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Mario Sechi editoriale

Mario Sechi licenziato, ecco l’ultimo editoriale su Libero

Mario Sechi dice addio a Libero e lancia un ultimo j’accuse nei confronti dell’editore dalle colonne del giornale: “Libero mi ha dato tanto, ma si è preso troppo”

Dopo l’annuncio via social e il botta e risposta con l’editore, l’ormai ex direttore di Libero Mario Sechi firma l’ultimo editoriale sull’edizione odierna e saluta i suoi lettori. Ecco cosa scrive su Giampaolo Angelucci e il licenziamento.

COSA SCRIVE MARIO SECHI NEL SUO EDITORIALE DI COMMIATO A LIBERO

Nel suo ultimo intervento, Sechi parte dalla libertà di stampa, citando Orwell: “Se la libertà di stampa significa qualcosa,  significa il diritto di dire alla gente ciò che la gente non
vorrebbe sentirsi dire”, dove ne “la gente” è ricompreso anche Angelucci, l’editore “a cui bisogna spesso rispondere con le cose che non vorrebbe sentirsi dire”. Se è normale che “i rapporti si esauriscono”, scrive, “Bisogna solo vedere come si arriva alla fine della storia, questa termina nel peggiore dei modi per quel bene prezioso che si chiama libertà di stampa”.

Quindi ribadisce dunque la tesi della tempistica infelice del licenziamento, nonostante ieri la proprietà abbia già ribattuto sul punto, definendo strumentale e improprio il tentativo di presentare una fisiologica scelta editoriale, pre prevista da settimane, come una ritorsione o un atto punitivo. “Giampaolo Angelucci – continua il giornalista – mi ha assunto tre anni fa e ieri ha ordinato il mio licenziamento (…)  Parleranno i fatti. Come sempre. Sono finito nel mirino dei terroristi anarchici, è gente spietata che spara e confeziona bombe, sono sotto scorta per una minaccia diretta non per una chiacchiera sui social media. E nel giorno in cui il Presidente della Repubblica mi ha manifestato la sua solidarietà, sono stato licenziato.

“È FINITO UN MODELLO DI BUSINESS”

La sferzata contro la proprietà si chiude con un richiamo a Caterina Malavenda per riaffermare l’importanza dell’articolato normativo approvato dall’Assemblea Costituente nel 1948 e con un passaggio sul mercato editoriale per difendersi difesa contro le indiscrezioni sul cattivo andamento di Libero durante la sua gestione: “È finito un modello di business, non il giornalismo di cui c’è in realtà una grande domanda. Per questo sono ottimista e non mi spaventa affatto la disoccupazione, il mondo è pieno di opportunità. Voglio ringraziare i lettori che mi sono stati vicini e tutti i colleghi che in questi tre anni hanno lavorato al mio fianco. Libero mi ha dato tanto, ma si è preso troppo”.

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