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Basi Usa in Italia

Tutto sulle basi Usa in Italia: chi decide se usarle, quali sono e cosa dice la nostra Costituzione

La cornice giuridica per l’eventuale impiego delle basi Usa in Italia per la guerra in Iran, cosa dice la nostra Costituzione e quali sono i siti che potrebbero essere utilizzati. 

Per il momento Roma non è stata oggetto di nessuna richiesta specifica di utilizzo delle basi americane sul suolo italiano in supporto alle operazioni in corso in Medio Oriente. “Qualora dovessero emergere domande di questo tipo saremmo qua, ma ad oggi non è successo. L’Italia non è in guerra, stiamo cercando di gestire, mitigare in stretto accordo con le nazioni amiche le conseguenze di questo conflitto. Ci dicono che durerà settimane”. ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto durante l’audizione di oggi in Parlamento

Ma di quali basi si parla nello specifico? E qualora pervenisse una richiesta di impiego da Washington, qual è la procedura per ammetterne l’utilizzo?

QUALI ACCORDI REGOLANO L’UTILIZZO DELLE BASI USA IN ITALIA

La cornice giuridica l’ha ulteriormente sempre il ministro Crosetto poco dopo l’audizione, rispondendo a un post su X del M5S che ne chiedeva le dimissioni.

L’impiego delle basi è infatti strettamente regolamentato, sebbene il contenuto di svariati accordi tra USA e Italia non sia mai stato reso noto.

Come ricorda il ministro, i documenti cardine sul punto sono l’Accordo tra gli Stati membri del Trattato del Nord Atlantico sullo status delle forze armate (firmato nel 1951 e noto come NATO SOFA) e, nel caso specifico italiano, un patto siglato nel 1954, il Bilateral Infrastructure Agreement, cui si sono aggiunti due memorandum, uno siglato nel 1973 e la sua attualizzazione del 1995. Quest’ultimoè noto come “Shell agreement”, le cui clausole operative non sono mai state rese pubbliche.

Sappiamo però dal SOFA che “«la designazione di “uso esclusivo” per gli impianti e/o le infrastrutture utilizzati dalle forze armate statunitensi non limita in alcun modo l’esercizio della sovranità nazionale italiana”.

COSA DICE LA COSTITUZIONE ITALIANA

Se gli avamposti americani sono controllati e gestiti dall’esercito a stelle e strisce, la sovranità resta italiana. Ciò significa che in caso di un eventuale loro impiego in chiave anti-Iran dovrebbe innanzitutto essere sottoposto al Governo italiano, “attendendone il nulla osta”, come scrive Avvenire: “In punto di diritto le basi sono sottoposte a giurisdizione nazionale, non soggette a canoni di affitto né a limiti temporali”.

L’utilizzo della basi, inoltre, può avvenire solo sulla base della “collaborazione nordatlantica” o di “impegni interalleati”. Il tutto conformemente  all’Articolo 11 della nostra Costituzione (“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo), a meno che  non siano concesse “per impieghi bellici esulanti dal capitolo 5 della carta delle Nazioni Unite o privi di mandati internazionali d’azione difensiva”.

Quanto al segreto su accordi e memorandum, esso non può in alcun modo confliggere con la prerogativa parlamentare del controllo sulla politica estera, per cui, in teoria, ogni decisione dovrebbe essere sottoposta al voto dell’Aula.

QUALI SONO LE BASI AMERICANE IN ITALIA

L’architettura militare statunitense in Italia si articola su un asse strategico che connette il Nord e il Sud del Paese, alternando basi operative, centri logistici e poli di alta tecnologia. Il dispositivo si estende dall’aeroporto di Capodichino, fondamentale per le attività di supporto navale, mentre il fulcro aereo è rappresentato dalla base di Aviano, in Friuli, dove il 31mo Stormo garantisce non solo la proiezione dei caccia F16 ma anche la deterrenza nucleare tattica. A breve distanza, il polo di Vicenza, con le caserme Del Din ed Ederle, ospita l’élite dei paracadutisti della 173ma aerobrigata, pronti al rischieramento rapido per operazioni di terra. La capacità di sostenere conflitti prolungati risiede invece in Toscana, presso Camp Darby: situata tra Livorno e Pisa, questa installazione costituisce uno dei più grandi depositi di munizioni e mezzi dell’Us Army fuori dal territorio americano. Al centro della Penisola, la proiezione di potenza è garantita dalla base di Gaeta, mentre in Puglia è dismessa dagli anni Novanta l’ex base USAF  di San Vito dei Normanni.

Scendendo verso il Mediterraneo centrale, la stazione aeronavale di Sigonella in Sicilia funge da hub insostituibile per l’intelligence e la sorveglianza elettronica, coordinando le missioni dei droni Triton e dei pattugliatori P8 già in attività in queste ore lungo le rotte sensibili del Golfo. Il supporto alle unità navali e ai flussi di rifornimento è invece garantito dalle infrastrutture portuali di Augusta, fondamentali per la movimentazione dei materiali logistici. Il perimetro si chiude nel Nord-Ovest con il centro di Cameri, in Piemonte, polo d’eccellenza per la manutenzione dei caccia invisibili F35.

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