Il voto si difende prima delle urne. Interferenze e disinformazione nella formazione del consenso.
Quattro appuntamenti scandiscono l’autunno elettorale del 2026. Il Brasile sceglie tra Lula e Bolsonaro; Israele rinnova la Knesset; gli Stati Uniti eleggono la Camera e un terzo del Senato; la Spagna decide se confermare la maggioranza guidata dal socialista Pedro Sànchez o virare verso un governo di centrodestra. Nel 2027 sono attese elezioni in Italia, Francia, Polonia, Finlandia ed Estonia.
COSA SIGNIFICA PROTEGGERE IL VOTO
La sicurezza di un’elezione nasce dove gli elettori formano il proprio giudizio, confrontano le informazioni e scelgono a chi affidare la rappresentanza. Un’interferenza straniera può insinuarsi senza toccare una scheda: alterando le condizioni in cui matura la scelta, esasperando divisioni, facendo apparire spontaneo un consenso costruito ad arte.
Proteggere il voto significa anche garantirne la libera formazione. Subordinare ogni intervento alla prova di un risultato alterato significherebbe rinunciare alla prevenzione. Occorre individuare le operazioni ostili e accertarne la responsabilità, senza presumere che ogni tensione politica abbia origine all’estero. Le democrazie hanno contraddizioni reali, che chi vuole indebolirle cerca di sfruttare. Prevenire un rischio, sanzionare una condotta e annullare un’elezione sono però interventi diversi, che richiedono presupposti e garanzie commisurati ai loro effetti.
LE INTERFERENZE RUSSE NEGLI STATI UNITI E NEL REFERENDUM SULLA BREXIT
Negli Stati Uniti, l’indagine bipartisan della Commissione Intelligence del Senato sulle elezioni del 2016 documentò le attività della russa Internet Research Agency, volte a influenzare la competizione presidenziale e ad alimentare la discordia sociale. Identità fittizie e contenuti mirati sfruttavano fratture politiche e razziali esistenti. Il metodo consisteva nell’occupare il dibattito assumendo le sembianze dei suoi partecipanti. Accertare un’interferenza, tuttavia, non equivale a dimostrare quanti voti abbia spostato.
La stessa distinzione vale per la Brexit. L’11 ottobre il primo ministro britannico Andy Burnham ha dichiarato di aver ricevuto conferma di interferenze russe nel referendum del 2016. Una dichiarazione politicamente rilevante, che non dimostra un’alterazione dell’esito referendario.
DOPPELGANGER, LA CAMPAGNA RUSSA DI DISINFORMAZIONE
Nel settembre 2024 il Dipartimento della Giustizia statunitense annunciò il sequestro di 32 domini internet collegati alla campagna di disinformazione Doppelganger. Secondo gli atti investigativi, società russe utilizzavano anche siti che imitavano quelli di testate autentiche. Profili fittizi indirizzavano gli utenti verso quei contenuti. L’autorevolezza dei giornali diventava una copertura per influenzare gli elettori con notizie false: una manipolazione fondata sull’appropriazione della credibilità altrui. Le attività di Doppelganger sono state documentate anche in Europa. Nel giugno 2023 le autorità francesi denunciarono una campagna di manipolazione.
La cooperazione transatlantica è necessaria: le reti di manipolazione oltrepassano i confini, mentre la tutela dei processi elettorali resta affidata soprattutto alle istituzioni nazionali. Alla cooperazione internazionale deve accompagnarsi un confronto interno che coinvolga maggioranza e opposizione.
INTERFERENZE ELETTORALI, IL CONFRONTO IN FRANCIA E IL CASO ROMENO
Il 18 settembre Emmanuel Macron ha riunito i rappresentanti dei partiti parlamentari per discutere delle minacce alla sicurezza, comprese le ingerenze straniere in vista delle elezioni del 2027.
Più delicata è la vicenda romena. Nel dicembre 2024 la Corte costituzionale annullò il processo elettorale presidenziale dopo la diffusione di documenti su interferenze e irregolarità nella campagna. Nello stesso mese la Commissione europea aprì un procedimento nei confronti di TikTok per sospette violazioni degli obblighi del Digital Services Act in materia di rischi elettorali. Sono piani distinti: la decisione della Corte, l’accertamento delle interferenze e la verifica del rispetto degli obblighi da parte della piattaforma. Confonderli equiparerebbe un sospetto a una responsabilità accertata. La questione riguarda tutte le democrazie: interventi tanto incisivi richiedono prove solide, motivazioni trasparenti e garanzie.
I NUOVI STRUMENTI DELLA MANIPOLAZIONE
Le operazioni ostili combinano strumenti diversi. Si può compromettere un account, sottrarre un documento o diffondere un video manipolato. L’intelligenza artificiale consente di produrre falsificazioni più rapidamente e a costi inferiori. L’obiettivo può essere condizionare il dibattito e indebolire la fiducia nelle istituzioni, anche senza persuadere tutti della stessa menzogna. L’incertezza diventa un risultato politico.
LE REGOLE EUROPEE CONTRO LA DISINFORMAZIONE ELETTORALE
Per contrastare questi rischi, nel 2024 la Commissione europea pubblicò, nell’ambito del Digital Services Act, orientamenti per mitigare i rischi elettorali sulle piattaforme e sui motori di ricerca di dimensioni molto grandi, salvaguardando la libertà di espressione. Nel dicembre dello stesso anno il Consiglio dell’UE adottò le prime sanzioni contro le attività destabilizzanti. Tra i destinatari Sofia Zakharova, dirigente dell’amministrazione presidenziale russa, indicata dal Consiglio tra i responsabili di operazioni di disinformazione e di interferenza.
Individuare le operazioni di manipolazione resta difficile. Occorre ricostruire condotte e collegamenti, individuare identità fittizie e finanziamenti occulti, riconoscere i meccanismi di diffusione artificiale dei contenuti. Il discrimine riguarda i comportamenti e le responsabilità, non l’orientamento delle idee. Altrimenti la difesa della democrazia finirebbe per impoverirci.
LE SOLUZIONI: COOPERAZIONE, TRASPARENZA, PREVENZIONE, RESPONSABILITÀ
Il contrasto alle interferenze richiede una cooperazione stabile tra autorità elettorali, cybersicurezza e intelligence, assicurando un controllo parlamentare e un’adeguata tutela giurisdizionale. Il giornalismo indipendente e l’educazione ai media aiutano a riconoscere le manipolazioni. Alle piattaforme va chiesto di rendere verificabili le proprie procedure; alle istituzioni, di comunicare tempestivamente ciò che sanno, distinguendolo da ciò che stanno accertando.
La prevenzione richiede continuità anche tra le consultazioni. Formare il personale, proteggere account e credenziali, predisporre canali di segnalazione consente di ridurre i tempi di risposta. È un lavoro da svolgere prima che una falsificazione occupi la scena pubblica.
Resta la responsabilità politica. Nessun partito dovrebbe sfruttare consapevolmente un’operazione straniera perché momentaneamente favorevole. Un vantaggio elettorale può tradursi in un danno duraturo per il Paese. Chi attacca una democrazia non deve necessariamente determinare il vincitore. Può bastargli convincere i cittadini che nessun risultato merita fiducia. Difendere la libertà del voto significa impedire che sia questa sfiducia a vincere le elezioni.

