Severa stroncatura del pubblico per il nuovo programma di Tommaso Cerno in onda nella fascia oraria di pranzo
Parte male “2 di Picche”, il nuovo formato quotidiano in onda su Rai2 con la conduzione di Tommaso Cerno. Al debutto, l’altro ieri, il format ha fatto registrare il 5,36% d share, meno perfino di Medicina33. Ma soprattutto dirotta gli spettatori abituali verso le altre trasmissioni, segno di uno scarso gradimento del pubblico che frequenta la fascia oraria di pranzo.
I NUMERI DEL DEBUTTO E IL CROLLO DEGLI ASCOLTI
Impietosa la Repubblica, che commenta così il flop: “Due di picche: mai titolo di trasmissione fu più profetico (…) I quattro minuti scarsi di editoriale su Trump e la guerra in Iran, condito da inevitabile endorsement per il governo italiano, hanno prodotto una fuga in massa di ascoltatori: solo in 632mila sono rimasti sintonizzati sul secondo canale della tv pubblica che, immediatamente prima, durante il tg2 delle 13 e relative rubriche, aveva invece registrato uno share del 12,5%, pari a circa un milione e mezzo di persone”.
Un crollo verticale del 12,5% di share rispetto al Tg2 delle ore 13, verificatosi non appena il direttore del Giornale è apparso sulla seconda rete, peraltro per soli 3 minuti e senza pubblicità. A maggior beffa, il programma successivo, Ore14 condotto da Milo Infante, sale al 7,43 facendo registrare un +240mila spettatori, com sottolinea anche Domani.
L’EDITORIALE D’ESORDIO
Quanto al contenuto della trasmissione, già lunedì Lisa DI Giuseppe annotava, sempre su Domani, vari passaggi dell’editoriale d’esordio, nel quale il direttore ha invitato gli italiani a non lamentarsi dei rincari energetici derivanti dalle tensioni internazionali. Secondo Cerno, il problema non è la guerra, ma quanto costerà l’aria condizionata nella casa al mare o il materiale per sistemare il tinello, concludendo che l’Italia è una “democrazia delle comodità”. Dichiarazioni aspramente contestate dai parlamentari dell’opposizione in commissione Vigilanza, con i deputati del Pd che parlano della “stagione più disastrosa del servizio pubblico radiotelevisivo”.
L’USIGRAI: “PROPAGANDA PAGATA COL CANONE”
Il sindacato dei giornalisti Rai, l’Usigrai, interviene con durezza sulla vicenda, definendo l’operazione come “pura propaganda pagata con il canone”. Nel comunicato diffuso dal sindacato, si torna ancora una volta sul fatto che Tommaso Cerno è un collaboratore esterno pagato mille euro al minuto, per un totale di 11mila euro a puntata, e si esprime “Solidarietà ai tanti colleghi e colleghe che resistono per garantire un’informazione equilibrata, plurale e completa come prevede il contratto di servizio”.
LA DIFESA DELLA RAI
La Rai difende la scelta. Il direttore della testata, Antonio Preziosi ha tentato di smorzare i toni durante la conferenza stampa per i 50 anni del telegiornale, sostenendo che ogni contributo al pluralismo costituisce un arricchimento. In difesa dei risultati è intervenuta anche Incoronata Boccia, capo ufficio stampa della Rai, la quale ha spiegato a La Repubblica che il minutaggio ridotto della striscia rende difficile il paragone con spazi più ampi come quello di Milo Infante, confidando nel fatto che il pubblico abbia bisogno di tempo per affezionarsi alla nuova proposta editoriale.


