Il Tribunale di Catania ha disposto la sospensione del fermo e della multa da 7500 euro per la Sea Watch 5. La decisione del tribunale di Palermo che aveva stabilito un risarcimento per il fermo della Sea Watch 3 alla cui guida c’era la comandante Carola Rackete
La Sea Watch 5 può tornare a navigare. Il Tribunale di Catania ha deciso di sospendere il fermo di 15 giorni e la relativa multa da 7500 euro. In realtà la decisione dei giudici etnei arriva quando il blocco era già arrivato a naturale scadenza.
PERCHÉ ERA STATA SANZIONATA LA SEA WATCH 5
Entrambi i provvedimenti (il fermo e la multa) sono stati emessi dal Prefetto di Catania dopo che lo scorso 25 gennaio la nave aveva salvato in mare 18 naufraghi (tra questi due bambini) con l’assegnazione di Catania come porto sicuro. Il salvataggio ha avuto luogo nella zona SAR libica (search and rescue), un tratto di mare nel quale è la Libia, e non l’Italia, a essere tenuta a mantenere attivo un servizio di ricerca e soccorso. La Sea Watch 5, però, ha fatto sapere che non comunica alle autorità libiche la propria posizione di soccorso a causa delle “continue violazioni dei diritti umani”. La sanzione italiana è arrivata proprio per questo difetto, deliberato, di comunicazione.
L’ONG SEA WATCH (E NON SOLO) NON VUOLE PARLARE CON LA GUARDIA COSTIERA LIBICA
Da anni le Ong impegnate nel soccorso in mare al largo della Libia denunciano minacce, intimidazioni e anche attacchi armati da parte delle milizie libiche e dalla Guardia costiera. “Nel settembre scorso – ricorda La Repubblica -, Ocean Viking è stata bersagliata per venti minuti a colpi di mitra dal ponte di una delle motovedette donate a Tripoli dall’italia”. Per questa ragione nel novembre 2025 “tredici organizzazioni civili di ricerca e soccorso in mare hanno dato vita alla Justice Fleet, una coalizione per difendere i diritti umani in mare”.
PERCHÉ È STATO SOSPESO IL FERMO DELLA SEA WATCH 5
Il provvedimento di sospensione della multa e del fermo è di natura cautelare ed è emesso, come spiega l’Ansa, nell’attesa del giudizio di merito con udienza fissata per il prossimo 2 marzo davanti la prima sezione civile del Tribunale di Catania. “Presto torneremo nel Mediterraneo e saremo pronti a supportare le persone in transito”, ha fatto sapere la ong tedesca.
RIMANDATO IL GIUDIZIO ALL’UDIENZA DEL 2 MARZO
Come riporta l’Ansa, a firmare il provvedimento sospensivo del fermo è la giudice Mariaconcetta Gennaro che, nel decreto di fissazione della prossima udienza, scrive: “Rilevato che dal tenore complessivo delle allegazioni emergono i presupposti per la sospensione ‘inaudita altera parte’ in quanto, pur essendo decorso il termine di fermo amministrativo, si rinviene un pregiudizio nel possibile aggravamento della risposta sanzionatoria a fronte di eventuali reiterazioni della violazione”. Per questa ragione, il Tribunale “sospende l’efficacia esecutiva dell’ordinanza emessa dal prefetto di Catania” e “fissa, per la trattazione dell’istanza cautelare nel contraddittorio delle parti, l’udienza del 2 marzo 2026 alle 13.30”.
IL CASO RACKETE
La decisione dei magistrati etnei arriva a poche ore dal dispositivo del tribunale di Palermo che aveva stabilito un risarcimento (da 76mila euro più 14mila euro per le spese legali) per la Sea Watch per il blocco subito nel 2019. In quel caso a essere fermata fu la Sea Watch 3, alla cui guida c’era la comandante Carola Rackete. La comandante forzò il blocco navale deciso dal ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini e attraccò a Lampedusa per consentire a 40 richiedenti asilo bloccati a bordo da circa due settimane di sbarcare. Carola Rackete fu arrestata e fu aperta un’indagine della procura di Agrigento, poi archiviata.

