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Forza Italia

Tutte le grane di Forza Italia: Barelli, Martusciello, D’Attis, i congressi, le tessere e i territori

Domani l’incontro tra il segretario Antonio Tajani e l’erede del Cavaliere Marina Berlusconi: sul tavolo l’exit strategy per Barelli, i nodi su tessere e congressi e la rivolta delle regioni, dalla Lombardia alla Sicilia passando per Puglia e Campania. La mappa delle fibrillazioni tra gli azzurri

L’incontro tra Antonio Tajani e Marina Berlusconi previsto per domani potrebbe segnare un cambio di passo sostanziale dentro Forza Italia, uscita ammaccata dalla prova del referendum.

I punti all’ordine del giorno sono tantissimi: dalla sostituzione di Paolo Barelli, che potrebbe lasciare la guida del gruppo degli azzurri alla Camera in cambio di un posto nel sottogoverno di Giorgia Meloni, fino alle grane del partito in Puglia, Sicilia, Campania e Lombardia.

DI COSA PARLERANNO TAJANI E MARINA BERLUSCONI

L’incontro milanese servirà a definire il cronoprogramma politico dei prossimi mesi e a blindare un’intesa sul futuro del partito. Marina Berlusconi intende esercitare una moral suasion per accelerare il ricambio della classe dirigente, puntando su figure meno logore e più inclini a un approccio pragmatico.

Il segretario Antonio Tajani dovrà bilanciare queste richieste con la gestione di una base interna che in questi anni ha investito tempo e risorse nel tesseramento. Il confronto toccherà inoltre la gestione delle nomine nelle società partecipate e la strategia comunicativa per recuperare i consensi persi nelle recenti consultazioni elettorali, con l’obiettivo di definire se il congresso nazionale debba svolgersi prima o dopo le elezioni politiche del 2027.

L’EXIT STRATEGY PER BARELLI

Uno dei nodi centrali della trattativa riguarda il futuro di Paolo Barelli, attuale presidente del gruppo di Forza Italia alla Camera (che oggi ha preso la parola alla Camera dopo l’informativa della premier). La sua sostituzione appare ormai imminente, seguendo lo schema che ha già portato Stefania Craxi, già presidente della commissione Esteri al Senato, a subentrare a Maurizio Gasparri come capogruppo a Palazzo Madama.

Per Paolo Barelli si profilerebbe un incarico come sottosegretario al Ministero della Salute, come riporta il Corriere, o alle Imprese e del Made in Italy guidato da Adolfo Urso, dove andrebbe a occuparsi della delega all’energia, come scrive il Fatto Quotidiano.

Per la successione alla guida del gruppo parlamentare, secondo la Repubblica, sarebbe in pole la soluzione di mediazione Enrico Costa, esperto parlamentare già Ministro per gli Affari Regionali. Più defilati Pietro Pittalis, deputato sardo e componente della commissione Giustizia, e Andrea Orsini, volto storico del liberalismo forzista, entrambi troppo vicini a Tajani, mentre per la ragione opposta non prendono quota le piste Giorgio Mulè e Deborah Bergamini.

IL NODO DELLE TESSERE

Forza Italia si scopre improvvisamente un partito strutturato sulle adesioni formali, un modello storicamente estraneo alla visione di Silvio Berlusconi.

Negli ultimi tre anni il tesseramento ha prodotto oltre 250 mila iscrizioni e un gettito economico di circa 6 milioni di euro, fondamentali per sostenere le campagne elettorali. Tuttavia, questa trasformazione ha generato forti sospetti nella minoranza interna, che denuncia la comparsa improvvisa di pacchetti di tessere, specialmente nel Mezzogiorno. Numeri che, pur garantendo solidità finanziaria, rischiano di alterare gli equilibri locali a favore di chi controlla le strutture territoriali, alimentando il timore che i prossimi appuntamenti congressuali possano essere condizionati da una partecipazione non genuina.

La famiglia Berlusconi guarda con diffidenza a questo sistema, temendo che la corsa alle iscrizioni possa soffocare il merito e la capacità di attrazione verso il mondo produttivo e civile.

LA QUESTIONE CONGRESSUALE

La stagione congressuale rappresenta il terreno di scontro più aspro tra la maggioranza di Antonio Tajani e i suoi detrattori. Il segretario ha inizialmente spinto per celebrare le assemblee provinciali e regionali tra aprile e maggio, con l’intento di consolidare la propria leadership in vista del congresso nazionale.

Al contrario, diversi esponenti locali e la stessa famiglia del fondatore propendono per un rinvio a macchia di leopardo delle assise regionali, così da evitare che le tensioni esplodano simultaneamente. La proposta di mediazione che sta emergendo prevede la celebrazione dei congressi regionali nell’arco di un intero anno, spostando però quello nazionale a dopo il voto del 2027. Una soluzione che permetterebbe di valutare la segreteria di Antonio Tajani sulla base dei risultati elettorali concreti, evitando di blindare preventivamente l’attuale assetto di potere.

LE GRANE IN LOMBARDIA, PUGLIA, SICILIA E CAMPANIA

Intanto le fibrillazioni si sentono anche nei territori. In Campania, il senatore Francesco Silvestro, Annarita Patriarca, deputata e componente della commissione Affari Sociali, e Pino Bicchielli, esponente di Noi Moderati federato con FI, hanno firmato una nota per chiedere la sospensione dei congressi, mettendo nel mirino il coordinatore regionale e capogruppo all’Europarlamento Fulvio Martusciello.

In Puglia, tiene banco la denuncia di Francesca Pascale, che in un’intervista ha attaccato il coordinatore regionale Mauro D’Attis, definendo il partito sul territorio una struttura ormai inesistente e isolata.

Anche in Lombardia il clima è teso, come ricostruisce oggi il Corriere della Sera: Tiziano Mariani, dirigente regionale del partito, ha presentato una diffida formale al Tar per contestare il regolamento congressuale e le modalità di presentazione delle candidature, evidenziando uno sbilanciamento tra il numero di iscritti e quello degli elettori effettivi.

Tensioni analoghe si registrano in Sicilia, dove il Presidente della Regione Renato Schifani affronta una fase delicatissima per la tenuta del suo governo e deve guardarsi dai continui attacchi sul fronte interno.

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