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articolo 42

Cosa dice il Trattato Ue sul “mutuo soccorso” in caso di attacco a un Paese membro

Non solo l’articolo 5 della Nato: anche l’Unione Europea può invocare una norma comunitaria in risposta all’aggressione di un Paese membro. Ecco in cosa consiste l’articolo 42 del Trattato sull’Unione Europea (TUE) e come funzionerebbe

L’attacco condotto da droni iraniani contro una base britannica situata sul territorio di Cipro spinge l’Unione Europea a considerare l’ipotesi di un coinvolgimento nel conflitto su base indiretta. La norma di riferimento per un eventuale intervento in difesa del territorio dell’Unione è l’articolo 42 del Trattato dell’Unione Europea, e in particolare il comma 7, che istituisce una sorta di clausola di difesa reciproca, sul modello dell’Articolo 5 della Nato.
Questo dispositivo normativo, che finora non ha mai trovato applicazione pratica, stabilisce un obbligo di assistenza collettiva che potrebbe trasformare radicalmente la risposta del blocco comunitario di fronte a minacce esterne, equiparando di fatto la solidarietà europea ai meccanismi di protezione vigenti in ambito atlantico. Per il momento Bruxelles mantiene una linea di estrema cautela, ma secondo Paula Pinho, portavoce capo della Commissione europea, l’attivazione dell’articolo 42 sarà oggetto di discussione negli incontri dei prossimi giorni.

COME FUNZIONA L’ARTICOLO 42 DEL TRATTATO UE

Il cuore della questione risiede nel principio di solidarietà obbligatoria sancito dal TUE, il quale stabilisce che, qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel proprio territorio, gli altri partner sono tenuti a prestare aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso. La norma è stata introdotta dal Trattato di Lisbona nel 2009 per potenziare la solidarietà tra i membri in caso di attacco armato.
Tale impegno deve essere esercitato in conformità con l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e non rappresenta una semplice possibilità diplomatica, bensì un dovere giuridico. Nel caso specifico, la posizione di Cipro risulta determinante: l’isola è un membro dell’Unione Europea ma non fa parte della NATO, rendendo il comma 7 l’unico strumento di difesa collettiva attivabile in caso di attacco. L

LA PROCEDURA FORMALE

a procedura formale prevede che l’avvio di una missione militare sia approvato dal Consiglio europeo all’unanimità. Il ruolo chiave in questo processo è affidato all’Alto Rappresentante per la Politica estera Kaja Kallas, la figura istituzionale responsabile della guida e del coordinamento della politica estera e di sicurezza comune, che ha il compito di presentare formalmente la proposta d’intervento ai capi di Stato e di governo.
Nonostante la regola generale dell’unanimità, il diritto dell’Unione prevede dei meccanismi di flessibilità per garantire l’operatività della difesa comune. Il comma 5 dello stesso articolo 42 stabilisce infatti che il Consiglio possa affidare lo svolgimento di una missione a un gruppo ristretto di Stati membri, allo scopo di preservare i valori dell’Unione e servirne gli interessi strategici. In questo scenario di cooperazione rafforzata, il voto in seno al Consiglio non richiederebbe più il consenso unanime di tutti i Ventisette, ma verrebbe approvato attraverso una maggioranza qualificata, accelerando i tempi di reazione militare. Ogni iniziativa intrapresa in tale ambito deve comunque risultare integrata nella politica estera e di sicurezza comune, assicurando che l’Unione disponga di una capacità operativa basata su mezzi civili e militari forniti dalle singole nazioni per la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale.

IL COORDINAMENTO CON LA NATO

L’attivazione dell’articolo 42 rappresenta un territorio ancora inesplorato per la diplomazia europea. Di recente, un’invocazione informale della clausola era stata ipotizzata per la Groenlandia, ma l’iniziativa è stata poi accantonata per evitare complicanze politiche con gli Stati Uniti, alleato storico del blocco.
Un elemento fondamentale del Trattato riguarda infatti il coordinamento con l’Organizzazione del Trattato del Nord-Atlantico: le norme europee chiariscono che gli impegni assunti dai membri dell’Unione devono restare conformi agli obblighi della NATO, che rimane per i suoi aderenti il fondamento della difesa collettiva. La politica di sicurezza dell’Unione Europea non intende dunque sostituire i sistemi di difesa nazionali o atlantici, ma mira alla graduale definizione di una difesa comune che rispetti il carattere specifico delle politiche di sicurezza di ciascuno Stato membro, mantenendo la compatibilità con il contesto internazionale di sicurezza.

QUAL È STATA (FIN QUI) LA RISPOSTA DEI PAESI EUROPEI

Mentre Bruxelles prende tempo sulla clausola di difesa reciproca, alcuni Stati membri hanno deciso di agire su base bilaterale. La Grecia ha già inviato due fregate e caccia F-16 per pattugliare lo spazio aereo e marittimo cipriota. Oltre alle navi, Atene ha attivato il protocollo di difesa congiunto con Nicosia inviando due batterie di missili Patriot: una è stata posizionata sull’isola di Karpathos e l‘altra a Souda (Creta), per creare una “catena di protezione” che copra il fianco sud-est dell’Europa.

Nel frattempo la Francia ha pianificato l’invio di caccia, sistemi antiaerea e unità navali, tra cui la portaerei a propulsione nucleare Charles De Gaulle, a supporto della sicurezza dell’isola e delle basi francesi nel Mediterraneo, mentre lunedì, con un discorso storico presso la base dei sottomarini nucleari dell’Île Longue a Brest, Emmanuel Macron è tornato sulla possibile estensione dell’ombrello nucleare ai partner europei. Intanto, secondo la stampa greca il governo cipriota avrebbe contattato Berlino e Roma per richiedere assistenza tecnica anche a Italia e Germania. Manovre che rientrano nel quadro della cooperazione tra Stati, ma restano esterne ai meccanismi formali dell’articolo 42.
Occhi puntati anche sulle manovre del governo britannico, che sta valutando di schierare un cacciatorpediniere della Royal Navy, in particolare il Type 45 destroyer HMS Duncan, nel Mediterraneo orientale per rafforzare le difese antiaeree della base RAF Akrotiri e delle aree sovrane a Cipro.

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