La querelle sui “dublinanti” sembrava archiviata, ma con l’applicazione del nuovo Patto Ue dal 12 giugno sono rientrati prepotentemente sulla scena. Cos’è cambiato?
Dopo Germania, Svizzera e Austria, anche la Finlandia, Olanda e Svezia hanno intenzione di trasferire in Italia diversi richiedenti asilo per i quali il nostro Paese è considerato responsabile. Sono i cosiddetti “dublinanti”, termine giornalistico tornato alla ribalta con l’applicazione, dal 12 giugno, del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.
Il nuovo sistema ha sostituito il regolamento Dublino III, ma ne ha mantenuto il principio fondamentale, oltre ad accelerarne l’applicazione: una domanda di protezione internazionale deve essere esaminata da un solo Stato membro e, in determinate circostanze, il richiedente può essere trasferito verso il Paese considerato responsabile.
CHI SONO I “DUBLINANTI”
Con il termine “dublinante” non si fa riferimento a una categoria giuridica prevista dal diritto europeo, ma si tratta di un’espressione giornalistica utilizzata per indicare un richiedente asilo che si trova in uno Stato membro diverso da quello individuato come responsabile dell’esame della sua domanda e che, per questo motivo, può essere trasferito verso quest’ultimo.
Il punto fondamentale è quindi la responsabilità dello Stato membro: il nuovo regolamento stabilisce una gerarchia di criteri per individuare lo Stato in questione. Tra questi rientrano, a seconda dei casi, i legami familiari, il possesso di un visto o di un titolo di soggiorno e l’attraversamento irregolare della frontiera. Quest’ultimo continua ad avere un ruolo importante: quando ricorrono le condizioni previste dal regolamento, lo Stato attraverso cui è avvenuto l’ingresso irregolare può essere chiamato a esaminare la domanda.
COSA È CAMBIATO
Il vecchio sistema era disciplinato dal regolamento Dublino III, cioè dal regolamento Ue 604/2013. Il nuovo regolamento lo ha abrogato, pur conservando l’obbligo dello Stato individuato come responsabile di prendere in carico o riprendere in carico determinate persone presenti in un altro Stato membro. Il testo distingue infatti tra le procedure di “take charge” e quelle di “take back”. In altre parole, è cambiato il quadro giuridico, ma non è scomparso il principio secondo cui un richiedente asilo non può scegliere liberamente in quale Stato membro far esaminare la propria domanda. Sono più veloci invece le procedure: criteri più chiari, termini più brevi, procedure semplificate e strumenti migliori per identificare chi è già registrato in un altro Stato.
L’Italia, dal 2022, aveva di fatto sospeso l’effettiva esecuzione dei trasferimenti Dublino verso il nostro Paese, motivando la decisione con le difficoltà del proprio sistema di accoglienza e a dicembre scorso aveva firmato, così come la Grecia, un accordo con la Germania per l’azzeramento del pregresso. Oggi Roma e Berlino interpretano diversamente la portata dell’intesa. Secondo il Viminale, le vecchie pendenze sarebbero state azzerate; Berlino sostiene invece che la ripresa delle procedure dal 12 giugno comprende i trasferimenti verso l’Italia.
E con l’entrata in vigore delle nuove regole, anche gli altri Paesi stanno cercando di dare esecuzione a trasferimenti che per anni erano rimasti sospesi. Nel 2025, secondo Eurostat, l’Italia aveva ricevuto oltre 24mila richieste di trasferimento da altri Paesi europei, ma il numero delle persone effettivamente trasferite era stato molto più basso: di questi 24.000, solo 14.000 casi “coperti” dagli accordi bilaterali, mentre gli altri sussistono con Paesi con cui l’Italia non ha stipulato intese.
COME FUNZIONA LA PROCEDURA
L’Italia è particolarmente interessata dal meccanismo perché il criterio dell’ingresso irregolare attribuisce un peso rilevante al Paese attraverso cui il richiedente è entrato nell’Unione europea. Un ruolo importante continua inoltre ad avere Eurodac, il sistema europeo di raccolta e confronto dei dati utilizzato per identificare le persone e contribuire alla determinazione dello Stato responsabile. Il nuovo quadro normativo rafforza l’integrazione tra le procedure sulla responsabilità e il sistema Eurodac. Quando, dunque, Germania, Austria o Svizzera individuano l’Italia come Stato responsabile, possono avviare la procedura prevista dal diritto europeo per chiedere a Roma di prendere in carico o riprendere in carico la persona.
PERCHÉ FINLANDIA, OLANDA, GERMANIA, SVEZIA, SVIZZERA E AUSTRIA SI SONO MOSSE ADESSO
La tempistica è legata innanzitutto all’entrata in applicazione del nuovo sistema europeo. La Germania aveva già raggiunto nell’autunno 2025 accordi bilaterali con Italia e Grecia prevedendo la ripresa dell’applicazione delle procedure relative ai trasferimenti con l’entrata in vigore del nuovo sistema europeo comune di asilo. Berlino ha quindi sostenuto che i trasferimenti verso l’Italia fossero già previsti dagli accordi e dalle nuove regole. Anche la Svizzera – che pur non essendo un Paese Ue, ha stipulato degli accordi specifici con i Paesi dell’Unione – ha annunciato la ripresa dei trasferimenti verso l’Italia dopo quasi quattro anni di sostanziale blocco, mentre l’Austria ha comunicato di avere già effettuato quattro trasferimenti dal 12 giugno.
I trasferimenti che stanno ripartendo, però, non riguardano necessariamente persone la cui domanda è stata presentata dopo il 12 giugno. Le norme transitorie disciplinano infatti diversamente le procedure già avviate e quelle relative alle nuove domande. Per queste ultime si applica il nuovo regolamento, che può tenere conto anche di eventi avvenuti prima del 12 giugno ai fini della determinazione dello Stato responsabile.
E CEUTA COSA C’ENTRA?
Qui la questione diventa soprattutto politica. La ripresa dei trasferimenti verso l’Italia è infatti arrivata nelle stesse settimane in cui Roma e Madrid sono entrate in conflitto sulla gestione della crisi migratoria di Ceuta. Dopo l’afflusso di migranti nell’enclave spagnola, l’Italia ha adottato misure sui controlli alle frontiere con la Spagna, provocando una reazione di Madrid e aprendo un nuovo contenzioso politico all’interno dello spazio Schengen. Nello stesso periodo è esploso anche il confronto tra Roma e Berlino sui trasferimenti dei richiedenti asilo. Come sottolinea Collettiva, le tensioni diplomatiche tra Roma e Madrid hanno inasprito il clima tra i Paesi europei e innescato un effetto domino, per cui ora altri si trovano legittimati nell’applicare in maniera rigorosa le nuove regole.

