La presidente Meloni con la cuffia da Fedez e Mr. Marra: la politica italiana scopre definitivamente il podcast
La premier Giorgia Meloni marcia sul podcast di Fedez e Mr. Marra per gli ultimi botti della campagna referendaria: “Non si vota sulla Meloni, si vota sulla giustizia”, dirà nella puntata online da domani alle 13. Una scelta a suo modo senza precedenti, che segna definitivamente l’ingresso del podcast nel dibattito politico italiano.
LA PARTITA DEGLI INDECISI
Non è un mistero che la vera partita del referendum si giochi sulla partecipazione al voto. L’Eldorado degli indecisi è la terra a cui guardano tutti, promotori dell’una e dell’altra parte. Serve ai partiti per trarne legittimazione politica all’indomani del voto, serve alla democrazia per rimanere credibile. Fin qui, chi si è cimentato nell’impresa di piantare la propria bandierina in queste lande sterminate – gli ultimi sondaggi prevedono un astensionismo intorno al 60% – ha scelto la carta della semplificazione, senza troppo interrogarsi sul veicolo a cui affidare il messaggio.
LONTANO DAL MAINSTREAM
Certo, c’è la cosiddetta campagna social, etichetta onnicomprensiva e troppo generica che raggruppa, senza distinguere le pere dalle mele, la campagna trasversale che attraversa i luoghi lontani dai giornali. Quel web apparentemente apolide degli account poco o per niente verificati, che fabbrica a ciclo continuo contenuti per il consumo immediato e che poi, a dire il vero, sembra ispirare molte delle uscite infelici registrate in questa infelice campagna. Ma come insegna la Zanzara, è la radio il miglior mezzo per tenera a distanza il grande spettro del mainstream – non a caso, è a Rtl 102.5 che Giorgia Meloni si è rivolta per spiegare l’innesco della guerra in Iran.
L’AVVENTO DEL PODCAST
Sua personificazione contemporanea è il podcast, mezzo fluido e intrinsecamente multimediale, segmentabile ed estendibile senza limiti, senza filtri, nemmeno più ancorato alla sola dimensione uditiva, capace più di ogni altro di creare comunità attraverso l’identificazione emotiva. Negli Usa, è stato il veicolo che ha saputo radicare il messaggio Maga, smontando la narrazione dell’establishment senza che se ne accorgesse, prima nell’era Obama e poi, neanche più tanto velatamente, sotto Biden.
Così, chi non doveva nemmeno scendere in campo, alla fine ha scelto di presidiare la strada ignorata da tutti, almeno nel nostro Paese. Non hanno colto la palla al balzo i suoi rivali: Elly Schlein ha declinato l’invito di Fedez, Giuseppe Conte pare non abbia nemmeno risposto. Con i giornali e i dibattiti televisivi che trattano il referendum come una boccata d’aria rispetto alla cronaca di un mondo alla deriva, non resta che calarsi in quello che da lontano viene definito “pop”, ma che visto da vicino è oggi il mezzo più efficace per aggirare i media mainstream.
FEDEZ, LA SCELTA GIUSTA?
E chi meglio di Fedez può essere il traghettatore di questa operazione? Plastico, mobile a seconda del momento, doppio perfino nella stessa definizione di rapper-influencer, Federico Lucia ha fatto del suo Pulp, condotto insieme a Mr. Marra, l’emblema di un intrattenimento leggero ma non troppo, capace di spaziare dal gossip alla politica con disinvoltura, senza disdegnare persino il complesso e noioso dibattito sul referendum, a patto che se ne parli almeno un po’ fuori le righe (tant’è che tra gli ultimi ospiti sul tema figura anche Nicola Gratteri). Per assurdo, è proprio il detestato Fedez la scelta giusta, lui che per qualche anno sembrò addirittura una risorsa della sinistra, quando dal palco del primo maggio attaccava la Lega e tutto il centrodestra per il muro sul ddl Zan.
MARCIA SUL PODCAST
Ma come scrive oggi La Stampa, la dura legge del pop costringe a impensabili convergenze. Il politico deve parlare a tutti, e soprattutto ai giovani, pubblico che Fedez ha saputo catturare, battendo un territorio in Italia inesplorato.
Poco importa dunque legittimare definitivamente, offrendogli l’ospitata più remunerativa della sua carriera di podcaster, l’ex supposto avversario – nel frattempo riconciliatosi con il centrodestra, come suggellato dalla paparazzata in barca con Ignazio La Russa e Daniela Santanchè della scorrsa estate.
Perché, come sottolinea lo spin doctor della premier, Tommaso Longobardi, “per la prima volta un Presidente del Consiglio italiano va ospite in un podcast per parlare di attualità. Un evento che segna una fase nuova nel modo in cui si sviluppa il dibattito pubblico”.


