La testata giornalistica online è stata soppressa per decisioni della proprietà. Ecco i motivi
Dopo Wired Italia, chiusa per scarsa redditività del marchio nel mercato locale e necessità di concentrare le risorse sullo sviluppo tecnologico legato all’intelligenza artificiale, ieri è stata la volta di Tiscali Notizie. L’azienda, fondata da Renato Soru nel 1998 e passata nelle mani del gruppo Tessellis, ha deciso di chiudere il ramo giornalistico, mandando a casa 12 redattori a ridosso della festa dei lavoratori.
L’APPELLO A MANTENERE L’ARCHIVIO DELLA TESTATA
L’Ordine dei Giornalisti e il Consiglio regionale dell’Ordine della Sardegna, che nei giorni scorsi hanno annunciato di voler sostenere ogni iniziativa utile a preservare il lavoro della redazione, hanno lanciato un appello ad azienda e istituzioni: “Dev’essere assolutamente scongiurato il rischio che l’archivio della testata venga cancellato o comunque non sia più disponibile”, si legge nella nota congiunta. “Quello di Tiscali è un archivio che copre un quarto di secolo: articoli, inchieste e interviste che documentano la velocità dei cambiamenti sociali e tecnologici della storia recente, in Sardegna e non solo”.
QUALE PROSPETTIVA PER I REDATTORI
A rimetterci “penne” e posto di lavoro sono 12 giornalisti che componevano la redazione. Per loro, infatti, non c’è futuro in Tiscali, nonostante nel corso di un incontro al Mimit del 15 aprile scorso l’azienda aveva comunicato di aver avviato a marzo una procedura di composizione negoziata della crisi, basata su un piano di ristrutturazione che includesse l’offerta di acquisto del ramo B2C presentata da Canarbino Spa, gruppo attivo nel settore energetico italiano. La gara, che si è conclusa ieri (30 aprile 2026), puntava a individuare la proposta più capace di valorizzare gli asset. Secondo quanto emerge, nei progetti del possibile acquirente non vi sono prospettive per i 12 redattori. L’Ordine dei Giornalisti, nella nota, rinnova la solidarietà ai colleghi che perdono il posto di lavoro, ringraziando Fnsi e Associazione della stampa sarda per il grande impegno svolto sulla vicenda.
DALLA RIVOLUZIONE DI INTERNET AI DEBITI, LA PARABOLA DISCENDENTE DI TISCALI
Fondata in Sardegna da Renato Soru nel 1998, Tiscali ha rappresentato uno dei simboli della nascita di internet in Italia ed Europa. Dal 2022 la società è passata sotto il controllo del gruppo Tessellis, che già nell’ottobre 2025 aveva lanciato un primo allarme: una perdita di 26 milioni di euro, un patrimonio netto negativo per 18 milioni e la necessità di reperire 65 milioni, tra incertezze sul modello di business e ipotesi di aumento di capitale, per proseguire l’attività.
DOPO LA CHIUSURA DI WIRED ITALIA, CONDÉ NAST LICENZIA ANCORA
Il Gruppo editoriale Condé Nast dopo aver chiuso Wired Italia “perché non redditizia”, licenzia altri 15 dipendenti. Era il 17 aprile quando il ceo Roger Lynch dal blog ne annunciava la chiusura per virare verso AI e Tech, dichiarando che il brand italiano non è stato in grado di tenere il passo con la crescita registrata in altri mercati. Ieri (29 aprile), è stato disposto il licenziamento di 15 dipendenti, non tutti legati alla rivista nata 17 anni fa. Tra questi figurano 4 giornalisti e 3 grafici, ma anche 8 professionisti dell’area tech. Immediata è stata la risposta del CDR, che in una nota ha minacciato “iniziative sul piano sindacale e su quello pubblico”.


