Frammentazione territoriale e alleanze a geometria variabile alla vigilia del voto del 24 e 25 maggio: ecco dove il campo largo si restringe
Le imminenti elezioni amministrative del 24 e 25 maggio rappresentano l’ultimo banco di prova per testare la tenuta delle coalizioni. Se per il centrodestra la mina vagante è la Lega, nel campo largo a destare timore è l’adesione ondivaga del M5S, soprattutto al Sud e nelle Isole, ma non mancano casi di defezione anche da parte di Italia Viva e Avs. In totale, sui 17 capoluoghi chiamati al voto, l’alleanza tiene in 12 casi.
CAMPO LARGO E CAMPO STRETTO
Le regioni del Centro come le Marche, l’Abruzzo e la Toscana si confermano come la costante più salda dell’alleanza: in città come Arezzo, Pistoia, Prato, Macerata e Chieti il centrosinistra unito farà le prove generali per le politiche. Il miracolo della massima estensione si materializza a Crotone e a Fermo, dove scende in campo una coalizione extralarge che tiene insieme sigle apparentemente inconciliabili, dai riformisti guidati dal leader di Italia Viva ed ex presidente del Consiglio Matteo Renzi fino a Rifondazione Comunista, anche se a Fermo il partito guidato da Giuseppe Conte, ex premier e leader pentastellato, sceglie strategicamente di non presentare il simbolo. Al Nord si registra invece un tentativo di rilancio congelato: la lista dei Cinque Stelle sarà del tutto assente a Lecco, mentre nella sfida di Venezia sosterrà regolarmente il candidato dem ed ex sottosegretario di Stato Andrea Martella.
Le crepe più evidenti emergono nei comuni in cui i Cinque Stelle scelgono la via dell’autonomia o della sfida diretta ai democratici. A Mantova, dove il campo largo era riuscito a convogliare anche Azione del leader ed europarlamentare Carlo Calenda, il Movimento rompe l’unità proponendo come proprio candidato sindaco Mirko Granato, project manager culturale e giornalista di 37 anni. Scenario analogo si profila a Trani, dove i Cinque Stelle scelgono di rievocare la propria tradizione correndo in solitaria con Vito Branà. Fino a poche settimane prima, lo stesso esponente sosteneva il candidato del campo largo Marco Galiano, sul quale erano confluiti il Partito Democratico, l’Alleanza Verdi-Sinistra e Italia Viva.
IL CAMPO LARGO CHE NON C’È: IL CASO SALERNO
A Salerno il campo largo risulta non pervenuto: qui l’asso pigliatutto è l’ex presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che ha sparigliato le carte autocandidandosi per correre da solo alla conquista del suo quinto mandato da sindaco, rinunciando persino al simbolo del Pd.
I pentastellati avevano già chiarito che la presenza dell’ex governatore avrebbe precluso ogni asse con il Partito Democratico, optando per una linea autonoma. Il Movimento ha poi stretto un’alleanza con Alleanza Verdi-Sinistra, convergendo sulla candidatura dell’avvocato Franco Massimo Lanocita. Oltre al candidato del centrodestra Gherardo Maria Marenghi, si è poi inserito nella corsa alla carica di primo cittadino anche Domenico Ventura, sostenuto dalla lista civica Dimensione Bandecchi e appoggiato direttamente dal sindaco di Terni Stefano Bandecchi.
LO STRAPPO NELLE ISOLE E I CASI LIMITE
Al di fuori dei laboratori tradizionali, la mappa del voto presenta profonde fratture in Sicilia, dove a far mancare l’appoggio alla coalizione sono proprio Italia Viva e Alleanza Verdi-Sinistra. A Messina il partito di Matteo Renzi ha deciso di staccarsi definitivamente dalla coalizione, mentre a Enna sono stati Bonelli e Fratoianni a lasciare il campo largo. Un caos, quello di Enna, acuito dalla decisione della segreteria nazionale dem di vietare l’uso del simbolo del Partito Democratico; un veto che non spaventa il candidato sindaco ed ex parlamentare Mirello Crisafulli.
Le anomalie si estendono ad Agrigento, dove il Movimento 5 Stelle sarà presente ma senza il proprio simbolo ufficiale, preferendo far correre i propri candidati nella lista civica Controcorrente. Al contempo, il centrosinistra agrigentino sostiene la corsa di Michele Sodano, ex deputato proprio del Movimento 5 Stelle, dal quale venne espulso nel 2021 dopo essersi astenuto sul voto di fiducia al governo guidato da Mario Draghi. I pentastellati hanno invece preferito sfilarsi completamente dalla competizione sia a Reggio Calabria sia in Sardegna, nei comuni di Tempio Pausania e Sanluri al voto a giugno, nonostante l’isola sia attualmente guidata proprio dalla presidente regionale pentastellata Alessandra Todde.


