Dai viaggi in Medio Oriente e Africa alle nuove nomine, fino ad arrivare ai recenti scontri con Trump. Ecco i principali passi di Prevost nei primi 12 mesi di Pontificato
A dodici mesi dalla sua elezione al soglio pontificio, Papa Leone XIV – oggi in visita a Pompei e Napoli per far visita al santuario mariano e incontrare il clero e la cittadinanza nel capoluogo campano – ha già impresso una direzione chiara al proprio pontificato: una Chiesa più presente nei conflitti del mondo, più incisiva sul piano diplomatico e meno disposta a restare in silenzio davanti alle grandi tensioni geopolitiche contemporanee. Dalla storica missione in Medio Oriente tra Turchia e Libano ai viaggi pastorali in Africa, passando per le nuove nomine nei vertici vaticani e per il confronto sempre più duro con Donald Trump sui temi della guerra, delle migrazioni e della giustizia sociale, il primo anno del primo Pontefice statunitense della storia è stato segnato da un attivismo intenso e da una forte esposizione internazionale.
LE NOMINE DEL NUOVO CORSO: RIFORME, CURIA E RIVOLUZIONE FINANZIARIA
Nel primo anno di pontificato, Prevost ha messo mano anche ai vertici della macchina vaticana, inaugurando una stagione di profonde nomine interne e di riforme amministrative. Tra gli incarichi più rilevanti figurano quelli di monsignor Filippo Iannone, scelto come nuovo prefetto del Dicastero per i Vescovi, e di monsignor Anthony Randazzo, chiamato a guidare il Dicastero per i Testi Legislativi. Cambio anche nella Segreteria di Stato, dove l’arcivescovo Paolo Rudelli ha preso il posto di monsignor Edgar Peña Parra, nominato nunzio apostolico in Italia. Alla guida della Prefettura della Casa Pontificia è stato invece designato l’arcivescovo Petar Rajič.
Il Papa ha inoltre rafforzato la presenza internazionale e missionaria della Curia con la nomina dell’agostiniano padre Edward Daniang Daleng a vice reggente della Prefettura della Casa Pontificia e di monsignor Anthony Onyemuche Ekpo come assessore della Segreteria di Stato. Sul fronte delle grandi diocesi internazionali, Leone XIV ha poi scelto Ronald Hicks per New York e Charles Phillip Richard Moth per Westminster, due nomine considerate strategiche per consolidare il nuovo corso del pontificato nei Paesi anglofoni.
Accanto al riassetto degli uomini, il Pontefice ha avviato una serie di interventi normativi destinati a incidere profondamente sulla governance vaticana. Tra Motu proprio, rescritti e chirografi, Leone XIV ha aperto il cantiere della riforma finanziaria della Santa Sede, revocando allo IOR l’esclusiva sugli investimenti e introducendo un sistema di «responsabilità condivisa» con l’APSA. Contestualmente è stato pubblicato il nuovo Regolamento della Curia romana, mentre sul piano sociale il Papa ha promosso misure per favorire l’inclusione delle persone con disabilità all’interno della comunità lavorativa vaticana, uno dei temi più caratterizzanti del suo primo anno di governo della Chiesa.
LA PROSECUZIONE CON L’OPERATO DI FRANCESCO
Papa Leone XIV ha scelto con decisione di muoversi nel solco tracciato da Papa Francesco, raccogliendone l’eredità pastorale e rilanciandone le grandi priorità: pace, dialogo, attenzione agli ultimi, difesa dei migranti ed ecumenismo. Lo ha fatto sia nei contenuti sia nello stile, privilegiando una Chiesa “in uscita”, presente nei luoghi della sofferenza e dei conflitti. Gli appelli contro la guerra — dalla richiesta di un cessate il fuoco a Gaza fino alla condanna del riarmo globale e delle “logiche di dominio della forza” — hanno richiamato direttamente il magistero di Bergoglio, così come l’insistenza sul dialogo come unica via per superare divisioni politiche, religiose ed ecclesiali. Sul fronte migratorio Leone XIV ha proseguito la linea del predecessore, denunciando il trattamento disumano riservato ai profughi e preparando visite simboliche a Lampedusa e alle Canarie, luoghi emblematici delle nuove rotte della disperazione. La continuità con Francesco emerge anche nell’attenzione ai poveri, nella promozione della sinodalità e nella centralità del rapporto con i giovani, protagonisti del Giubileo della Speranza. Il Pontefice, inoltre, ha rilanciato i grandi cantieri aperti da Bergoglio sul dialogo ecumenico, sul rapporto con le altre religioni e sulla tutela del Creato, confermando la volontà di costruire una Chiesa meno autoreferenziale e maggiormente impegnata nelle grandi questioni globali del nostro tempo.
L’INIZIO IN SORDINA, POI L’ESPLOSIONE COME LEADER POLITICO NELLA QUERELLE CON DONALD TRUMP
Il primo anno di pontificato del Papa è stato segnato anche dal crescente scontro con Donald Trump, che ha più volte attaccato pubblicamente il Pontefice accusandolo di essere “troppo liberale” e di interferire nel dibattito politico americano con le sue posizioni su migranti, guerre e sicurezza internazionale. Le tensioni si sono intensificate dopo gli appelli del Papa contro l’escalation in Medio Oriente e le critiche all’approccio dell’amministrazione statunitense sul tema delle migrazioni. Leone XIV ha replicato ribadendo di non voler fare politica, ma di avere il dovere morale di parlare “ad alta voce contro la guerra”. In questo clima si è inserita anche la visita in Vaticano del segretario di Stato americano Marco Rubio, tentativo della Casa Bianca di riallacciare i rapporti con il mondo cattolico e recuperare consenso tra gli elettori cattolici statunitensi, sempre più divisi tra il sostegno al leader repubblicano e l’attenzione verso il Pontefice statunitense. C’è poi la questione Cuba, una delle principali tematiche di confronto emerse tra Papa Leone e Rubio (entrambi con l’America Latina nel cuore, Rubio ha origini cubane e Prevost ha vissuto 20 anni in Perù) nell’incontro di ieri. Il Papa è tornato con fermezza a chiedere di allentare la morsa delle sanzioni sui cubani, segnalando che c’è un forte bisogno di aiuti umanitari sull’isola. Gli Stati Uniti, però, sembrano non volere ascoltare e tramite lo stesso Rubio hanno annunciato nuove sanzioni, confermando una distanza notevole tra Vaticano e Washington sulle sorti dell’isola latinoamericana.


