Raffica di dimissioni nel governo e non solo. Chi lascia e chi subentra dopo la batosta del referendum
Doveva essere un voto sul merito, non politico. Il risultato è un terremoto per il governo e per buona parte del centrodestra. Il conto dei “dimissionati” in pochi giorni è salito a cinque. Fratelli d’Italia lascia sul campo un sottosegretario, una ministra, una capa di gabinetto e una vicepresidente di Regione, Forza Italia il capogruppo al Senato: Giorgia Meloni e Marina Berlusconi si sono liberati dei soliti noti e ora cercano volti nuovi. Il punto
IL CASO BISTECCHERIA E LA CADUTA DI DELMASTRO
Il primo a lasciare, martedì, è Andrea Delmastro Delle Vedove. L’ormai ex sottosegretario alla Giustizia paga un grave ed ennesimo scivolone, quello della Bisteccheria d’Italia. Le sue deleghe al DAP passano temporaneamente ad Andrea Ostellari (Lega) e Francesco Paolo Sisto (Forza Italia). Per la successione definitiva salgono le quotazioni di Sara Kelany (responsabile immigrazione FdI) o, in alternativa, di Carolina Varchi, vicina alla materia carceraria. Meno solida l’ipotesi Galeazzo Bignami, troppo divisivo.
LA CACCIATA DELLA ZARINA
Segue la zarina di via Arenula, Giusi Bartolozzi. Complici alcune dichiarazioni infelici durante la campagna referendaria e il coinvolgimento nel caso Almasri, la capa di gabinetto di Nordio lascia il posto a Vittorio Corasaniti (pro tempore), in attesa della probabile nomina di Antonello/Antonio Mura, ex procuratore generale. Per lei si ipotizza un “paracadute” in una partecipata pubblica.
IL (MEZZO) PASSO INDIETRO DI ELENA CHIORINO
In Piemonte, la scossa travolge Elena Chiorino. Anche lei lambita dall’affaire “Bisteccheria”, opta per una soluzione ibrida: dimissioni da vicepresidente della Regione, ma permanenza in giunta come assessora. Ringrazia il suo supplente, Claudio Sacchetto, che non decadrà.
IL TRAMONTO DELLA PITONESSA
Mercoledì è la volta di Daniela Santanchè. Nonostante i tentativi di resistenza e l’irritazione per un passo indietro che ritiene slegato dal referendum, la Ministra del Turismo alla fine cede. È Giorgia Meloni a chiederlo, la premier vuole liberarsi del cumulo di pendenze giudiziarie che si trascina dietro la Pitonessa. In attesa di un nome definitivo, parte il totonomi: i sempreverdi Zaia e Malagò, Chiarelli, ma in ottica di recupero dell’elettorato meridionale la scelta potrebbe ricadere su Gianluca Caramanna, responsabile turismo di FdI e consulente di Santanchè.
GASPARRI SILURATO
Giovedì Marina Berlusconi decide che il momento è propizio e vara un restyling che sa di commissariamento per Tajani. Il primo passo è silurare Maurizio Gasparri, accolto a Palazzo Madama da una petizione dei senatori azzurri che gli chiedono le dimissioni da capogruppo. Al suo posto, il “volto nuovo” è Stefania Craxi. Tajani resta segretario perché vicepremier e Ministro degli Esteri (troppo rischioso toccarlo ora), ma orfano di un fedelissimo, mentre Gasparri dovrebbe essere “risarcito” con la Presidenza della Commissione Difesa. I prossimi nel mirino di M. Berlusconi sono Paolo Barelli, l’altro capogruppo, e Fulvio Martusciello, capo delegazione dei forzisti all’Europarlamento.


