A cosa porterà la saldatura tra Futuro Nazionale e Indipendenza? Il peso elettorale dell’ex sindaco di Roma, le differenze con Fratelli d’Italia e il rischio di una dispersione del consenso nel campo conservatore: l’intervista al prof. Luigi Di Gregorio (Unitus)
L’abbraccio tra Roberto Vannacci e Gianni Alemanno è solo un gesto simbolico o la costituzione di un nuovo soggetto capace di contendere consenso a Giorgia Meloni? Quali sono i punti di contatto tra i due, e in cosa si differenziano dalla destra di governo? E, soprattutto, quanto può pesare questa operazione sul piano elettorale? Ne parliamo con Luigi Di Gregorio, professore associato di Scienza Politica presso l’Università della Tuscia di Viterbo, dove insegna Comunicazione Pubblica e Politica.
L’abbraccio tra Vannacci e Alemanno segna la nascita di un nuovo polo della destra radicale? Che messaggio manda sia agli elettori sia agli altri partiti di centrodestra?
Già prima di finire a Rebibbia Gianni Alemanno aveva annunciato un avvicinamento di Indipendenza a quello che era ancora solo un movimento di Roberto Vannacci. L’avvicinamento a Futuro Nazionale era nell’aria, poiché Indipendenza ha un posizionamento sovranista e identitario ben definito. Quello che faranno sarà un’opposizione da destra a un governo di destra, rivendicando posizioni più radicali e approfittando del fatto che quando si governa un po’ di cose cambiano. In generale, chi è all’opposizione ha mani più libere per capitalizzare. Dopodiché, la loro avanzata secondo me è frenata comunque da Giorgia Meloni, che rimane molto forte nei consensi. Se guardiamo a Germania, Francia, Inghilterra, la posizione dei sovranisti è quella di primo partito, mentre in Italia il vento sovranista è frenato da un presidente del consiglio che su quelle tematiche ha costruito una storia.
Che tipo di saldatura politica rappresenta l’asse Alemanno-Vannacci? Quali elementi li uniscono sul piano culturale e programmatico e, invece, quali sono le principali differenze rispetto alla destra di governo di Giorgia Meloni?
Riunisce una posizione sovranista, anche un certo antiamericanismo, o anti-atlantismo se così vogliamo definirlo. Non so se sul fronte della destra sociale siano del tutto allineati, quello ovviamente è un tema storico di Alemanno, ma per Vannacci è ancora molto da interpretare questa tematica. Verosimilmente, vista la battaglia recente di Alemanno in carcere, potrebbero avere tra loro un tema di relativo dissenso sul fronte giustizia. Potrebbero avere dei distinguo, ma credo che siano abbastanza allineati sulle tematiche che più funzionano oggi quali sicurezza, immigrazione e posizione internazionale. Rispetto al governo, la grande distinzione è sulla Russia, e secondo me anche sull’Europa, perché è chiaro che la posizione di FdI e del governo rimane eurocritica, ma non è euroscettica. Il governo non mette in discussione l’Ue o ipotizza l’uscita dall’Ue; l’idea è quella di tutelare l’interesse nazionale all’interno dell’Unione Europea e in qualche modo, eventualmente, far cambiare rotta all’Europa, e questo governo su alcune tematiche come l’immigrazione c’è riuscita. Vannacci e Alemanno mi sembrano più indipendentisti sotto questo profilo; da un punto di vista di fattibilità, secondo me, non hanno alcuna chance, ma quando sei all’opposizione hai il vantaggio di non essere chiamato a rispondere delle proposte che fai. Sulle proposte possono fare presa su quella quota di elettorato disilluso, stanco, risentito e che ha bisogno di un riconoscimento politico.
Dal punto di vista elettorale, quanto pesa oggi Alemanno?
Poco, da un punto di vista simbolico pesa di più, perché Alemanno è un pezzo di storia della destra nazionale italiana ed è l’ex sindaco di Roma. Comunque con la recente vicenda che l’ha visto coinvolto, la sua immagine ha avuto dei risvolti positivi e simbolicamente può essere un segnale positivo nell’area dell’elettorato storicamente di destra come gli ex Alleanza Nazionale confluiti in Fratelli d’Italia. Ricordo che comunque Alemanno fa parte di un partito che oggi non ha molti volti spendibili, Vannacci a parte. Nell’ipotesi di costruire una classe dirigente, l’ex sindaco di Roma resta un nome di peso. Il suo nome darà ulteriore visibilità a un partito nuovo, che oggi è l’unico partito di destra che fa opposizione.
C’è un’ala di Fratelli d’Italia che guarda con interesse a questa nuova coalizione?
No, che io sappia no e non credo. Anche perché l’atteggiamento di Fn al momento è proprio di scontro frontale nei confronti del governo. Non passa giorno in cui non attaccano il governo e FdI, è chiaro che finché l’atteggiamento rimane questo, FdI ha interesse a rispondere, tanto hanno visibilità e ignorarli non ha senso. Condivido anche la linea scelta della risposta, che è quella di contrattaccare dichiarando che stanno tradendo la destra e lavorando per la sinistra, come ha dichiarato Meloni. Tanto loro dettano l’agenda e stando all’opposizione possono alzare sempre l’asticella, inseguirli sui loro temi è rischioso. Viceversa, spostando il frame e contrattaccandoli sbandierando la tematica del tradimento, accusandoli di votare sistematicamente contro il governo, Meloni può limitarli facendo presa sul proprio elettorato che rimane sensibile al tema del tradimento.
Questo non esclude però che nei prossimi mesi possa aprirsi un tavolo di confronto. Al momento a Vannacci conviene stare all’opposizione, ha più chance di acquisire consensi. Altri soggetti nuovi di centro come Orfini, Onorato, Marattin hanno provato a fare opposizione, ma non hanno hanno catturato attenzione perché non polarizzano. Vannacci, a differenza loro, ha tematiche forti su cui attaccare il governo e guadagnare visibilità. Con l’avvicinarsi delle elezioni e con la nuova legge elettorale, però, potrebbe cambiare lo scenario.
Meloni ha costruito la sua leadership anche sulla capacità di tenere insieme le anime della destra. l’emergere di un’alternativa più radicale guidata da Vannacci può metterla sotto pressione o, al contrario, finire per rafforzarla?
A livello di immagine internazionale le fa solo bene. A livello di opinione pubblica internazionale quel timore iniziale della leader sovranista che spaccava l’Europa è superato. Giorgia Meloni si è costruita un’immagine internazionale molto positiva in questi anni. Gli attacchi di Vannacci rafforzano ulteriormente la sua immagine. Meloni, inoltre, ha un vantaggio: la sua vita politica è incentrata sui temi sbandierati oggi dal generale. Per cui, se lei regge in termini di credibilità e fiducia, anche i consensi nei confronti di FdI rimarranno elevati e potrà così arginare Fn, che ha un margine di crescita relativo. Vannacci dopo la fase di crescita dovrà valutare se entrare in coalizione o provare ad andare da solo, ma questo gli comporterà inevitabilmente un rischio, perché qualora dovesse vincere il centrosinistra e i voti di Vannacci dovessero risultare decisivi, questo nell’area di destra rimarrà un tema che sconterà.

