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Dl Commissari

Ponte sullo Stretto, il Colle frena sul Dl commissari. Nomina Ciucci in standby

Il provvedimento sulle grandi opere, che prevede anche la nomina di Pietro Ciucci a commissario straordinario per il Ponte sullo Stretto finisce in stand-by dopo i dubbi sollevati dal Quirinale. Sotto la lente la limitazione dei poteri della Corte dei Conti e l’estensione dello “scudo erariale”

Il tentativo del Governo di imprimere una nuova accelerazione al dossier Ponte sullo Stretto subisce una brusca frenata istituzionale.

Il decreto legge sui commissari per le grandi opere, che dovrebbe sancire tra le altre cose la nomina di Pietro Ciucci a commissario straordinario per l’opera, è attualmente fermo ai box. Nonostante l’annuncio di un’approvazione imminente, il testo è oggetto di intense interlocuzioni tra Palazzo Chigi e il Quirinale, con il Colle che ha sollevato riserve su alcuni profili normativi ritenuti “rivedibili”.

L’OMBRA SUI CONTROLLI DELLA CORTE DEI CONTI

Il pomo della discordia sono le norme che andrebbero a ridefinire il perimetro d’azione della magistratura contabile. La bozza del decreto, così come circolata negli ultimi giorni, prevede una netta delimitazione del raggio d’azione dei giudici della Corte dei Conti sugli atti relativi al Ponte.

L’obiettivo dell’esecutivo sarebbe quello di snellire le procedure, ma l’effetto collaterale — secondo i critici — sarebbe una pericolosa deregolamentazione della fase di verifica.

L’Associazione magistrati della Corte dei conti è intervenuta con una nota dai toni sferzanti, denunciando come il provvedimento rischi di «svuotare di contenuti il controllo di legittimità», precludendo le verifiche necessarie sugli atti presupposti. Una deroga, viene sottolineato, che si porrebbe in contrasto con il regime normativo recentemente introdotto nel 2020.

LO SCUDO ERARIALE E IL RISCHIO DI IMPUNITÀ

Altro punto di forte attrito è l’introduzione di un ulteriore “scudo erariale” per i responsabili dei procedimenti. La norma prevede che i dirigenti e i funzionari coinvolti nella realizzazione del Ponte rispondano di eventuali danni alle finanze pubbliche solo in caso di dolo (volontà di arrecare danno) e non per colpa grave.

Secondo i magistrati contabili, questa clausola permetterebbe di ottenere visti di legittimità anche in presenza di violazioni di legge già accertate, eliminando di fatto il rischio di azioni della Procura contabile per condotte dannose per la collettività. Un assetto che il Quirinale considera delicatissimo per l’equilibrio tra poteri dello Stato e che necessiterebbe di una formulazione profondamente diversa per ottenere la firma del Presidente della Repubblica.

LA DIFESA DI SALVINI: «MASSIMA TRASPARENZA»

Dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti trapela invece ottimismo, misto a una punta di irritazione per le critiche preventive. Il vicepremier Matteo Salvini ha replicato duramente alle contestazioni, definendo «incredibile» che si critichi un testo non ancora definitivo. «L’obiettivo è agire nel massimo della trasparenza», ha chiarito il Ministro, assicurando che il decreto non vuole affatto aggirare i controlli, ma anzi rispondere ai rilievi già formulati in precedenza dalla stessa Corte dei Conti sul dossier Messina.

Resta ora da capire come il Governo rimodulerà il testo per superare l’impasse con il Colle. Il Consiglio dei ministri di mercoledì rappresenta lo snodo cruciale per capire se la mediazione avrà successo o se il decreto dovrà subire un ulteriore, profondo restyling.

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