L’assurdo caso sul marchio di “Futuro Nazionale”: la notizia di Open, la smentita di Policy Maker ignorata e la fretta di dare addosso a Vannacci
È legittimo – anzi doveroso – indagare sui diritti di un nome o di un simbolo. Diventa strumentale se la fretta ha la precedenza sulla verifica dei fatti: la rapidità non può sostituire il controllo documentale. È quanto accaduto negli ultimi giorni a proposito del marchio “Futuro Nazionale”, il nome prescelto da Roberto Vannacci per battezzare la sua nuova creatura politica, nata più a destra della Lega e di Fratelli d’Italia.
Secondo varie testate, i diritti sul nome erano però in mano alla famiglia del defunto Riccardo Mercante, e quindi fuori dalla disponibilità del generale. Ma una breve verifica sulle banche dati pubbliche e sulla legge italiana, condotta già su queste pagine due giorni or sono, avrebbe chiarito che si tratta di una contestazione priva di fondamento.
LA SMENTITA IGNORATA
Alla fine, dopo pagine e pagine sui principali giornali italiani in cui si ribadiva con assoluta certezza l’impossibilità per Roberto Vannacci di fruire del nome del suo nuovo partito, è arrivato il disco verde delle agenzie: “Secondo quanto verificato dall’ANSA, il marchio ‘Futuro Nazionale’ depositato presso l’Ufficio Marchi e Brevetti della Camera di Commercio di Teramo (oggi del Gran Sasso d’Italia) nel 2010 da Riccardo Mercante”.
Peccato che a dare la smentita della notizia di Open era stata questa testata, ormai giorni fa. Smentita ignorata, tanto che fino a stamane la Repubblica riportava in apertura la teoria del marchio già registrato e inutilizzabile (ora leggermente aggiornata), mentre il Fatto Quotidiano lanciava l’intervista alla vedova del presunto detentore dei diritti. Troppa l’urgenza di delegittimare la nuova formazione – che per motivi diversi spiace a tutti – e appaiare la questione del marchio alla querelle sul simbolo – questa sì, contendibile – per effettuare una semplice verifica su un database pubblico, legge italiana alla mano.
L’ARTICOLO ORIGINALE DI OPEN
In principio era stato Open a lanciare la notizia, con un articolo a firma del direttore Franco Bechis, in cui si sosteneva che il marchio “Futuro Nazionale” era registrato a nome di Riccardo Mercante, ex consigliere regionale abruzzese del M5S, tragicamente scomparso nel settembre 2020 in un incidente stradale. Mercante ha lasciato il marchio in eredità alla compagna – intervistata oggi dal Fatto- e ai figli.
LA LEGGE ITALIANA SUI MARCHI
La domanda che nessuno s’è fatto però quanto duri l’esclusiva su un marchio d’impresa e se la registrazione fosse stata rinnovata. Perché la legge italiana parla chiaro: nel nostro Paese un marchio d’impresa ha durata legale di 10 anni dalla data di deposito. Nel caso di Mercante, che aveva depositato il marchio il 3 settembre 2010, la scadenza naturale era quindi fissata al 3 settembre 2020.
UNA VERIFICA PER MOLTI SUPERFLUA
Mediante una veloce consultazione della banca dati pubblica, si risale agevolmente alla pratica in questione. Secondo i dati aggiornati al 2 febbraio 2026, la situazione del deposito numero 302010901869660 è chiara.

Senza un rinnovo effettuato entro il 3 settembre 2020 (o nei sei mesi di tolleranza successivi), i diritti su “Futuro Nazionale” sono quindi decaduti.

