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Beppe Sala

Quale futuro per Milano? La rotta di Beppe Sala e il rebus primarie

Il bilancio post-olimpico di Beppe Sala e il futuro di Palazzo Marino: si apre la partita per il prossimo sindaco. Ma prima di tutto c’è da votare il referendum e risolvere il nodo sull’identità del campo largo

Milano chiude il capitolo dei Cinque Cerchi e apre quello, ben più complesso, della sfida politica verso il 2027. Intervistato oggi dal Corriere della Sera, il sindaco Beppe Sala traccia la rotta di una città che non vuole fermarsi e lega il destino del capoluogo milanese a quello dell’intero Paese, aprendo una finestra sul futuro di Palazzo Marino e sul proprio

MILANO DOPO I GIOCHI

Calato il sipario sui Giochi Olimpici, Milano torna a guardare al proprio futuro. La città ferita nell’orgoglio per le inchieste sull’urbanistica ha risposto bene alla chiamata dei Cinque Cerchi, grazie anche alla sinergia tra Comune e Regione e a un progetto di lungo periodo che promette di lasciare in eredità al capoluogo milanese e alle altre location della manifestazione strutture destinate a rimanere. “Una scommessa vinta” per il sindaco Beppe Sala, che sottolinea come i benefici per Milano siano solo “una piccola quota di quelli che ricadono sul resto del territorio italiano”.

IL MODELLO SALA E LO SCONTRO SULLA CRESCITA

Un successo che sembra mettere d’accordo anche il centrodestra. Tutti felici, dunque? Paradossalmente, le critiche vengono dagli alleati, quell’ala movimentista ed ecologista in prima fila già nel j’accuse all’amministrazione sull’urbanistica. “Una parte della coalizione di centrosinistra sembra far fatica a capire il valore degli eventi pop”, sussume il sindaco e sui contrasti con Schlein minimizza: i rapporti “sono buoni. Davvero”.

Per Sala ha perso “chi non ha il coraggio di ammettere che in un Paese la crescita è comunque necessaria”. Come a dire che la City italiana, e per estensione il Paese intero, non può fermarsi, che la decrescita non è una strada percorribile, anzi dirlo è persino irresponsabile. In altre parole: se vuoi davvero governare, devi accettare la crescita. Se non lo fai, stai facendo opposizione ideologica, anche stando formalmente nel centrosinistra.

IL REBUS DEL CANDIDATO SINDACO

Perché l’altro lascito che Sala spera di preservare fino alle amministrative del 2027 è quello politico. L’obiettivo per il campo progressista è tenersi il capoluogo milanese per la quarta volta consecutiva. Prima però bisognerà individuare l’erede di Sala, costretto al passo indietro dopo una reggenza decennale per via della legge sui due mandati.

Secondo il sindaco “è ancora presto” per parlarne, ma se la campagna per le politiche 2027 è già ampiamente iniziata, si può dire lo stesso per la corsa a Palazzo Marino, anche perché le date del voto potrebbero coincidere.

2027, POLITICHE E AMMINISTRATIVE: PARTITA DOPPIA, REFERENDUM DECISIVO

Sempre che non cambino le regole del gioco: “tenteranno di andare alle Politiche prima che alle Amministrative, perché temono il vento che nelle città spira da sinistra. Ci sarà lavoro per il Quirinale”, preconizza il sindaco, agganciando la questione delle date alla riforma elettorale – “cercheranno di fare non a beneficio del Paese ma per i loro interessi”.

E alla battaglia sul referendum. Sala naturalmente sarà dalla parte del “no” e si allinea alla narrazione dominante a sinistra, che vede nel voto sulla riforma costituzionale la grande opportunità per dare la sospirata spallata alla maggioranza: “Poche storie: il risultato del referendum condizionerà eccome il sentimento politico”.

IL DOPO-SALA E LE PRIMARIE

E la partita è speculare anche dal punto di vista dei portabandiera in vista delle urne: sia per Milano che per il Parlamento servirà definire la guida del campo largo ed è probabile che in entrambi i casi si passi dalle primarie. Il che non escluderebbe affatto l’ipotesi Mario Calabresi (“sento dire che è disposto a farle”).

Quanto a Sala, il suo futuro è ancora nebuloso. Nell’immediato dovrà svolgere il ruolo di facilitatore per il suo erede. Ma anche su questo punto è impossibile scindere le vicende milanesi dal destino del Paese: si deciderà tutto col voto del 2027, comprese il prossimo incarico dell’attuale sindaco.

Un indizio si avrà già alle primarie, quando si deciderà che connotati dovrà assumere il centrosinistra del futuro. Per Sala potrebbe aprirsi uno spazio nella sinistra “di governo”, tra i riformisti e nell’area liberal-progressista, magari passando per una candidatura al Parlamento o in Europa. Ma Sala viene dal mondo manageriale e non l’ha mai rinnegato: la sua era a Palazzo Marino potrebbe preludere anche a un ruolo più defilato e istituzionale, magari nello sviluppo urbano.

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