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Pina Picierno

Perché Pina Picierno lascia il Partito Democratico

La vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno ufficializza l’addio al Pd e passa a Renew Europe. Alleanza con Calenda in vista?

Pina Picierno lascia il Pd: un divorzio annunciato da tempo e scandito da una serie di conflitti con la direzione dem, il più clamoroso dei quali in piena campagna per il referendum, quando la vicepresidente del Parlamento Ue si schierò dalla parte del sì, disobbedendo al Nazareno.

L’eurodeputata irpina, cresciuta nel mito di Ciriaco De Mita e già numero 1 dei giovani della Margherita, era nel Partito fin dalla sua fondazione. Tra i leader dell’ala riformista, da tempo in agitazione per l’appiattimento di Elly Schlein nei confronti degli alleati del campo largo, Picierno lascerà l’eurogruppo dei Socialisti e Democratici. Nel suo futuro immediato c’è il Partito Democratico Europeo, che a Strasburgo siede tra i banchi di Renew Europe. Lo stesso gruppo di cui fa parte Azione di Carlo Calenda.

I MOTIVI DELL’ADDIO

Un lungo logoramento politico e umano: così motiva la rottura la stessa Picierno nell’intervista fiume di oggi al Foglio. La frattura si concentrava in modo particolare sui temi di politica estera, dal posizionamento internazionale al dossier difesa ed è figlia, secondo la numero 2 dell’Eurocamera, di uno snaturamento ideologico del Pd. “Più che interrogarsi su come governare il mondo che stava emergendo, ha finito per interrogarsi su come rappresentarne una parte (…) ma una forza di governo (…) deve parlare anche a chi non la pensa già allo stesso modo”.

Troppa la vicinanza coi 5S, passati nel frattempo “dall’uno vale uno al Conte al governo vale tutto. (…) Il punto è l’influenza culturale che il populismo ha esercitato sull’intero sistema politico italiano (…) è qui che vedo il limite del Pd. Una forza nata per governare il cambiamento ha finito talvolta per inseguire il linguaggio di chi il cambiamento preferisce contestarlo”.

LE DISOBBEDIENZE DI PICIERNO

Un processo “avvenuto per scivolamenti inesorabili, senza nemmeno una reale discussione, senza nemmeno il privilegio di poterne discutere in un congresso, come ho più volte chiesto”. Insomma, “il Pd che abbiamo voluto al Lingotto non esiste più ed è necessario prenderne atto”. Così, in diverse occasioni, Picierno s’è smarcata dalle linee guida del partito, a cominciare dalla campagna per il sì al referendum, in aperto contrasto con Elly Schlein.

Tensioni emerse anche in sede europea, per esempio sulla risoluzione ReArm Europe, che ha visto la delegazione del Partito Democratico spaccarsi, con Picierno all’opposto della linea ufficiale. Stesso dicasi per il suo incontro con l’Israel Defense and Security Forum, sconfessato dai compagni di partito appartenenti all’intergruppo pace. Poi la goccia finale, quando la segreteria ha dato il via libera a Nicola Zingaretti, capodelegazione del Pd all’Europarlamento, per correre proprio per il seggio di vicepresidente occupato dall’esponente riformista, nonostante le sue 125 mila preferenze ottenute alle elezioni europee.

LA SOLIDARIETÀ MANCATA

Ma nella decisione di Picierno pesano anche fattori personali e umani. Da un anno la vicepresidente dell’Eurocamera, oggetto di intimidazioni per le sue posizioni vicine all’Ucraina e al governo di Israele, vive sotto scorta. Dai suoi non sarebbe giunto alcun supporto. “È innegabile che non ci sia stata solidarietà per le cose che mi sono accadute: le notizie false sul mio conto, le fabbriche di troll sempre attive sui miei profili, gli attacchi ibridi che non conto, e nemmeno per le minacce alla mia incolumità e per la scorta che è seguita (…) dal gruppo dirigente nazionale del mio partito non c’è stato nessun aiuto, nessuna mano tesa (…) Ho avuto la sensazione che la mia casa non solo non mi proteggesse più, ma che addirittura fosse un luogo ostile”. Un messaggio, quest’ultimo, riferito alle campagne di delegittimazione per le sue posizioni divergenti su referendum, Ucraina e alleanze politiche, sostenute, secondo quanto emerso, anche dai Giovani Democratici.

PICIERNO VERSO CALENDA?

Presumibile dunque che il futuro politico della vicepresidente dell’Eurocamera viri verso l’area centrale dello schieramento politico italiano ed europeo. Con Carlo Calenda, per esempio, Picierno condivide diverse battaglie politiche. E del resto non c’è nessuna urgenza di dare vita a un ‘ennesimo piccolo partitino. Penso che sia necessario ridurre la frammentazione e dare una casa accogliente, plurale e inclusiva, all’elettorato democratico, socialista, radicale liberale e riformista”.

Intanto, a Strasburgo, Pina Picierno cercherà la riconferma alla carica di vicepresidente del Parlamento europeo, contando sui solidi rapporti istituzionali con la presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola e con i rappresentanti dei gruppi dei Socialisti e Democratici e del Partito Popolare Europeo.

 

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