Nella maggioranza cresce il dibattito sulle possibili elezioni anticipate alla primavera del 2027, con l’obiettivo di arginare la crescita di Vannacci e limitare i danni di un election day alle Amministrative nelle grandi città.
Elezioni anticipate alla primavera del 2027 sì o no? Se ne discute nella maggioranza, e sebbene nessuna forza politica le chieda apertamente, il tema circola con insistenza nelle stanze di Palazzo Chigi. L’ipotesi è quella di un voto nella primavera del 2027 (una prima data è stata individuata ed è quella dell’11-12 aprile), alcuni mesi prima della scadenza naturale della legislatura, a ottobre.
Una prospettiva che nasce da valutazioni strategiche legate ai sondaggi, agli equilibri interni del centrodestra e soprattutto all’incrocio con le elezioni amministrative di Roma, Milano, Napoli, Bologna e Torino. Per questo il dibattito non riguarda soltanto quando si voterà, ma soprattutto chi avrebbe da guadagnare e chi da perdere da un eventuale ritorno anticipato alle urne.
LA VALUTAZIONE DEL QUIRINALE
Il Quirinale frena, con l’obiettivo di scongiurare scossoni istituzionali da qui alla fine della legislatura. Ma secondo Lettera43, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non avrebbe chiuso del tutto la porta all’ipotesi del voto anticipato.
Alla base del ragionamento ci sarebbe la preoccupazione che eventuali elezioni troppo vicine alla fine del 2027 possano lasciare al futuro esecutivo poco tempo per approvare la legge di bilancio, che deve essere varata entro la fine dell’anno. Inoltre, senza una nuova legge elettorale e in caso di pareggio, il rischio è che i tempi per la formazione di un nuovo esecutivo si allunghino ulteriormente, il che si tradurrebbe in una finanziaria fatta in fretta e furia. “E se il governo si dimettesse e la maggioranza non desse l’ok a nessun altro esecutivo, i margini di manovra per il presidente della Repubblica sarebbero pochi”, conclude l’articolo.
VOTO ANTICIPATO, IL PRECEDENTE DEL 2022
L’idea che il Quirinale punti ad accompagnare la legislatura fino alla sua scadenza naturale nasce anche dall’esperienza più recente, ma il quadro è meno rigido di quanto possa apparire. Nel 2022, infatti, gli italiani furono chiamati alle urne il 25 settembre, la prima volta nella storia della Repubblica che le elezioni politiche si svolgevano in autunno. Quel voto, però, fu reso necessario dalla caduta del governo Draghi, dopo il venir meno della maggioranza parlamentare per effetto delle scelte di Movimento 5 Stelle, Lega e Forza Italia.
LA STRATEGIA DI FRATELLI D’ITALIA
Ecco allora che lo scenario prende corpo soprattutto nell’area di Fratelli d’Italia, che vede la possibilità di tornare con anticipo, il che consentirebbe a Giorgia Meloni di capitalizzare il vantaggio costruito in questi anni e di affrontare la campagna elettorale prima che possano emergere ulteriori difficoltà economiche o tensioni nella maggioranza. Non solo: c’è anche una valutazione strategica legata al contenimento di Roberto Vannacci e della sua area politica, che potrebbe intercettare una parte dell’elettorato di centrodestra più critico nei confronti dell’azione del governo.
IL NO SECCO DI GIORGETTI E LA PRUDENZA DEGLI ALLEATI
C’è però un elemento che raffredda l’ipotesi del voto anticipato: gli alleati della premier non sembrano avere la stessa fretta di FdI. Nella Lega prevale la linea della prudenza, con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che ha lasciato intendere di non considerare prioritario un ritorno alle urne, sottolineando l’importanza di completare l’iter parlamentare per l’Autonomia differenziata.
Attendista Forza Italia: tra mille difficoltà, Antonio Tajani deve a un tempo consolidare la propria leadership e consolidare il profilo moderato del partito per non vederselo sfilato dalla corrente liberal, in pressing da mesi.
NODO AMMINISTRATIVE, L’IPOTESI DELL’ELECTION DAY UNICO E IL RISCHIO DI FAVORIRE LA SINISTRA
Un altro nodo è quello delle amministrative del 2027, quando torneranno al voto città simbolo come Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna. Se la legislatura arrivasse alla scadenza naturale, è probabile un election day con Politiche e Comunali nello stesso periodo, soluzione che il Quirinale vedrebbe con favore per evitare costi e duplicazioni.
Dal punto di vista politico, però, l’accorpamento potrebbe favorire il centrosinistra. Le grandi città rappresentano infatti uno dei suoi bacini elettorali più solidi (le cinque città oggi sono tutte in mano al centrosinistra) e un buon risultato alle Comunali rischierebbe di trasformarsi in un effetto traino anche per le Politiche. È uno scenario che una parte del centrodestra vorrebbe evitare, preferendo separare i due appuntamenti elettorali.
IL FATTORE INVISIBILE: LA SOGLIA DELLE PENSIONI PARLAMENTARE
Tra le variabili che pesano sulla discussione sulle possibili elezioni anticipate c’è anche un aspetto meno visibile ma politicamente sensibile: le pensioni dei parlamentari. Dal 2012 il sistema previdenziale prevede che il diritto al trattamento maturi con almeno quattro anni, sei mesi e un giorno di mandato. Nel caso della legislatura in corso, il conteggio decorre dalla proclamazione degli eletti nell’ottobre 2022.
Questo significa che la scelta della data del voto non è neutra. Un’eventuale convocazione alle urne l’11 e 12 aprile — o anche nel fine settimana successivo del 18 e 19 aprile — eviterebbe che lo scioglimento anticipato cada prima della soglia critica del 9 aprile. Andare al voto prima di quella data aprirebbe infatti un problema interno significativo, perché molti deputati e senatori, soprattutto alla prima esperienza, perderebbero il requisito necessario per maturare la pensione parlamentare.

