’organizzazione ufficiale sono affidate ad Anastasia Karneeva, che ricopre il ruolo di commissaria dal 2021 con un mandato pluriennale. Karneeva è una figura centrale nel mercato dell’arte russa contemporanea, essendo co-fondatrice, insieme a Ekaterina Vinokurova, figlia di Sergei Lavrov, attuale ministro degli Esteri della Federazione Russam della società Smart Art, specializzata nella produzione e gestione di partecipazioni internazionali. Legami con l’apparato statale presenti anche nella linea familiare: Karneeva è infatti figlia di Nikolai Volobuev, ex generale dei servizi di sicurezza e attuale alto dirigente di Rostec, colosso statale della difesa.
CHI SONO GLI ARTISTI RUSSI PRESENTI
Ma veniamo agli artisti. Il programma artistico prevede una fitta rete di autori, con una prevalenza di figure legate alla sperimentazione sonora e alla musica contemporanea. Tra i profili di cui sono note le attività spicca Alexey Retinsky, compositore di origini russo-ucraine residente in Austria, attivo nella musica sinfonica ed elettronica. La direzione corale è affidata a Ekaterina Antonenko, che guiderà l’ensemble vocale Intrada. Il panorama della musica elettronica e sperimentale è rappresentato da Oleg Gudachev, Alexey Sysoyev, il DJ e produttore JLZ, il musicista/performer contemporaneo Ilya Tatakov e il compositore Lukas Sukharev.
La componente performativa e strumentale vede protagonisti il fisarmonicista Roman Malyavkin, il pianista Petr Musoev, il polistrumentista folk Alexey Khovalyg e l’artista sonora Tatyana Khalbaeva. Partecipano inoltre il progetto musicale Phurpa, guidato da Alexey Tegin (con lui Nikita Korolev e Georgy Orlov-Davydovsky), e l’ensemble di musica tradizionale Toloka diretto da Ekaterina Rostovtseva e da cui provengono l’etnomusicologa Lizaveta Anshina e le cantanti del repertorio popolare Vera Bazilevskikh, Zhanna Gefling, Sofya Ivanishkina e Antonina Sergeeva. L’allestimento vede anche la partecipazione dello scenografo Timofey Dudarenkoì e della ballerina classica Maria Vinogradova.
Come detto, sono inclusi anche contributi internazionali, come quelli di DJ Diaki, proveniente dal Mali, Paese in cui l’influenza russa è radicatissima, del produttore argentino Jaijiu e del messicano Oscar Landgraf Ortega con il progetto Atosigado. Nell’elenco, disponibile sul sito della Biennale, ci sono anche due italiani: l’attore Marco Dinelli, da anni residente in Russia e l’architetto Antonio Buonuario.
Per gli altri artisti citati dalle cronache le notizie online sono sempre più rarefatte. Mettendo insieme i frammenti di informazioni disponibili sul web, si possono attribuire al mondo della lirica il soprano Daria Khrisanova, il controtenore Serafim Chaikin, il basso-baritono Bogdan Petrenko e i mezzosoprano Veronika Okuneva e Olga Talysheva, il tenore Artem Nikolaev, il polistrumentista e solista vocale Yaroslav Paradovsky, oltre al fonico e tecnico del suono Mikhail Spasskii. Faina (Lorah) è una pittrice e disegnatrice a metà tra il surreale e il tradizionale. Completano l’elenco Oksana Kuznetsova e Valerie Oleyni, di cui non sono disponibili ulteriori dettagli.
Crediti immagini: Wikimedia Commons, author: Naturpuur


