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Consob

Perché la nomina di Freni alla Consob è saltata

La nomina di Federico Freni alla presidenza della Consob viene congelata dopo lo scontro in Cdm. Il veto di Forza Italia sul sottosegretario leghista, il rinvio, la partita sulle nomine di primavera: tutti i retroscena

Sono bastati 10 minuti per trasformare un Consiglio dei ministri in teoria telefonato in una schermaglia politica tra gli alleati di maggioranza. Con protagonisti I soliti litiganti, Lega e Forza Italia.

Rinviato il decreto sicurezza, salta anche la nomina di Federico Freni alla presidenza della Consob. Il vice di Giorgetti al Mef sconta un profilo troppo politico, dicono gli azzurri. Ma il muro è anche pura strategia per strappare qualcosa di più al tavolo imminente delle nomine di primavera.

COSA È SUCCESSO IN CDM

Il blitz è di Antonio Tajani, infastidito dalle indiscrezioni circolate ieri sui giornali, che davano per cosa fatta la nomina di Freni. Secondo Repubblica, addirittura il vicepremier avrebbe proposto in extremis a Giorgetti il nome di Federico Cornelli, già membro Consob. Nel dubbio la nomina viene congelata, ufficialmente per approfondire i requisiti di indipendenza. “La designazione di un politico alla Consob non ha mai convinto” recita il portavoce Raffaele Nevi. Nessuna opposizione a Freni come consigliere, ma la presidenza della Consob è troppo. Intanto la Lega punta i piedi, mentre Fratelli d’Italia tampona e attribuisce lo stop improvviso al timore di perdere un tassello importante del Mef.

LE SCADENZE E L’ITER

Difficile adesso che il sottosegretario all’Economia lasci il suo posto: nel caso di una sua nomina, si sarebbe aperta la questione delle suppletive, ma ora è tardi. Il tempo inizia a stringere anche per il necessario ricambio alla Consob. L’incarico di Savona scade a marzo, ma l’iter per la nuova designazione è tortuoso. Dopo la delibera del Cdm, l’indicazione deve passare dalle commissioni Finanze di Camera e Senato prima di tornare in Consiglio dei ministri, passare dal Presidente della Repubblica per la firma e infine dalla Corte dei conti per la registrazione del decreto.

PERCHÉ LA NOMINA DI FRENI È STATA RINVIATA

Effettivamente sarebbe difficile guardare al profilo di Freni come a quello di un tecnico. Come ricorda Mattia Feltri, da sottosegretario nel Governo Meloni ha difeso l’uso del golden power da parte dell’esecutivo e seguito in prima persona il decreto Capitali, che ha aumentato l’influenza degli azionisti di lungo periodo nella formazione dei cda, incidendo sull’affaire Mediobanca. Freni non piace alle banche, insomma. Così anche Marina Berlusconi si sarebbe mossa per inviare un segnale alla leadership di FI, ricordando che la tutela del settore è una delle priorità storiche per gli azzurri.

IL RISIKO DELLE NOMINE DI PRIMAVERA

Ma il veto sul sottosegretario leghista s’incastra anche con la strategia di Tajani in vista delle nomine di primavera. La presidenza della Consob è uno dei piatti pregiati, e dato che le poltrone importanti non prenotate sono poche, gli azzurri si portano avanti alzando la posta sulla Consob, in maniera da lucrare qualcosa altrove. Per esempio, l’Antitrust, che a maggio dovrà trovare il successore di Roberto Rustichelli. O l’Anac, oggi affidata a Giuseppe Busia, e su cui anche la Lega ha messo gli occhi.

 

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