Il Digital Fairness Act della Commissione Europea sfida i modelli di business delle Big Tech. Saranno banditi i meccanismi che creano dipendenza nei più giovani: cosa c’è nel pacchetto di misure al vaglio dell’Europa e chi ci sta lavorando
La Commissione europea ha un progetto ambizioso: dettare le regole del gioco alle big tech. È questo il significato strategico del Digital Fairness Act, la norma che vuole introdurre misure contro le pratiche delle piattaforme digitali che puntano a creare dipendenza nei minori.
URSULA VON DER LEYEN AL VERTICE EUROPEO SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E I BAMBINI
A fare l’annuncio è stata la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “Stiamo assistendo alla rapidità fulminea con cui la tecnologia avanza e a come essa penetri in ogni aspetto dell’infanzia e dell’adolescenza. E il dibattito sull’età minima per l’accesso ai social media non può più essere ignorato”, ha detto la presidente nel corso del Vertice europeo sull’intelligenza artificiale e i bambini tenutosi a Copenaghen.
DI COSA SI OCCUPERÀ IL DIGITAL FAIRNESS ACT
Il Digital Fairness Act vuole proteggere i minori da quelle pratiche progettate al fine di creare dipendenza nell’utilizzo dei device digitali:
- cattura dell’attenzione
- contratti complessi
- trappole degli abbonamenti.
Esito – evitabile secondo la presidente von der Leyen – di modelli di business “che trattano l’attenzione dei nostri figli come una merce”. Mentre la Commissione ha l’ambizione di “costruire un mondo digitale in cui i nostri figli possano crescere liberi e sicuri, protetti dai valori che l’Europa rappresenta. In Europa, la sicurezza deve essere presente fin dall’inizio, non aggiunta come ripensamento”.
LA PROPOSTA DI LEGGE PER REGOLARE L’ACCESSO DEI SOCIAL MEDIA AI GIOVANI
Inoltre, entro l’estate la Commissione presenterà una proposta di legge per imporre il divieto dei social media ai bambini. “La questione non è se i giovani debbano avere accesso ai social media, ma se i social media debbano avere accesso ai giovani”, ha spiegato la presidente. È già al lavoro un Comitato speciale di esperti sulla sicurezza dei minori online, che fornirà supporto tecnico all’esecutivo comunitario. La norma si affiancherà ad altre iniziative -promosse dalla Commissione – per proteggere i più piccoli dall’esposizione a contenuti inappropriati.
CHI STA LAVORANDO ALLA NORMA SUL DIGITAL FAIRNESS ACT
Il dialogo con gli stakeholder è aperto. Alla norma sta lavorando il commissario Ue alla Giustizia Michael McGrath (che si occupa anche di tutela dello stato di diritto e dei consumatori) che, il mese scorso, ha incontrato Monika Bickert, vicepresidente per le politiche sui contenuti di Meta, nell’ambito della sua missione negli Stati Uniti. Il commissario McGrath ha riferito di un “proficuo scambio di opinioni” nel quale ha potuto illustrare anche “lo stato di avanzamento del Digital Fairness Act e il suo obiettivo di contrastare le pratiche online dannose, tra cui i dark pattern e la progettazione che crea dipendenza”.
LA CONSULTAZIONE APERTA SUL DIGITAL FAIRNESS ACT
La Commissione ha realizzato anche una consultazione aperta, dal 17 luglio al 24 ottobre scorso, sul Digital Fairness Act nella quale cittadini, autorità pubbliche e le parti interessate erano invitate a condividere le loro idee su come rafforzare ulteriormente la protezione dei consumatori dell’UE online. Del resto, tale provvedimento è in linea con la posizione che i 27 vogliono assumere nei confronti dei giganti tecnologi: provare porre delle norme nel far west della crescita incontrollata dell’economia digitale.


