Il pranzo a casa La Russa agita il centrodestra. Ecco chi c’era, chi no e perché gli alleati non l’hanno presa benissimo
Prosegue indefessa la telenovela sul candidato di centrodestra alle prossime comunali di Milano. Ignazio La Russa non molla Maurizio Lupi e nei giorni scorsi ha organizzato un pranzo di massa nella sua residenza meneghina con tutti i candidati, veri e presunti.
La novità è che Carlo Cottarelli s’è sfilato dalla corsa per Palazzo Marino. Profilo troppo estraneo al centrodestra il suo, difficilmente digeribile per Lega e Fratelli D’Italia. E così l’ex senatore del Partito Democratico era l’unico assente all’adunata in casa del Presidente del Senato.
Gli altri c’erano praticamente tutti: oltre al favorito del kingmaker, Maurizio Lupi, presenti anche l’imprenditore Antonio Civita, il presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano Antonino La Lumia, l’ex enfant prodige Pietro Tatarella, l’ex presidente di Assolombarda Alessandro Spada, più l’assessore di epoca morattiana Giovanni Terzi. A ricevere i papabili, il padrone di casa, affiancato dall’imperitura amica Daniela Santanché, dal capodelegazione di FdI in Europa Carlo Fidanza e dal coordinatore del partito nella provincia meneghina Sandro Sisler.
LO SCHEMA LA RUSSA
La Russa ha minimizzato la rilevanza dell’incontro, a suo dire un’iniziativa condotta a titolo di Fratelli d’Italia con le personalità che avevano espresso la propria disponibilità a correre, non un vertice formale di coalizione, specificando di averlo fatto proprio per evitare equivoci con gli alleati di Lega e Forza Italia). Al di là delle cautele di rito, tuttavia, il pranzo costituisce un messaggio inequivocabile: su Milano bisogna passare da La Russa, il quale ha già chiarito di volere un nome entro luglio e che lui non mollerà Maurizio Lupi. Anzi: la richiesta ai papabili invitati in casa sua è quella di mettersi a disposizione della coalizione, fare gruppo e garantire pieno sostegno a chiunque verrà scelto. Secondo il Corriere, nel piatto c’è la possibilità di diventare assessori tecnici di un’eventuale Giunta Lupi.
LA LEGA TORNA A CHIEDERE LA PRESIDENZA DELLA REGIONE
Pur presentata come un’occasione per fare squadra tra i nomi messisi a disposizione, la mossa ha provocato un’immediata levata di scudi da parte della Lega e di Forza Italia, preoccupate che il partito maggioritario intenda imporre la propria linea senza una condivisione preventiva.
Anche perché in Lombardia vige il patto tra Lega e FdI, che ha lasciato il Veneto in mano al Carroccio per rivendicare la guida della Lombardia. Puntare i piedi e provare prendersi anche Milano verrebbe considerato troppo dagli alleati. Lo dice senza troppi giri di parole il segretario regionale Massimiliano Romeo: “Il presidente Ignazio La Russa organizza pranzi per scegliere il candidato sindaco di Milano e individua Maurizio Lupi, vorrà dire che noi organizzeremo delle cene per scegliere il candidato per la presidenza della Regione Lombardia che sarà sicuramente della Lega”. Il tutto mentre l’attuale governatore Attilio Fontana e buona parte della cosiddetta Lega dei territori litigano a giorni alterni col ministro meloniano Adolfo Urso.
LE MANOVRE DI FORZA ITALIA
E Forza Italia? L’esigenza di marcare la distanza rispetto alla deriva vannacciana è ancor più pressante in casa azzurra, dove il riorientamento del partito verso posizioni più moderate, chiesto a gran voce dall’area più vicina alla famiglia del fondatore, rimane la priorità.
Intanto permane il veto su Lupi, con l’ipotesi Cottarelli non definitivamente tramontata, ma molto difficile. Continua dunque la ricerca del profilo moderato e civico, mentre anche Alessandro Sorte, capo degli azzurri in Lombardia, s’accoda al collega leghista e aggancia la trattativa sul capoluogo alla partita per la Regione.
IRONIA DELLA SORTE…
Nel frattempo, non è passato inosservato l’attivismo di Roberto Formigoni. L’ex governatore valuta il gran ritorno (una candidatura alle politiche?), e intanto dispensa consigli, non potendo che appoggiare la candidatura di Lupi, con cui ha condiviso gli anni dentro in Comunione e Liberazione.
Chissà che Sorte, per sparigliare le carte, non torni a proporre proprio il “Celeste” per la Regione Lombardia. Lo aveva già fatto l’anno scorso, quando il punto era sempre lo stesso: il braccio di ferro tra Lega e Fratelli d’Italia.

