Ipotesi Lega federale anche al suo interno, con un segretario per il Nord e maggiore autonomia nei territori. Ecco cosa prevedono le nuove regole per evitare lo scontro interno e ridisegnare la leadership del Carroccio tra Salvini e Zaia
La Lega accelera sulla riscrittura dello statuto: come racconta il Foglio, sono giorni di trattative serrate tra Matteo Salvini, deciso a mantenere la guida e il controllo del partito, e Luca Zaia, che chiede maggiore spazio politico – leggasi pieni poteri: un ruolo da volto del nord e voce su linea, liste (insieme a Fedriga, Fontana e Fugatti), selezionare chi candidare alle politiche e rapporti con Giorgia Meloni. Sullo sfondo, l’ipotesi di un congresso non elettivo.
COSA PREVEDE IL NUOVO STATUTO
La bozza del nuovo statuto – riferisce il Corriere della Sera – dovrebbe essere presentata in consiglio federale domani mattina a Roma, dove è stata richiesta esplicitamente la presenza di tutti i partecipanti. Nel dettaglio, il nuovo statuto, che prevede autonomia sul simbolo elettorale e finanze del partito, dovrebbe introdurre una struttura più articolata al vertice, con l’istituzione di una figura nazionale dotata di deleghe politiche operative — un vicesegretario o coordinatore — capace di affiancare il segretario federale e rappresentare in modo stabile l’asse nordista del partito.
È in questo contesto che si inserisce il ruolo di Zaia: la riforma appare costruita proprio per consentirgli un ingresso strutturato nella leadership nazionale, senza passare da una sfida diretta a Matteo Salvini. Zaia, possibile segretario per il Nord, diventerebbe il perno di un nuovo equilibrio interno con una funzione di riferimento politico per i territori e un peso crescente nelle scelte strategiche del partito. Parallelamente, verrebbero rafforzati i poteri delle articolazioni territoriali, con maggiore autonomia nella definizione delle strategie locali e nella selezione dei candidati a sindaco e a governatore nei territori in mano alla Lega.
VERSO UNA LEGA A DOPPIA GUIDA?
In questo schema Matteo Salvini resterebbe formalmente alla guida, ma condividendo di fatto il peso politico con Luca Zaia. Non una sostituzione, quindi, ma una coabitazione regolata dal nuovo statuto, che ridimensionerebbe nei fatti il modello fortemente centralizzato costruito negli anni dall’attuale segretario. Sostanzialmente una coabitazione politica, in cuiMatteo Salvini manterrebbe la guida organizzativa, la gestione dei gruppi parlamentari e gli incarichi formali, mentre Luca Zaia verrebbe investito del ruolo di volto mediatico e teorico della linea politica del partito, focalizzato sulle regioni settentrionali.
IL CONGRESSO NON ELETTIVO COME PASSAGGIO CHIAVE
La riscrittura dello statuto passerebbe da un congresso non elettivo in modo da evitare uno scontro diretto sulla leadership. Nessuna votazione per il segretario, ma un momento politico dedicato esclusivamente alla modifica delle regole interne. In questo modo si punta a legittimare il nuovo assetto senza aprire una conta che rischierebbe di spaccare il partito. Si tratterebbe di una formula inedita per il Carroccio, organizzata sul modello americano, e concepita per legittimare una nuova figura di spicco senza sostituire la leadership esistente.
LE ALTERNATIVE SE SALTA L’INTESA: IL PIANO B DI SALVINI E LA CARTA DEI GIOVANI
Se non si troverà un’intesa tra Salvini e Zaia – riferisce Il Foglio – la soluzione alternativa a cui guarda il segretario è quella di aggirare lo stallo puntando sulla carta giovani, cioè su una nuova generazione di amministratori under 40 capaci di rompere l’asse interno veneto e ridurre la dipendenza dalle resistenze di Zaia. In questo scenario, Salvini avrebbe già iniziato a costruire un’uscita di sicurezza politica valorizzando figure come Alberto Stefani e cercando sponde anche in ambito locale, con l’idea di saldare un nuovo equilibrio territoriale insieme al sindaco di Venezia Simone Venturini e a una rete più ampia di amministratori. L’obiettivo sarebbe quello di incanalare il consenso attraverso una filiera direttamente collegata alla leadership nazionale e, in parte, al rapporto con Giorgia Meloni. Sullo sfondo resta anche la mobilitazione della Lega giovani, che a fine giugno prepara una tre giorni a Milano Marittima, pensata come piattaforma politica per rilanciare proprio il progetto under 40.


