Il governo italiano valuta un’azione autonoma per proteggere i mercantili nazionali bloccati nel Mar Rosso: svincolare dalla mission Aspides la fregata Carlo Bergamini, guidata dal capitano di fregata Sarah Arrighi, per scortare le navi italiane. Il profilo e i nodi da sciogliere
L’Italia intende accelerare le operazioni nel Mar Rosso per tutelare i propri interessi commerciali. Di fronte alla costante minaccia dei ribelli yemeniti Houthi filo-Iran, il governo valuta l’impiego della Marina militare in autonomia per garantire il transito sicuro delle merci nello stretto di Bab el-Mandeb.
Lo ha annunciato ieri il ministro della Difesa Guido Crosetto dal Forum “Risorsa Mare” di La Spezia per dare una risposta alle decine di navi commerciali italiane che attendono una scorta sicura per poter attraversare una delle rotte più strategiche al mondo.
Tra le primissime ipotesi figura l’impiego della fregata Carlo Bergamini, già attiva nell’ambito della missione EUNAVFOR Aspides e comandata da Sarah Arrighi, che dovrebbe quindi distaccarsi dai compiti opertivi fin qui assegnati per dedicarsi ai mercantili italiani.
IL PIANO DI CROSETTO
Il piano del governo prevede di attivarsi affinché le navi italiane possano transitare senza attendere i tempi di Bruxelles, da cui dipende la missione Aspides. L’idea centrale è che la fregata missilistica italiana possa ammainare temporaneamente la bandiera dei Ventisette per occuparsi, in via esclusiva, della protezione dei cargo nazionali che ne fanno richiesta.
La situazione è stata analizzata in dettaglio dai vertici militari. A fine agosto è partito l’ordine di studiare soluzioni alternative, affidato al generale Luciano Portolano, all’ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto e al generale di corpo d’armata Giovanni Maria Iannucci, comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze.
Le dinamiche restano comunque fluide: non si esclude infatti che l’Alta rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza europea, Kaja Kallas, possa fornire a breve nuove direttive tecnico-politiche, mentre l’ultima parola a livello tattico spetta attualmente al comandante della missione Aspides, l’ammiraglio greco Vasileios Gryparis.
I NODI GIURIDICI: STACCARSI DA ASPIDES O PASSARE DAL PARLAMENTO?
La transizione da una missione di respiro europeo a un dispiegamento a tutela esclusiva degli interessi italiani comporta complesse valutazioni di natura legale e politica. Una prima strada si basa sull’interpretazione dell’attuale mandato dell’operazione Aspides, che potrebbe consentire il distacco temporaneo delle unità navali per l’esecuzione di specifici compiti nazionali. Se questa tesi dovesse rivelarsi solida, la Marina militare potrebbe agire immediatamente richiamando le forze sotto il comando nazionale, senza necessitare di ulteriori passaggi istituzionali.
L’alternativa, politicamente più lineare e trasparente, prevederebbe invece un passaggio formale davanti alle Camere per chiedere una nuova autorizzazione e fissare il perimetro esatto dell’intervento navale. Questa opzione, tuttavia, richiederebbe tempo prezioso, un lusso che l’Italia ritiene di non avere di fronte alle decine di mercantili bloccati e all’aumento delle minacce. Per questo motivo, nei corridoi della Difesa prende corpo l’ipotesi di intervenire in emergenza qualora l’offensiva Houthi dovesse intensificarsi, garantendo subito la scorta ai cargo e rinviando le spiegazioni al Parlamento a un momento successivo, forte anche del fatto che il nuovo decreto missioni potrebbe già offrire una copertura di base.
CHI È SARAH ARRIGHI
A comandare la Bergamini è Sarah Arrighi, quarantaduenne originaria di Castel Goffredo, nel Mantovano. Figlia di un vigile urbano e di un’infermiera, la comandante ha intrapreso la carriera militare entrando all’Accademia Navale di Livorno nel 2003, dopo aver conseguito la maturità scientifica.
Tra il 2009 e il 2011 è stata imbarcata sulla nave Andrea Doria, ricoprendo gli incarichi di capo componente condotta nave e meteo e di ufficiale di rotta. In seguito, ha lavorato come ufficiale sottordine per le classi dell’Accademia Navale, partecipando alle campagne d’istruzione. Nel settembre del 2017 ha assunto il comando del pattugliatore d’altura Spica, impegnato nelle operazioni di vigilanza pesca e Mare Sicuro, unità che sotto la sua guida ha ricevuto il Premio Speciale Orione per essersi distinta nelle attività di soccorso in mare. Dopo aver ricoperto il ruolo di comandante in seconda della fregata Antonio Marceglia a partire dall’agosto del 2025, il 10 agosto 2026 ha assunto ufficialmente il comando della fregata Carlo Bergamini.
COS’È LA NAVE BERGAMINI
La Nave Carlo Bergamini è una moderna fregata missilistica in dotazione alla Marina Militare, capoclasse del programma italo-francese FREMM, acronimo di Fregata Europea Multi Missione. Costruita da Fincantieri e consegnata alla flotta nel 2012, l’imbarcazione rappresenta uno dei massimi livelli di versatilità e innovazione tecnologica italiana. Il nome dell’unità rende omaggio all’ammiraglio Carlo Bergamini, decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Attualmente schierata a Gibuti nell’ambito della missione europea, la nave ospita a bordo un equipaggio di circa centosessanta militari ed è equipaggiata per rispondere a molteplici scenari di crisi. Il suo arsenale comprende missili Aster, sofisticati sistemi antinave ed elicotteri dedicati alla sorveglianza marittima. Negli ultimi mesi, la fregata è stata già attivamente impegnata in diverse operazioni di scorta ai mercantili, operando in un contesto di alto rischio caratterizzato dal potenziale lancio di droni e missili balistici da parte delle forze ostili nello Yemen.
Fonte immagine: Difesa.it

