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DECRETO 1 MAGGIO

Decreto 1° maggio: tutte le novità e cosa cambia su lavoro, contratti e salario “giusto”

Bonus per le assunzioni solo a chi applica il salario giusto, norme contro i contratti pirata e a favore dei rider: cosa c’è nel decreto varato ieri in Consiglio dei ministri

Ammontano a circa 960 milioni di euro — in gran parte già stanziati nell’ultima legge di Bilancio — le risorse destinate al nuovo decreto Primo Maggio licenziato nel pomeriggio dal Consiglio dei Ministri.

Il provvedimento introduce modifiche rilevanti anche sul fronte della contrattazione: viene meno l’obbligo automatico di far decorrere gli aumenti salariali dalla scadenza dei contratti collettivi, lasciando maggiore autonomia a sindacati e imprese nella definizione delle decorrenze e degli eventuali arretrati.
Il pacchetto conferma inoltre gli sgravi contributivi per l’assunzione stabile di giovani e donne, subordinando l’accesso ai benefici al rispetto del cosiddetto “salario giusto”. L’obiettivo della manovra è incentivare l’occupazione garantendo minimi retributivi ancorati alla contrattazione collettiva, rafforzando contestualmente le tutele per i lavoratori delle piattaforme digitali e il contrasto al caporalato.

INCENTIVI ALL’OCCUPAZIONE E SGRAVI CONTRIBUTIVI

La bozza del decreto stabilisce uno sgravio contributivo della durata massima di 24 mesi per le aziende che scelgono di assumere a tempo indeterminato, entro il 31 dicembre 2026, giovani under 35 che non abbiano mai avuto un impiego stabile e donne in condizioni di svantaggio. Per le assunzioni femminili aggiuntive l’esonero può raggiungere un tetto di 650 euro mensili, che sale fino a 800 euro nelle aree della Zes unica del Mezzogiorno, mentre per i giovani il limite è fissato a 500 euro al mese, elevato a 650 euro nelle regioni del Sud (con estensione anche a Marche e Umbria).

Ulteriori agevolazioni sono previste per le piccole imprese operanti nella Zona Economica Speciale (Zes) unica per il Mezzogiorno, Si aggiunge inoltre un incentivo alla stabilizzazione: fino a 500 euro al mese per le aziende che trasformano contratti a termine di giovani under 35 in rapporti a tempo indeterminato.

COS’È E COME FUNZIONA IL SALARIO “GIUSTO”

L’accesso a questi benefici è subordinato all’applicazione del salario giusto, identificato nel Trattamento Economico Complessivo (Tec) previsto dai contratti collettivi nazionali. Tali parametri devono essere definiti dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, riferendosi esplicitamente agli accordi siglati da Cgil, Cisl e Uil. La norma stabilisce che i contratti firmati da sigle meno rappresentative non possano prevedere un trattamento economico inferiore a quello dei contratti leader del settore. Per le aree non coperte dalla contrattazione collettiva, il salario non potrà essere più basso di quello previsto dal contratto maggiormente connesso all’attività effettivamente svolta dal datore di lavoro, trasformando di fatto i parametri contrattuali in una forma di salario minimo non fissato per legge.

RINNOVI, PREVIDENZA, ISOSPENSIONE

Sul fronte della previdenza, viene estesa fino al 2029 la possibilità di ricorrere all’isopensione, permettendo ai lavoratori di aziende con almeno 15 dipendenti di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro fino a sette anni rispetto ai requisiti ordinari.

Viene inoltre introdotta una norma transitoria sul Tfr: le imprese obbligate dal 2026 al versamento al Fondo Tesoreria Inps potranno regolarizzare i versamenti dei primi mesi dell’anno entro il 16 luglio senza sanzioni né interessi. I lavoratori avranno tempo fino al 30 giugno per destinare tali quote alla previdenza complementare.

TUTELE PER I RIDER E CONTRASTO AL CAPORALATO DIGITALE

Un capitolo rilevante riguarda la sicurezza dei rider e il contrasto al caporalato nelle piattaforme digitali. Il decreto introduce una presunzione di subordinazione: se l’attività del rider risulta organizzata o controllata, anche tramite algoritmo, il rapporto di lavoro si presume dipendente salvo prova contraria.

Per rafforzare le tutele, le piattaforme avranno obblighi stringenti di trasparenza:
dovranno comunicare mensilmente dati su prestazioni, tempi e luoghi di lavoro e conservare per cinque anni le informazioni relative ad accessi, assegnazioni, rifiuti e compensi. Viene inoltre riconosciuto ai lavoratori il diritto a ricevere spiegazioni comprensibili sulle decisioni automatizzate. Resta il divieto di cessione dell’account tra lavoratori, con sanzioni amministrative. Prevista anche la detassazione delle mance al 5%, estesa ai rider.

TRASPARENZA CONTRATTUALE E RUOLO DEL CNEL

Tra le novità figura l’introduzione del codice alfanumerico del contratto collettivo in busta paga, che consentirà a ministero del Lavoro, Inps, Ispettorato e Cnel di monitorare l’applicazione dei contratti e contrastare fenomeni di dumping. Al Cnel viene inoltre affidata la redazione di un Rapporto annuale sulle retribuzioni e la creazione di un archivio dei contratti aziendali e territoriali.

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