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Cottarelli Trasparenza

Come funziona la proposta di legge Cottarelli sulla trasparenza dei programmi elettorali

L’economista ed ex senatore Carlo Cottarelli lancia, insieme alla Fondazione Luigi Einaudi di Roma, una campagna bipartisan per l’approvazione del disegno di legge che obbligherebbe le forze politiche a dichiarare le coperture finanziarie dei programmi elettorali, evitando il consueto ricorso a promesse irrealizzabili. Ecco in cosa consiste

Come accade immancabilmente all’apertura delle campagne elettorali, l’Italia si prepara a una nuova infornata di promesse irrealizzabili da parte delle forze politiche d’ogni appartenenza e colore. Giusto per dare un’idea: nelle precedenti consultazioni nazionali del 2018 e del 2022, i partiti presentarono programmi contenenti tagli alle tasse e aumenti di spesa che avrebbero gravato sul bilancio pubblico per cifre stimate tra i 140 e i 150 miliardi di euro all’anno. Puntualmente, una volta giunti al governo, i vincitori si sono scontrati con la mancanza di risorse reali.

Per contrastare questa fiera delle illusioni, durante il suo mandato come senatore del Partito Democratico tra l’ottobre del 2022 e il maggio del 2023, l’economista Carlo Cottarelli ha presentato un disegno di legge mirato a garantire la trasparenza dei programmi. ll ddl fu assegnato alla commissione Affari costituzionali, ma fin qui non è mai stato discusso. Ora l’ex senatore insieme alla Fondazione Luigi Einaudi lanciano una raccolta firme per sollecitarne l’esame e l’approvazione parlamentare.

CHI ADERISCE ALLA RACCOLTA FIRME DI COTTARELLI

Tra i cofirmatari ufficiali figurano inizialmente i parlamentari del Partito Democratico Dario Parrini, Michele Fina, Francesco Verducci, Francesco Giacobbe e Valeria Valente. Successivamente, hanno aggiunto la propria firma al disegno di legge anche Carlo Calenda e Raffaella Paita (per il gruppo Azione – Italia Viva), il senatore della Lega Massimo Garavaglia e il parlamentare Luigi Spagnolli del Gruppo Autonomie.

Ma tra i firmatari della proposta figurano personalità del mondo politico e culturale provenienti da ogni area politica. Alla presentazione nella Sala Koch di Palazzo Madama di martedì scorso partecipavano, oltre allo stesso Cottarelli, il senatore Massimo Garavaglia, Giuseppe Benedetto, Andrea Cangini e Alessandro Sterpa.

Ancora più variegata la lista dei primissimi firmatari della campagna onlineMarco Baldassari, Sebastiano Barisoni, Andrea Bignami, Tito Boeri, Massimo Bordignon, Marco Buti, Alessandro Campi, Ferruccio de Bortoli, Alessandro De Nicola, Fabio Fazio, Elsa Fornero, Giampaolo Galli, Davide Giacalone, Francesco Giubilei, Giordano Bruno Guerri, Luciana Lamorgese, Luciana Littizzetto, Emma Marcegaglia, Roberto Perotti, Giacomo Poretti, Sergio Rizzo, che è qui presente fra l’altro, Gian Antonio Stella, Guido Tabellini, Gilberto Turati

COME FUNZIONA ORA

La battaglia di Cottarelli trascende infatti gli schieramenti e si propone di migliorare la qualità del dibattito, limitando l’avanzata dei sentimenti antipolitici che derivano dalla delusione delle aspettative elettorali.

Attualmente, in base all’articolo 14-bis del testo unico del 1957, i partiti che concorrono alle elezioni devono presentare un programma elettorale in cui delineano le proprie riforme. Tuttavia, non sussiste alcun obbligo di spiegare quanto costino le misure elencate né come vengano finanziate. Questo vuoto informativo fa sì che gli elettori votino senza possedere gli strumenti per valutare se le promesse siano economicamente sostenibili.

IN COSA CONSISTE LA CAMPAGNA DI COTTARELLI “QUANTO MI COSTA?” E COME FIRMARE

Con il disegno di legge S. 550, verrebbe introdotto l’obbligo formale di rendere trasparenti i costi delle promesse elettorali. Ogni forza politica dovrebbe dettagliare la provenienza delle risorse necessarie, dichiarando chiaramente l’eventuale ricorso a tagli di altre spese, ad aumenti di imposte o a un incremento del debito. La normativa non imporrebbe alcun vincolo di merito alle scelte politiche, intervenendo unicamente sul piano della trasparenza per favorire un confronto reale e un voto consapevole.

A garanzia dell’affidabilità delle cifre presentate, il testo assegnerebbe all’Ufficio Parlamentare di Bilancio il compito di verificare e comunicare pubblicamente la correttezza delle stime dichiarate dai partiti politici. Qualora una forza politica decidesse di non rispettare le norme o presentasse dati falsati, l’assenza di sanzioni pecuniarie verrebbe compensata dal giudizio diretto dell’opinione pubblica, tramutandosi in un severo danno d’immagine davanti agli elettori.

Il disegno di legge potrebbe essere approvato come provvedimento separato oppure inserito sotto forma di emendamento alla legge elettorale attualmente in discussione in Parlamento, un’opzione che consentirebbe di accelerare i tempi. Intanto, è possibile firmare qui la petizione per la trasparenza dei programmi elettorali.

UN MODELLO GIÀ SPERIMENTATO

Un modello di trasparenza già largamente sperimentato a livello internazionale: Svezia, Australia e Canada seguono prassi simili, recentemente adottate anche in Grecia. Un esempio virtuoso è rappresentato dai Paesi Bassi, dove da decenni il Cpb (l’Ufficio per l’Analisi della Politica Economica), ispirato dal premio Nobel per l’economia Jan Tinbergen, valuta su base volontaria la reale copertura finanziaria delle piattaforme elettorali dei vari partiti.

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