Il Parlamento si spacca sul ddl antisemitismo: la maggioranza spinge per il sì, le opposizioni contestano duramente l’adozione della definizione IHRA
L’aula di Palazzo Madama affronterà oggi il voto sul disegno di legge contro l’antisemitismo. Non ci sarà la “convergenza trasversale” invocata dalla senatrice a vita Liliana Segre contro quella che definisce un’emergenza democratica. Il muro contro muro di maggioranza e opposizione ruota intorno alla all’adozione della definizione adottata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Ecco quali sono i nodi principali e i diversi orientamenti.
IL TENTATIVO DI MEDIAZIONE E LO SCONTRO POLITICO
Al centro della contesa si trova la proposta del Partito Democratico, guidato a Palazzo Madama da Francesco Boccia, di emendare il testo eliminando i gli indicatori della definizione IHRA. Esempi che, pur pensati per contestualizzare l’odio, sono ritenuti da diversi giuristi e organizzazioni come Amnesty International o Jewish Voice for Peace eccessivamente ampi.
Il capogruppo di Forza Italia, Maurizio Gasparri, ha però respinto le modifiche definendo la dichiarazione IHRA “irrinunciabile” e criticando duramente le esitazioni della sinistra. Nonostante l’apertura della relatrice Daisy Perovano, che ha accolto l’eliminazione di un articolo che avrebbe permesso di vietare manifestazioni in via preventiva, il muro contro muro sulla definizione internazionale ha cristallizzato le posizioni.
CHI VOTA SÌ, CHI NO E CHI SI ASTIENE
Il testo a firma del capogruppo leghista Massimiliano Romeo è stato licenziato ieri dalla commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama e approderà oggi in aula. Il centrosinistra si presenta al voto quanto mai diviso: almeno tre le posizioni in campo.
Il PD è spaccato in due: se la linea ufficiale pende verso l’astensione per marcare il dissenso sugli indicatori IHRA, la componente riformista guidata da Graziano Delrio ha espresso la volontà di votare a favore, ritenendo la definizione un punto di riferimento internazionale imprescindibile. Con lui, secondo La Stampa, dovrebbero votare anche Walter Verini, Filippo Sensi, Sandra Zampa, Alfredo Bazoli, Tatjana Rojc e Pierferdinando Casini. Diversa la posizione di Susanna Camusso, la quale ha ribadito la propria contrarietà sottolineando come la lotta alle discriminazioni debba essere universale e non limitata da definizioni che rischiano di isolare il tema.
Il Movimento 5 Stelle pare orientato verso l’astensione, l’Alleanza Verdi e Sinistra si posiziona sul no, mentre Italia Viva aderirà al sì su cui è compatta la maggioranza.
QUAL È LA DEFINIZIONE DI ANTISEMITISMO DELL’IHRA
La definizione operativa adottata dall’International Holocaust Remembrance Alliance descrive l’antisemitismo come una determinata percezione degli ebrei che può esprimersi come odio nei loro confronti, manifestandosi con parole e azioni dirette verso persone, beni o istituzioni religiose.
Il nodo del contendere riguarda gli undici esempi allegati alla definizione, di cui sette si riferiscono direttamente allo Stato di Israele. Tra questi rientrano l’applicazione di due pesi e due misure non richiesti ad altre nazioni democratiche, il paragone tra la politica israeliana contemporanea e quella nazista, e l’affermazione che l’esistenza stessa di Israele sia un’espressione di razzismo (letteralmente “Negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo”
Se da un lato il testo specifica che le critiche a Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese non sono antisemite, dall’altro sanziona come discriminatori i tentativi di negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione o di ritenere gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato.


