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Zaia Salvini

La Lega verso un “congresso non elettivo”? ll ruolo per Zaia e Durigon e la trattativa con Salvini

Tra emorragie di parlamentari e timori nei sondaggi, Matteo Salvini cerca una soluzione di compromesso per non farsi scalzare da Zaia coinvolgendolo maggiormente. Dal congresso “non elettivo” al vicesegretario unico con l’azzeramento di Stefani, Sardoni e Durigon. Tutte le ipotesi

Incalzato dall’avanzata di Roberto Vannacci, che gli rosicchia consensi e parlamentari, il segretario federale della Lega Matteo Salvini studia le mosse per un cambio di passo strutturale senza pregiudicare la propria leadership.

Di fronte alla minaccia di un congresso straordinario ordito dai volti forti del Nord – lo stesso Luca Zaia, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga – il leader del Carroccio si prepara all’appuntamento del 10 giugno – giorno in cui è stato convocato il Consiglio federale nella sala Salvadori di Montecitorio – con in tasca un nuovo ruolo inedito per l’ex governatore del veneto e tre traguardi programmatici concreti da realizzare entro la fine della legislatura.

IL CONGRESSO “NON ELETTIVO”

Come riporta il Foglio, per rispondere ai rumors su un possibile avvicendamento al vertice, la segreteria della Lega sta valutando l’ipotesi di un “congresso non elettivo” da celebrarsi in autunno.

Si tratterebbe di una formula inedita per il Carroccio, organizzata sul modello americano, e concepita per legittimare una nuova figura di spicco senza sostituire la leadership esistente. Sostanzialmente una coabitazione politica, in cui Matteo Salvini manterrebbe la guida organizzativa, la gestione dei gruppi parlamentari e gli incarichi formali, mentre l’ex governatore e attuale presidente del Consiglio regionale veneto, Luca Zaia, verrebbe investito del ruolo di volto mediatico e teorico della linea politica del partito, focalizzato sulle regioni settentrionali.

L’intesa definitiva potrebbe essere formalizzata a ridosso del ritiro di luglio in provincia di Treviso, città natale di Luca Zaia, inizialmente calendarizzato per metà giugno, e poi posticipato per evitare le assenze di esponenti di peso.

ZAIA VICESEGRETARIO UNICO

L’ipotesi caldeggiata da Matteo Salvini sarebbe la nomina dell’esponente veneto a vicesegretario unico della Lega, previo azzeramento delle attuali cariche collegate. Zaia però ha già rifiutato le logiche di mera cooptazione e ribadisce che il percorso politico non può essere delegato a un singolo individuo senza una solida base di contenuti. Tradotto: l’antidoto a Vannacci passa per uno scarto ideologico forte, lontano dal populismo sovranista, più centrato sul Nord e aperto sui diritti.

CHE FARE CON DURIGON, SARDONI, STEFANI

L’eventuale nomina di Luca Zaia quale vicesegretario unico comporterebbe la decadenza immediata dell’attuale squadra di vice, composta dal senatore Claudio Durigon, dall’eurodeputata Silvia Sardone e dal presidente della Regione Veneto Alberto Stefani.

Qualora non si procedesse all’azzeramento totale delle cariche, lo statuto interno del partito imporrebbe in ogni caso l’esclusione di Stefani, dato che i regolamenti leghisti vietano la compresenza di due figure di vertice provenienti dal medesimo territorio regionale.

Per quanto riguarda Durigon, già commissario della Lega in Sicilia, si prospetta una ricollocazione strategica. Il segretario federale valuta infatti di affidargli il ruolo di coordinatore per il Sud, specularmente a Zaia, per bilanciare il peso del Nord. Un altro inedito nella storia del Carroccio, da sempre basato su coordinamenti strettamente regionali, ma necessario per mantenere intatta l’anima nazionale e governista della Lega, sulla scorta di quel modello tedesco Cdu-Csu da tempo indicato come alternativa possibile per il futuro del partito.

Poco margine invece per Sardone, invisa al nuovo corso che Zaia e i governatori del Nord vorrebbero imprimere, scartando dalle campagne anti-migranti e dai toni aggressivi che hanno caratterizzato la Lega negli ultimi anni.

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