La Presidenza della Repubblica ha sollecitato il Ministero della Giustizia affinché verifichi con urgenza le presunte falsità contenute nella domanda di grazia presentata dall’ex consigliera regionale Nicole Minetti
La Presidenza della Repubblica ha inviato una lettera ufficiale al Ministero della Giustizia per richiedere chiarimenti urgenti in merito al decreto di concessione della grazia a favore dell’ex consigliera regionale della Lombardia Nicole Minetti. L’iniziativa del Colle nasce dai recenti scoop del Fatto Quotidiano, che puntano pesantemente il dito contro l’istanza presentata dai legali della donna, dipingendo una realtà ben diversa da quella che aveva convinto Sergio Mattarella ad accogliere il parere del sostituto Gaetano Brusa, già presidente del tribunale di Sorveglianza di Genova.
Le verifiche, fanno sapere da via Arenula, sarebbero state avviate e un eventuale primo esito potrebbe arrivare entro le 24 ore.
COSA IPOTIZZANO LE INCHIESTE DEL FATTO QUOTIDIANO
L’istanza di grazia di cui ha beneficiato Nicole Minetti – condannata a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato da scontare ai servizi sociali – si basava sulla necessità di assistere un minore adottato in Uruguay, affetto da una grave patologia che avrebbe richiesto cure specialistiche imprescindibili presso il Boston Children’s Hospital.
Ma le ricostruzioni giornalistiche del Fatto Quotidiano prospetterebbero una realtà ben diversa. Secondo le inchieste condotte dal giornale sulla base dei documenti acquisiti dal tribunale di Maldonado, il bambino non sarebbe stato un orfano abbandonato alla nascita, come dichiarato, ma avrebbe avuto due genitori biologici in condizioni di miseria. Tanto che la coppia formata da Nicole Minetti e dall’imprenditore e suo compagno Giuseppe Cipriani avrebbe intentato una causa civile per sottrargli la patria potestà. Qui il mistero s’infittisce: l’avvocata dei genitori, Mercedes Nieto, è stata trovata carbonizzata in casa sua insieme al marito nel 2024, mentre la madre risulterebbe attualmente irrintracciabile.
Anche il quadro clinico rappresentato sarebbe sotto accusa, poiché i primari dell’Ospedale San Raffaele di Milano e dell’Ospedale di Padova hanno smentito categoricamente di aver mai visitato il minore o di aver sconsigliato l’intervento in Italia, confermando che tali procedure mediche sono comunemente eseguite con successo nel territorio nazionale. Addirittura, secondo il quotidiano, l’imprenditore Giuseppe Cipriani sarebbe stato legato a Jeffrey Epstein, mentre “nella tenuta in cui la coppia ospitava a favore di telecamera i bambini dell’orfanotrofio, si consumava in realtà un incessante giro di squillo d’alto bordo e minorenni gestito dalla stessa Nicole Minetti, che dunque non avrebbe «cambiato vita»”.
LA LETTERA DI MATTARELLA AL MINISTRO NORDIO
Accuse gravissime, quelle lanciate dal quotidiano diretto da Antonio Padellaro, che mettono in profondo imbarazzo il Quirinale. Per appurare la veridicità delle inchieste giornalistiche, dalla Presidenza della Repubblica è partita una missiva di fuoco verso via Arenula: “In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal presidente della Repubblica, su proposta favorevole del ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa”.
Il Colle chiede chiarimenti al Guardasigilli forte del presupposto giuridico sancito dalla sentenza 200 del 2006 della Corte Costituzionale. Tale pronuncia stabilisce che il Ministero della Giustizia sia il titolare esclusivo dell’attività istruttoria relativa alle domande di grazia. Nel frattempo fonti del Quirinale sottolineano che il Presidente della Repubblica non dispone di autonomi strumenti di indagine e fonda le proprie determinazioni sui documenti trasmessi dal Ministro e sulle valutazioni dell’autorità giudiziaria, in questo caso rappresentata dal Procuratore Generale di Milano che aveva inizialmente espresso parere favorevole.


