Il governo italiano ha disposto la chiusura temporanea della sede diplomatica a Teheran, trasferendo il personale e 50 connazionali verso la capitale dell’Azerbaigian. Tajani: “motivi di sicurezza, non abbiamo rotto le relazioni diplomatiche”
L’ambasciata d’Italia in Iran ha sospeso ufficialmente le proprie attività nella capitale iraniana per trasferire le funzioni operative presso la sede diplomatica di Baku, in Azerbaigian.
La decisione è stata comunicata dal Ministro degli Esteri e Vicepremier Antonio Tajani, il quale ha specificato che il provvedimento ha natura temporanea ed è stato assunto per garantire l’incolumità del personale in un momento di estrema tensione nell’area.
L’AMBASCIATRICE AMADEI SI SPOSTA A BAKU
Un convoglio di cinque autovetture, che trasportava circa 50 persone tra diplomatici e cittadini italiani desiderosi di lasciare il Paese, ha raggiunto il confine azero dopo una missione coordinata dalla Farnesina.
Ultima a lasciare la sede diplomatica di Teheran è l’ambasciatrice Paola Amadei, che adesso dividerà gli uffici di Baku con la delegazione in Azerbaijian guidata dal collega Luca Di Gianfrancesco, nella speranza di una rapida de-escalation, al momento molto lontana.
NEL CONVOGLIO ANCHE IL VESCOVO DI TEHERAN E IL VICE NUNZIO
Tra i componenti del convoglio che ha lasciato la capitale persiana, anche il vescovo della diocesi di Teheran-Ispahan, il francescano e cardinale belga Dominique Joseph Mathieu, e il vice nunzio.
I PRECEDENTI: DALL’ASSALTO DEL 1979 ALLA CHIUSURA DELL’AMBASCIATA SAUDITA
Già da diverse settimane era stata sospesa l’attività consolare al pubblico, con la presenza italiana progressivamente ridotta a seguito delle tensioni tra Iran e Ue per l’inserimento delle Guardie della Rivoluzione nella blacklist dei gruppi terroristici. Ciononostante e a differenza di altri Paesi, l’Italia ha sempre cercato di mantenere un canale aperto con l’Iran e non chiudere del tutto la sede diplomatica a Teheran.
Ma il clima adesso è insostenibile, tanto più che la capitale persiana è stata più volte teatro di crisi diplomatiche con al centro proprio le sedi degli ambasciatori. A cominciare dall’assalto alla US Embassy del 1979, nel mezzo della rivoluzione degli ayatollah, che portò al sequestro di 52 diplomatici per quasi un anno e e mezzo. Nel 2011 fu la volta del Regno Unito, con la sede sede britannica che rimase poi chiusa per ben 4 anni. Nel 2016 toccò all’ambasciata dell’Arabia Saudita: l’edificio fu incendiato e danneggiato dopo l’esecuzione dell’imam sciita Nimr al-Nimr a Riad. L’episodio portò alla rottura totale delle relazioni tra i due Paesi e alla chiusura definitiva della missione.


