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Starmer

Caos a Downing Street: lasciano due big, chi sono e perché Starmer ora vacilla

Sul numero 10 di Downing Street incombe lo spettro degli Epstein Files. Il Primo Ministro Starmer perde due suoi pezzi da novanta, ma per il momento non lascia. La sensazione però è che il governo inglese abbia i giorni contati

Keir Starmer rimane asserragliato a Downing Street, dopo la raffica di dimissioni che stanno seriamente mettendo a repentaglio il suo governo. Ieri ha lasciato anche Tim Allan, responsabile della comunicazione del premier in carica solo da pochi mesi, dopo l’uscita di scena del potentissimo capo dello staff Morgan McSweeney, l’uomo considerato il vero architetto del “progetto Starmer”.

Il doppio colpo al cuore dell’esecutivo è una conseguenza diretta dello scandalo legato alle chat della cerchia del finanziere americano Jeffrey Epstein: Starmer è finito sul banco degli imputati per aver nominato ambasciatore a Washington Lord Peter Mandelson, uno dei suoi più intimi confidenti. Un errore di valutazione che ha scatenato un silenzio assordante tra i ranghi dei ministri, rotto solo dall’attacco frontale di Anas Sarwar, leader dei laburisti scozzesi, che ora chiede esplicitamente un cambio di leadership.

IL SOSTEGNO DI FACCIATA E I CONTENDENTI

Nonostante l’assedio, nella serata di ieri è partito un coro di sostegno sui social media e nelle dichiarazioni pubbliche degli esponenti di governo Tra i laburisti c’è infatti il terrore che la crisi di Starmer possa tirare la volata definitiva a Nigel Farage. Per il momento, a blindare il premier sono il suo vice David Lammy, la Cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves, la ministra degli Esteri Yvette Cooper e quella degli Interni Shabana Mahmood.

Decisivo, per il momento, anche l’endorsement dei due principali contendenti alla successioe, Angela Rayner, portabandiera della sinistra interna, e Wes Streeting, ministro della Sanità e punto di riferimento dell’area blairiana.

Tuttavia, gli analisti leggono questa tregua come puramente tattica. Angela Rayner è ancora frenata da dubbi fiscali legati al suo passato, mentre Wes Streeting è ritenuto troppo vicino alla figura ormai tossica di Mandelson. I potenziali congiurati hanno preferito non affondare il colpo definitivo, permettendo a Starmer di incassare una standing ovation pro forma davanti ai parlamentari laburisti a Westminster.

UN FUTURO APPESO AI SONDAGGI

Nonostante i tentativi di stabilizzazione, l’autorità di Starmer appare irrimediabilmente compromessa. I mercati hanno reagito con nervosismo, con tensioni sulla sterlina e sui titoli di Stato. Il premier si trova ora ad affrontare una serie di test elettorali decisivi: la suppletiva del 26 febbraio, dove incombe l’ombra del partito di Nigel Farage, e le amministrative del 7 maggio, che i sondaggi prevedono come un “bagno di sangue” per il Labour. Persino gli allibratori inglesi hanno iniziato a sospendere le scommesse sulla sua uscita di scena, ritenuta ormai troppo probabile.

CHI È MORGAN MCSWEENEY

Morgan McSweeney è stato per anni l’eminenza grigia dietro l’ascesa di Keir Starmer. Capo stratega del partito e nominato capo dello staff a Downing Street nell’ottobre 2024, è considerato il principale responsabile dello spostamento del Labour verso il centro politico. Si è dimesso assumendosi la “piena responsabilità” per aver consigliato la nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore, mossa rivelatasi fatale per la tenuta del governo.

CHI È TIM ALLAN

Tim Allan era il Direttore della Comunicazione di Downing Street dal settembre 2025. Professionista di lungo corso nel settore delle PR e già figura vicina al mondo blairiano, è stato il quarto spin doctor a lasciare l’incarico in meno di due anni. Le sue dimissioni sono state presentate ufficialmente come un passo necessario per permettere la costruzione di un “nuovo team”, ma sono lette come l’ennesimo segnale di disfacimento della cerchia ristretta del premier.

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