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Lovaglio risiko

Montepaschi, a chi piace la contromossa di Lovaglio (e a chi no)

Il blitz di Montepaschi su Banco Bpm e Banca Generali spariglia le carte del risiko creditizio: ecco in cosa consiste e cosa ne pensano i partiti

Non è la prima volta che l’amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio, ribalta i pronostici della vigilia, portando il vento a suo favore. Per molti destinato a soccombere di fronte all’offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di Intesa Sanpaolo, il manager lucano ha presentato ieri un piano alternativo capace di riaprire i giochi e proiettare Mps nella top ten degli istituti europei.

Lovaglio punta forte sul rilancio di Siena e sull’esigenza di proteggere la banca più antica del mondo dalle minacce di smembramento e sradicamento, conquistandosi così l’endorsement, più o meno manifesto, di buona parte della politica.

IN COSA CONSISTE LA CONTROMOSSA DI LOVAGLIO ALL’OPAS DI INTESA

Il piano di Luigi Lovaglio prevede la promozione di due offerte pubbliche di scambio volontarie, contestuali e parallele, rivolte agli azionisti di Banco Bpm e Banca Generali, per un valore complessivo superiore ai 34 miliardi di euro. Per quanto riguarda l’istituto guidato dall’amministratore delegato Giuseppe Castagna, Montepaschi propone uno scambio alla pari valorizzato 25,3 miliardi di euro, offrendo 1,567 azioni senesi per ogni titolo della banca milanese. Sul fronte della rete di private banking guidata dall’amministratore delegato Gian Maria Mossa, l’offerta ammonta a 8,72 miliardi di euro con un premio del 10%, fissando una soglia di adesione vincolante al 50% più una azione che chiama direttamente in causa la controllante Assicurazioni Generali, presieduta da Andrea Sironi.

In caso di successo dell’operazione, gli azionisti di Mps riceverebbero inoltre circa il 4,5% del capitale di Generali, attraverso la distribuzione di 3 miliardi di euro in azioni del Leone. Il piano industriale prospetta la creazione di un colosso da 810 miliardi di euro di attività finanziarie, 466 miliardi di attivi e 2,6 miliardi di sinergie, capace di posizionarsi tra i primi dieci gruppi bancari europei.  A presidio del consenso del mercato, l’amministratore delegato ha inserito l’erogazione di una maxicedola straordinaria da 4 miliardi di euro, combinando liquidità e una quota in azioni della casa madre triestina derivante dalla partecipazione detenuta in Mediobanca, affiancata dall’impegno a distribuire oltre 15 miliardi di dividendi entro il 2030.

COSA NE PENSA LA MAGGIORANZA DI GOVERNO

La svolta di Lovaglio è anche figlia del mutato approccio di Palazzo Chigi. Nel giro di poche settimane il Governo è passato da una neutralità di fatto rispetto al progetto di Intesa, visto il peso della banca guidata da Carlo Messina, a un’opposizione allo smembramento di Mps, sancita dall’intervista a Milano Finanza la scorsa settimana. Come ricostruito da Startmag, “dietro questo cambio di passo c’è anche una valutazione politica” di Palazzo Chigi e di FdI, ossia il timore “che l’operazione Intesa (…) finisca per consegnare al gruppo bolognese Unipol, storicamente uno dei pilastri della galassia rossa, una posizione dominante nel risparmio e nell’assicurativo”.

Più netto l’entusiasmo della Lega di Matteo Salvini, oltre che per il freno all’asse “rosso”, per ragioni d’identità politica ed elettorale. Banco BPM è la banca di riferimento del tessuto produttivo lombardo-veneto e l’idea che non venga inghiottita o isolata, ma che diventi il perno (insieme a Banca Generali) di un nuovo grande polo bancario italiano, difende direttamente il bacino elettorale leghista. Più felpata la posizione di Giancarlo Giorgetti, chiamato a gestire la quota residua del 4,8% detenuta dal Tesoro evitando sbilanciamenti sistemici, ma da sempre favorevole alla nascita di un Terzo Polo bancario. Meno convinta Forza Italia, con il senatore Maurizio Gasparri che raccomanda cautela, ricordando i rischi di un ritorno a gestioni politicizzate del passato.

IL PD D’ACCORDO COL GOVERNO SUL RISIKO?

Più complicato il posizionamento a sinistra, in particolare all’interno del Partito Democratico. A livello locale, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e il segretario regionale Emiliano Fossi si sono trovati sulla stessa linea di Giorgia Meloni per difendere la Direzione Generale di Piazza Salimbeni e circa 4.400 posti di lavoro, accogliendo con favore la narrazione del terzo polo bancario.

Ma la segreteria Schlein ha l’esigenza di non sottolineare le convergenze con gli avversari, oltre a non voler sconfessare le ambizioni di Unipol. La linea viene affidata al responsabile economico Antonio Misiani, intervistato oggi da Repubblica, che prova a distanziare il partito dal dossier invocando la non ingerenza della politica, ma al contempo chiedendo al Mef di mantenere la quota “dentro Mps per dare voce ai territori”.

LA POLITICA P DAVVERO INDIRIZZARE LA PARTITA?

In ogni caso, come scrive oggi Claudio Cerasa sul Foglio, non saranno i partiti a decidere l’esito del piano di Lovaglio, semplicemente perché “la politica non dispone di strumenti sufficienti per imporsi sul mercato”. E infatti, la linea del Governo non è certo contro Intesa – che peraltro aveva condiviso il piano di Messina prima di lanciare l’opas –  ma si spiega in termini elettorali: ossia per togliere al Pd  la possibilità di “costruire la propria campagna elettorale in Toscana facendo leva sullo spezzatino di Mps”:

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