Mentre i venti di guerra continuano a soffiare sul Golfo dopo i raid americani della scorsa estate, la diplomazia regionale tenta l’ultima carta a Muscat. Un piano strutturato in cinque punti, elaborato da Qatar, Egitto e Turchia, mira a disinnescare la minaccia nucleare iraniana in cambio di garanzie di sicurezza da parte di Washington. Tra moratorie sull’uranio e stop ai trasferimenti d’armi, ecco i dettagli dell’offerta che potrebbe cambiare l’equilibrio del Medio Oriente
Le delegazioni di Washington e Teheran sono tornate a guardarsi negli occhi — seppur attraverso la mediazione del Sultano del Medio Oriente — nelle stanze ovattate dei palazzi governativi di Muscat.
L’inviato speciale statunitense Steve Witkoff, accompagnato dal “generissimo” Jared Kushner, e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi si trovano di fronte a un bivio storico. Dopo mesi di tensioni altissime, culminate nei bombardamenti statunitensi ai siti nucleari di giugno e nelle recenti turbolenze interne alla Repubblica Islamica, i mediatori regionali hanno presentato una “roadmap” in cinque punti. L’obiettivo è ambizioso: evitare un’escalation totale che l’amministrazione Trump sembra pronta a cavalcare se il dialogo dovesse fallire. Ecco il piano in 5 punti presentato al tavolo dei colloqui in Oman.
STOP TRIENNALE ALL’ARRICCHIMENTO DELL’URANIO
Il cuore del negoziato riguarda la capacità tecnologica di Teheran di produrre una testata nucleare. Il piano propone una “pausa strategica” di tre anni durante la quale l’Iran dovrebbe cessare ogni attività di arricchimento dell’uranio. Al termine di questo periodo, la soglia massima consentita verrebbe fissata all’1,5%, un livello sufficiente per scopi civili e medici ma del tutto inadeguato per finalità belliche. Si tratta di una richiesta drastica, che mira a smantellare le ambizioni atomiche del regime senza costringerlo a una resa incondizionata immediata.
TRASFERIMENTO DELLE SCORTE A PAESI TERZI
Per rendere credibile l’impegno, il piano prevede che l’Iran si privi delle sue attuali riserve di materiale fissile. Circa 440 kg di uranio arricchito al 60% — una purezza pericolosamente vicina alla soglia militare — dovrebbero essere trasferiti sotto la supervisione internazionale in un Paese terzo.
Questa misura servirebbe a estendere drasticamente il cosiddetto “breakout time”, ovvero il tempo necessario a Teheran per produrre materiale sufficiente per una bomba, rassicurando così l’intelligence occidentale e i vicini regionali.
BLOCCO DEI TRASFERIMENTI DI ARMI AI PROXY
Il terzo pilastro tocca la politica regionale iraniana, punto su cui il Segretario di Stato Marco Rubio ha insistito ripetutamente. Teheran dovrebbe impegnarsi formalmente a interrompere la fornitura di armi, droni e tecnologie militari alle milizie sciite della regione, con particolare riferimento a Hezbollah, Hamas e i ribelli Houthi. È il punto più complesso dal punto di vista politico per la leadership iraniana, poiché significherebbe rinunciare alla propria “profondità strategica” in cambio della stabilità interna.
IMPEGNO SUL “NO FIRST USE” DEI MISSILI BALISTICI
Sul fronte militare diretto, la proposta dei mediatori cerca una via di mezzo tra le richieste di smantellamento totale degli USA e la difesa dell’arsenale missilistico iraniano. Il punto prevede un impegno formale a non utilizzare per primi i missili balistici contro obiettivi regionali o statunitensi. Sebbene Washington prema per una riduzione numerica dei vettori, i mediatori puntano a un patto di “non utilizzo” che possa congelare la minaccia immediata senza intaccare l’orgoglio nazionalista di Teheran.
PATTO DI NON AGGRESSIONE RECIPROCA
L’ultimo tassello, quello che dovrebbe convincere la guida suprema Khamenei a cedere, è un accordo di non aggressione. Washington dovrebbe garantire che non cercherà il rovesciamento del regime con la forza e che non attuerà ulteriori raid preventivi. In questo scenario, il “piano in 5 punti” si configura come un’architettura di sicurezza collettiva che, pur non revocando immediatamente tutte le sanzioni, aprirebbe la strada a un progressivo allentamento della pressione economica se l’Iran dimostrerà di rispettare i patti.
Crediti immagine Araghchi: Hamed Malekpour, Tasnim News Agency

